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Covid, la corsa ai vaccini | Guarda la quarta puntata di "Fatti e Misfatti d'Europa"

Lʼapprofondimento settimanale, realizzato in collaborazione con il Parlamento europeo, è andato in onda martedì 9 febbraio. Ospiti del quarto appuntamento Silvia Mancini e Jaume Duch Guillot

La grande corsa ai vaccini. Tre sono quelli approvati dall'Ema: Pfizer-BioNTech, AstraZeneca e Moderna. Altri arriveranno nelle prossime settimane. Ma quali sono gli altri sieri in circolazione nell'Ue e fuori dall'Ue? E quali i limiti che ancora stiamo sperimentando sul fronte vaccinale in Europa? Questo e molto altro nella nuova puntata di "Fatti e Misfatti d'Europa", il programma di Tgcom24 realizzato in collaborazione con il Parlamento europeo. Ospiti del quarto appuntamento, andato in onda martedì 9 febbraio, Silvia Mancini, esperta di salute pubblica di Medici senza frontiere, e Jaume Duch Guillot, portavoce del Parlamento europeo.

La corsa ai vaccini - L'acquisto dei vaccini anti-Covid nell'Unione europea è stato comune. Nel contratto collettivo spiccano AstraZeneca con 400 milioni di dosi e Pfizer-BioNTech con 300 milioni di dosi iniziali e altre 300 milioni entro la fine del 2021. Di Moderna invece l'Ue ha acquistato 60 milioni di dosi. Poi ci sono i vaccini ancora in fase di sperimentazione. Restano fuori al momento i russi dello Sputnik V e i cinesi di Sinovac e Sinopharm.

 

I ritardi - Il vaccino di Pfizer-BioNTech è stato il primo a essere stato autorizzato dall'Unione. A gennaio però le due aziende hanno avuto problemi con la logistica che ne hanno rallentato le consegne. Per aumentare la capacità produttiva hanno stretto accordi sul confezionamento del loro prodotto con due aziende farmaceutiche rivali: la svizzera Novartis e la francese Sanofi. Questa collaborazione frutterà 225 milioni di dosi in più a partire dall'estate. Il vaccino di Oxford e AstraZeneca ha invece subìto ritardi già dalla fase di sperimentazione e ha avuto anche problemi dal punto di vista produttivo.


Gli altri vaccini - Tra gli altri vaccini di cui si parla c'è quello della Johnson e Johnson. Un vaccino che ha un'efficacia simile a quello di AstraZeneca: al 66%. Inoltre, il suo punto di forza è che è un vaccino monodose. C'è poi un’altra strada che è stata presa da alcuni Paesi: quella dei vaccini autoctoni. Tra questi la Francia (Sanofi) e l'Italia (Reithera). Ad ogni modo, la Commissione europea ha stilato una serie di contratti con altre case farmaceutiche. Si tratta di vaccini ancora in fase di sperimentazione.


"I vaccini devono avere qualità, non nazionalità - spiega Guillot -. L'Europa deve fare nei prossimi mesi una cosa che non si è mai fatta: vaccinare tutti, più di 400 milioni di cittadini, ed è l'Ue che fa il coordinamento. Perché c'erano soltanto due possibilità: concorrenza sleale, dove ogni Paese fa la sua parte cercando di avere il miglior contratto al prezzo più vantaggioso (e alcuni Paesi avrebbero avuto più facilità di negoziazione rispetto ad altri) o gestire tutto a livello europeo. Logicamente, le prime settimane sono sempre le più difficili ma penso che l'obiettivo di vaccinare almeno il 70% degli europei prima dell'estate verrà raggiunto".

 

Questione trasparenza - "La pandemia - spiega Mancini - ha fatto esplodere in maniera ormai inequivocabile l'esigenza di più trasparenza nella modalità in cui i contratti vengono definiti e in cui i fondi pubblici vengono investiti. E su questa base, quindi, ha offerto un maggiore sguardo su quelli che sono i brevetti presenti su vaccini, farmaci, strumenti diagnostici e processo di produzione. Teniamo conto che i vaccini approvati in ambito europeo dall'Ema sono frutto di uno sforzo comune, che ha visto coinvolti i governi, le fondazioni private, i pazienti. Quindi, in qualche modo, gli interessi commerciali devono essere secondari rispetto alle priorità di salute pubblica e soprattutto di fronte a una pandemia che ha una potenza devastante e a cui dobbiamo rispondere con misure straordinarie".

 

Brevetti e vaccini - E a proposito di brevetti, il Parlamento europeo, il 27 gennaio, ha adottato una risoluzione che tra le altre cose chiede di superare il vincolo dei brevetti nell'ambito del Covid. Un tema discusso soprattutto dopo lo scoppio della pandemia è, infatti, quello dell'espropriazione o anche della sospensione dei brevetti in materia di vaccini o di farmaci anti-Covid. L'accordo Trips (Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale), nato all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio, prevede proprio la possibilità di sospendere i brevetti quando si presentano situazioni di emergenza nazionale o altre circostanze di estrema urgenza. In molti si appellano a questa possibilità perché la pandemia è un caso d'emergenza.


"La questione dei brevetti è estremamente sensibile - dichiara Mancini -. La pandemia ha fatto esplodere questo problema. Fare riferimento e far ricorso a questo tipo di flessibilità nella legittimità degli accordi Trips è fondamentale. Ma ci sarebbe un passo in più da fare. A ottobre è stata presentata un'istanza a livello internazionale da parte di India e Sudafrica per una sospensione brevettuale per tutta la durata della pandemia. Non solo per i vaccini, ma anche per strumenti diagnostici e farmaci. Nel caso di una sospensione a livello globale si potrebbe far riferimento a una cornice generale, a un'unica normativa senza procedere caso per caso. Potrebbero beneficiarne tutti".


"Il superamento dei vincoli legati ai brevetti sui vaccini è una questione difficile che non ha una soluzione semplice. Dare la possibilità ad altre aziende di utilizzare il brevetto è una possibilità che deve essere esplorata. Ma non possiamo perdere tempo. Dunque ciò che è ancora più importante è avere capacità produttiva. Gli accordi tra le ditte che hanno già il brevetto con altre aziende per fare la produzione più rapidamente sono quelli che ci aiuteranno di più. E questo è anche un po' quello che la Commissione sta cercando di fare: facilitare gli accordi tra queste aziende in diversi Stati per essere sicuri che lo stesso vaccino sia prodotto in parallelo in diversi Paesi e non soltanto in uno o due".


La lezione della pandemia - "Tra le lezioni che la pandemia ci ha permesso e ci permetterà di apprendere c'è quella di una maggiore solidarietà. Solidarietà che dovremmo mettere in campo e che ci consentirebbe di lottare e assumere posizioni internazionali congiuntamente che possano in qualche modo tutelarci, contenere la pandemia ed evitare ondate epidemiologiche successive. Ricordiamoci che nessuno si salva da solo, che nessuno sarà salvo finché anche l'ultima popolazione non sarà vaccinata e che i virus non conoscono frontiere", conclude Mancini.

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