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Solo in una classe su 13 si supera il limite del 30% di stranieri | La lingua italiana è un problema nello 0,6% dei casi

L'annuncio del Governo Meloni di voler rendere vincolante la soglia degli studenti con cittadinanza non italiana per classe riporta d'attualità la composizione delle aule. I dati del Ministero parlano di 4.223 le scuole (il 7,9%) in cui si oltrepassa il tetto. Tuttavia, quasi due alunni stranieri su tre sono nati in Italia 

21 Set 2026 - 16:57
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Quante sono le classi in cui gli studenti italiani potrebbero essere in minoranza? Se gli studenti di origine non italiana fossero uniformemente distribuiti in teoria nessuna, perché rappresentano circa il 10% del totale. La realtà, però, sappiamo può essere molto diversa dalla rappresentazione statistica delle cose. Ecco perché, attualmente, si stima che in una classe su 13 si superi il tetto del 30% di alunni di origine straniera. Perché è importante questo numero, al punto da venir monitorato dal MIM da anni, quindi molto prima dell’annunciata introduzione di una legge in materia, anticipata dal Ministro Valditara ai microfoni di Skuola.net qualche giorno fa e poi annunciata ufficialmente dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla festa dei giovani del suo partito?

Come ricorda sempre il portale Skuola.net, la Circolare Ministeriale n. 2 del 2010 (la cosiddetta "Circolare Gelmini") prescrive da oltre quindici anni che gli studenti con cittadinanza non italiana per classe non debbano superare il 30% del totale degli alunni. La stessa disciplina ministeriale garantisce, tuttavia, una flessibilità organizzativa ai dirigenti, prevedendo deroghe in aumento per le scuole che accolgono alunni con buone competenze linguistiche o nati in Italia, oppure riduzioni della soglia in presenza di ragazzi arrivati da poco che necessitano di un iniziale supporto linguistico.

I numeri del fenomeno: alla primarie tre volte tanto che alle superiori - Una mano per dare la risposta alla domanda cardine - quante sono le classi con un’eccedenza di studenti stranieri - ce la possono dare le statistiche ufficiali del Ministero dell'Istruzione e del Merito: le ultime disponibili sul tema sono riferite all'anno scolastico 2022/2023. Considerando la totalità degli studenti con cittadinanza non italiana, il sistema scolastico all’epoca (ma la situazione attuale poco cambia) contava 914.860 alunni di origine non Italiana, pari all'11,2% della popolazione scolastica complessiva. Sulla base di questo conteggio, gli istituti che superavano la soglia del 30% di presenze straniere erano 4.223, ossia il 7,9% del totale delle strutture scolastiche del Paese.

L'incidenza varia sensibilmente tra i diversi gradi di istruzione, - Riguarda il 9,5% delle scuole dell'infanzia, l'8,9% delle scuole primarie, il 5,4% delle medie e solo il 2,8% delle superiori. Spostando, invece, l'attenzione sulle singole aule statali, le classi che superano il limite del 30% di alunni stranieri complessivi all’epoca ammontavano al 7,6% del totale nazionale, con un picco registrato nella scuola primaria al 12,4%, seguita dalla scuola media al 7,0% e dalle superiori al 3,5%.

Classi babele? Solo lo 0,6% con oltre il 30% di studenti di origine straniera non nati in Italia - Questo quadro d'insieme subisce, però, un ridimensionamento sostanziale quando si esamina la composizione interna della popolazione scolastica di origine migratoria. La maggioranza degli studenti con cittadinanza non italiana è infatti costituita dalle seconde generazioni: ben 598.745 alunni, pari al 65,4% del totale (quasi due su tre), sono nati e cresciuti in Italia. Si tratta di bambini e ragazzi scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro Paese, che quasi sempre parlano perfettamente l'italiano come lingua madre e non incontrano ostacoli linguistici nell'apprendimento. Di conseguenza, se dal calcolo delle classi sopra la soglia del 30% si escludono le seconde generazioni, conteggiando unicamente gli alunni stranieri nati all'estero, ovvero coloro che potrebbero riscontrare reali barriere linguistiche all'ingresso, la percentuale delle classi critiche crolla ad appena lo 0,6% su scala nazionale. Nel dettaglio, la quota di aule oltre il limite scende dal 12,4% allo 0,6% nella primaria, dal 7,0% allo 0,2% nella scuola media e dal 3,5% allo 0,8% nelle superiori.

La mappa territoriale: il primato del Nord e il divario con il Mezzogiorno - L'analisi del fenomeno evidenzia, infine, una marcata spaccatura geografica tra il Nord e il Mezzogiorno d'Italia. Oltre il 63,8% degli studenti con cittadinanza non italiana frequenta plessi situati nelle regioni settentrionali, a fronte del 23,3% nel Centro e di appena l'11,5% al Sud e nelle Isole. Sulla base dei dati complessivi, la maggior concentrazione di classi statali oltre la soglia del 30% si registra in Lombardia con il 16,8% delle aule, seguita dall'Emilia-Romagna con il 15,6% di classi totali e il primato del 25,0% nella scuola primaria. Rilevanti anche i valori di Liguria (13,9% delle classi), Piemonte (11,2%), Veneto (10,5%) e Toscana (10,4%). Nelle regioni meridionali, al contrario, la presenza di classi oltre il limite del 30% appare del tutto marginale, attestandosi allo 0,4% in Puglia e Sardegna, allo 0,6% in Campania, all'1,1% in Basilicata e all'1,5% in Sicilia. A livello provinciale, l'incidenza più elevata sul totale degli iscritti appartiene a Prato con il 28,0% e Piacenza con il 25,2%, mentre in termini di volumi assoluti le presenze maggiori si concentrano nelle grandi aree metropolitane di Milano (oltre 82mila studenti stranieri), Roma (66mila) e Torino (40mila).

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