Un’indagine Skuola.net misura la temperatura - molto bassa - che gli alunni hanno dovuto affrontare al loro rientro a scuola dopo le vacanze di Natale. I riscaldamenti funzionano poco o male. Così molti hanno dovuto fare lezione in cappotto o coperte
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Riscaldare le aule in edifici costruiti per buona metà prima degli anni Settanta è già un’impresa tecnica e un salasso economico. Se ci mettiamo anche il clima rigido di questi giorni e la mancata accensione dei riscaldamenti per tutto il periodo delle vacanze, ecco spiegato perché 8 studenti su 10 - scuole medie e superiori - hanno sentito (troppo) freddo in aula al rientro a scuola.
A rivelarlo è un'indagine svolta da Skuola.net su un campione di 1.200 studenti. La stessa che il portale annualmente svolge sul tema in questo periodo, e che rivela numeri in linea con quanto riscontrato in passato con simili condizioni climatiche: è ben il 60% degli intervistati a dichiarare di aver avvertito più freddo del solito stando seduto al banco durante l’orario di lezione, a cui si va a sommare quel 17% che racconta di aver provato lo stesso disagio di sempre. Arrivando a sfiorare l’80% del totale.
La corsa al risparmio
Numeri, questi, che non cambiano nel tempo perché la situazione sull’edilizia resta sostanzialmente cristallizzata da anni. Con gli interventi PNRR che hanno riguardato soprattutto la creazione di nuovi posti nella fascia 0-6 e meno l’ammodernamento dei nostri edifici scolastici.
Secondo gli open data del MIM, aggiornati a settembre 2025, circa l’1,5% delle scuole non ha un impianto di riscaldamento e dell’8,7% non si sa nulla in merito a questo aspetto. In tutto il resto delle sedi di cui si hanno informazioni, inoltre, si fa affidamento soprattutto su tipologie di riscaldamento divenute molto costose da mantenere in esercizio, come quelle che contano sul metano, che domina oltre tre impianti su quattro.
E la combinazione dei costi di esercizio elevati con un'edilizia non pensata per l’efficienza termica è proprio una delle principali cause dell’era glaciale a scuola di questi giorni. Per un terzo degli studenti (34%) il problema è, infatti, a monte: i riscaldamenti non sarebbero stati accesi nei giorni precedenti al rientro, rendendo impossibile scaldare ambienti rimasti freddi per settimane. Lecito supporre che le esigenze di risparmio degli enti locali, che sono i proprietari delle scuole e pagano le bollette, abbiano avuto un ruolo determinante.
Impianti fuori uso e strutture fatiscenti accentuano il disagio
A seguire, emergono due importanti criticità strutturali, riportate entrambe da quasi 1 su 5: da una parte strutture che disperdono calore, tra infissi che non isolano e muri che non trattengono la temperatura; dall’altra le finestre lasciate aperte per il ricambio d’aria - specialmente per tamponare la circolazione del virus influenzale di stagione - con l’effetto collaterale di trasformare le aule in vere e proprie celle frigorifere.
Non mancano, poi, i casi più gravi. Il 12% segnala impianti del tutto fuori uso, mentre il 9% parla di riscaldamenti tenuti bassi per risparmiare sui consumi. Una quota più ridotta (3%) riferisce, invece, che gli impianti vengono fatti funzionare al minimo per non “affaticarli”, vista la loro vetusta età. Infine, c’è anche una quota non trascurabile di studenti - l’8% - che non sa nemmeno spiegare quale sia la causa: sa solo che fa freddo. E tanto basta.
Come ci si attrezza per fronteggiare il freddo
Ma, una volta preso atto della situazione, come ci si adatta? Per lo più, stringendo i denti. Oltre la metà degli studenti nella morsa del freddo (52%) racconta di resistere senza supporti. Più di un terzo (il 36%) sta seguendo le lezioni con il cappotto addosso, adottando il più classico degli stratagemmi studenteschi per fronteggiare le rigide temperature.
E poi ci sono le soluzioni tampone, marginali nei numeri ma tutt’altro che irrilevanti. Perché c’è un 3% che ha fatto ricorso a mezzi di fortuna come coperte, cambi d’aula, stufe o dispositivi atti a riscaldare. E, in alcuni casi (1%), il freddo ha persino portato a una riduzione dell’orario scolastico. Altri, semplicemente, hanno trovato strade alternative per rendere sopportabile la situazione.