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"Palombella rossa" compie 30 anni, un cult tra crisi politica e critica del linguaggio

Il film di Nanni Moretti dimostra ancora oggi di avere ancora molto da dire

"Palombella rossa" compie 30 anni, un cult tra crisi politica e critica del linguaggio

"Palombella rossa" usciva nelle sale il 15 settembre 1989. Due mesi dopo, nel novembre 1989 crollava il muro di Berlino e con esso anche il Pci. La storia di un fallimento politico all'orizzonte tra sinistra in crisi e deterioramento del linguaggio viene sviluppato in maniera personale da Nanni Moretti nel film, diventato un cult e che dopo trent'anni rimane ancora attuale. Il regista raccontava la crisi del Partito comunista con un'analisi senza sconti e rifletteva in maniera più generale sul senso di fare politica e sulla perdita di identità di partito. La palombella, tiro a traiettoria parabolica, viene utilizzato da Moretti come simbolo di un'azione per vincere che il Pci non era più in grado di fare.

Il protagonista, un ex funzionario del Pci in preda a un’amnesia post traumatica, tenta di ricostruire il proprio passato per dar senso a un futuro privo di ideali e prospettive. Per raccontarlo Moretti usa la metafora di una infinita partita di pallanuoto, suo amore giovanile, e un racconto fuori dagli schermi tradizionali, narrativamento libero, tra momenti onirici, scene metafisiche, flashback che interrompono continuamente la narrazione, inscenando la confusione, il senso di perdita, di sbandamento che erano dentro al politico protagonista, trasferendo sullo schermo questo senso di confusione anche allo spettatore.

Tante le frasi cult: "Chi parla male pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste", sul potere amplificativo dei media dove le notizie sono fatte di stereotipi e le parole sono cercate non per il loro significato, ma solo per sorprendere; "Te lo ricordi, Michele? Vivi di ricordi, Michele, non sarebbe meglio guardassi al futuro?"; il "marca Budavári" ripetuto durante tutta la partita, che cade regolarmente nel vuoto; "Se io guardo a destra, il portiere pensa che tirerò a destra e invece..." degna metafora conclusiva e incertezza non ancora risolta, dopo trent’anni. E poi le scene, la paura di avanzare in vasca di Michele perchè c'è "l'acqua alta" che era la paura di sempre del Pci di vincere le elezioni, il cattolico che tenta il comunista Michele con un ammiccamento al compromesso storico e all'elettorato di centro.

Moretti con questo film conclude il lungo e felice sodalizio con il suo alter ego, Michele Apicella. Ossessivo, paranoico, spesso insoddisfatto, il personaggio è stato precedentemente protagonista dei suoi film "Io sono un autarchico", "Ecce Bombo", "Sogni d’oro", "Bianca".

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