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Lʼestate assolata di Mario Biondi: "Niente tormentoni, ʼSunny Daysʼ è lo specchio dellʼanima"

Lʼartista catanese ha pubblicato il suo nuovo singolo in coppia con lʼastro nascente del jazz Cleveland P. Jones

L'estate assolata di Mario Biondi: "Niente tormentoni, 'Sunny Days' è lo specchio dell'anima"

L'estate 2019 ha anche la voce calda e corposa di Mario Biondi. L'artista catanese ha pubblicato a sorpresa il singolo "Sunny Days", realizzato in coppia con l'astro nascente del jazz Cleveland P. Jones. "Certo, è un brano che ha poco a che fare con i tormentoni che dominano in radio in questa stagione - dice Biondi a Tgcom24 -. Ma io non riesco a fare qualcosa che non sia fuori dagli schemi".

"Sunny Days" è un brano che nasce in maniera inaspettata, nel pieno del lavoro per il nuovo album. Ma l'occasione di fare qualcosa con un talento come Cleveland P. Jones, era imperrdibile. Raggiungiamo Biondi mentre si trova nella sua Sicilia, nel Ragusano, per godersi qualche giorno con la sua famiglia ("Sono qui con quasi tutti i miei figli, la compagna, la suocera... persino troppe persone" dice ridendo) in attesa di ripartire con un nuovo giro di concerti.

In tempi di tormentoni estivi possiamo dire che questa è un'uscita quanto meno anomala?
Come sempre. Io non riesco a fare una cosa stereotipata. Ho conosciuto prima Mario Fanizzi, un giovane produttore che per tanti anni ha lavorato a Los Angeles, seguendo un team di musicisti che frequentava artisti piuttosto importanti. Mi ha fatto ascoltare questo brano scritto insieme a Cleveland Jones. Quando ho sentito la voce di Jones sono saltato sulla sedia. 

Come è stato lavorare con lui?
La cosa fantastica è poi trovare una connessione, una similitudine di intenti e di visione, di intendere la musica. Non è così facile. Ci sono tanti artisti bravissimi ma non sempre il feeling scatta in maniera così immediata.

Con Jones avete lavorato insieme o è stata una collaborazione a distanza?
Con Clive ci siamo incontrati a Washington, in occasione di un concerto che abbiamo fatto al Kennedy Center. Però le registrazioni poi sono state fatte a distanza come ormai le tecnologie permettono e richiedono. 

Non si rischia di perdere un po' di naturalezza in questo modo?
La cosa che funziona molto bene è che questo permette all'artista che duetta con te di essere nelle sue condizioni ideali. Quindi magari è più facile farlo cantare nel suo mondo di riferimento, dove magari ha un buon rapporto con il fonico, conosce lo studio... In fondo cantare è un momento personale nel quale ti metti tanto in discussione e se non hai intorno le persone giuste non riesci a dare il meglio di te.

Cosa rappresenta per te l'estate?
Per lungo tempo ha rappresentato delle terribili scottature. Sono un po' il disonore dell'isola alla quale millanto di appartenere, perché ho la pelle troppo chiara e odio le creme solari. Anche stando sotto gli alberi o sotto gli ombrelloni qualcosa me lo scottavo sempre. Però l'estate è anche profumi, libertà, il momento in cui puoi condividere tanto con la famiglia. 

Stai lavorando al nuovo album?
Da oltre un anno ho iniziato a scrivere, fare dei provini e mettere insieme dei brani cercando qualcosa che ci appassioni. Perché la passione è la componente fondamentale per andare avanti.

Questo singolo rientra nei binari del progetto o dobbiamo considerarlo una felice parentesi?
"Sunny Days" è un brano che arriva inaspettato, non faceva parte del progetto anche perché buona parte dei brani sono scritti da me o dai miei collaboratori di lunga data. Questo invece è arrivato da Fanizzi, grazie a un amico comune. Abbiamo poi modulato tutto il progetto anche in base a quello che sta succedendo. Ma è normale: parti con un'idea e poi ti trovi a mettere tutto in discussione. Mi piace ancora farmi stupire.

Ti avevamo lasciato sul palco di Sanremo con un brano in italiano. Nel nuovo lavoro tornerai all'inglese?
"Rivederti" è stata una canzone che meritava il palco di Sanremo, secondo me ha rispettato la nostra manifestazione nazionale e forse meno è stata rispettata dalla nostra manifestazione nazionale. Ma va bene così. Brani in italiano ne sto scrivendo, credo proprio che ce ne saranno.

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