Speciale Maturità 2026
ESAMI E RICORSI

MaturiTAR: dagli smartphone in aula alla lode contesa, tutte le volte che il ricorso al giudice amministrativo ha ribaltato l'esame di Stato

Quando i professori sbarrano la strada, sempre più spesso l’ultima parola viene affidata al Tribunale Amministrativo Regionale. Ecco la carrellata aggiornata delle vittorie studentesche più clamorose: dalle disabilità ignorate alle mappe negate ai DSA, dalle espulsioni per il cellulare annullate fino alle battaglie per un singolo punto in più

03 Lug 2026 - 16:33
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 © ansa

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Il voto di Maturità non è per sempre come un diamante: una volta che la commissione ha deliberato, esiste infatti la possibilità di sovvertire il suo giudizio, proprio come avviene per un arbitro quando viene richiesto l’intervento del VAR. 

In campo scolastico, quando una bocciatura brucia troppo o un voto finale viene percepito come un'ingiustizia inaccettabile, la contesa può spostarsi dai banchi alle aule di tribunale.

A quel punto, a sbrogliare la matassa interviene il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), che negli anni è diventato sempre più una sorta di organo d'appello supremo, capace di smentire le commissioni e scrivere un finale differente, affrontando spesso e volentieri vicende legali ai limiti dell'incredibile.

Perché di fronte a mancate ammissioni, bocciature a sorpresa o valutazioni ritenute troppo severe, le edizioni recenti della Maturità hanno lasciato in eredità una mole crescente di ricorsi.

Ed è proprio di fronte a questo fenomeno in ascesa che ha preso vita il "MaturiTAR" di Skuola.net: un vero e proprio scenario parallelo all'esame di Stato, costellato non di rado di vittorie clamorose da parte dei maturandi, ovvero quelle su cui si sofferma la carrellata del portale studentesco. Un format che racconta come sta cambiando l’approccio degli studenti (e delle loro famiglie) all’esame.

Diritti negati e integrazione: le vittorie di DSA, disabili e studenti stranieri

Tra le tipologie di ricorso più frequenti e con il più alto tasso di successo ci sono quelle legate al mancato rispetto delle tutele per i ragazzi con Bisogni Educativi Speciali. Spiccano, tra i casi più recenti della cronaca, storie di studenti con disabilità non ammessi alla Maturità a causa del presunto mancato raggiungimento degli obiettivi minimi.

È quanto accaduto, ad esempio, in un istituto di Pordenone, dove una famiglia ha vinto il ricorso dimostrando un clima di indifferenza da parte della scuola e la mancata o scorretta attivazione del PDP (Piano Didattico Personalizzato).

Emblematica anche la vittoria di una studentessa di Ferrara con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) bocciata alla Maturità perché le era stato ingiustamente negato l'uso delle mappe concettuali durante le prove, strumento per lei fondamentale e previsto dalla legge: il TAR ha perciò annullato la decisione dei professori.

Di enorme impatto umano è stato il caso, avvenuto in un istituto tecnico di Bologna, di un alunno di origini pakistane respinto all'esame, dopo essere stato ammesso tra mille fatiche (umane e didattiche), perché considerato insufficiente in entrambe le prove scritte. Ma salvato dai giudici del TAR e, forse, anche dalle proteste dei suoi compagni di classe, che hanno sottolineato l’impegno del ragazzo per mettersi al passo con chi in Italia ci è nato. Il Tribunale gli ha, perciò, concesso il diploma senza fargli ripetere l'orale, accogliendo il suo ricorso (paradossalmente) proprio grazie alla prima prova scritta di Italiano: un tema ritenuto profondamente commovente e indicativo di un livello di integrazione e maturazione personale tale da rendere illegittima la bocciatura.

I "ripescati" e la clamorosa doppia vittoria di Genova

L'intervento delle Corti è spesso decisivo ancor prima dell'esame, riaprendo le porte ai non ammessi. Ha fatto scuola, ad esempio, la decisione del TAR della Puglia che qualche anno fa, in piena emergenza pandemica, ha riammesso un ragazzo di Bari fermato per due insufficienze. A pesare sulla decisione del tribunale, oltre agli effetti del Covid, fu il suo profilo di alunno affetto da “disturbo oppositivo provocatorio con ritardo intellettivo di grado lieve, con problemi di disattenzione e iperattività”, che secondo i giudici non era stato valutato sulla base al suo Piano educativo individuale.

Altrettanto note le storie di Pescara e Genova, dove studenti con insufficienze gravi sono stati ammessi con riserva dal TAR, riuscendo a superare brillantemente le prove e a diplomarsi, ripagando l’apertura di credito data loro, non in un’aula di scuola ma di un tribunale. Il principio stabilito dai giudici, in questi casi, è stato granitico: “Il giudizio della Commissione d’esame supera e assorbe il precedente giudizio negativo d’inidoneità formulato dal Consiglio di classe”.

Proprio a Genova, questo principio ha generato un incredibile doppio ricorso. Dopo aver vinto il primo ricorso ed essersi guadagnato l'ammissione e un onesto 61/100 sul campo, la commissione decise di decurtare 7 punti di credito a causa della bocciatura iniziale, condannandolo a ripetere l’anno. Risultato? Lo studente ha fatto nuovamente ricorso, ha stravinto per la seconda volta, ed è stato definitivamente promosso.

Il "perdono" per lo smartphone in aula

Essere sorpresi con il cellulare durante la prova scritta equivale, da regolamento, all'espulsione immediata e alla bocciatura. Eppure, la giustizia amministrativa ci racconta che il TAR può rovesciare persino questo tabù. È il caso di una brillante alunna della tornata 2025 degli esami (con la media dell'otto) pizzicata con lo smartphone in aula ed esclusa dalla Maturità. I genitori hanno presentato un ricorso d'urgenza e i giudici lo hanno accolto, sospendendo il provvedimento della scuola: i magistrati hanno valutato che un singolo passo falso non potesse cancellare un intero, eccellente percorso di studi, permettendo così alla giovane di rientrare in gioco.

La battaglia per il voto: dal 59 raddrizzato al "capriccio" della lode

A volte, invece, non si lotta per essere promossi ma per una questione di prestigio o per un torto matematico. Per una ragazza di Imperia, bocciata per un soffio con 59/100, a causa di un 5 all'orale, il TAR è intervenuto per imporre alla commissione un nuovo colloquio, che ha fruttato alla studentessa un provvidenziale 62/100.

Ma, nella maggior parte dei casi, non sono i bocciati a ricorrere bensì le eccellenze deluse, pronte a dare battaglia anche solo per qualche punticino in più, provando a raggiungere l’ambito 100/100.

C'è la maturanda che, insoddisfatta del suo 90/100, ha fatto ricorso sostenendo che la sottocommissione le avesse ingiustamente negato i 5 punti di bonus per il merito: il giudice le ha dato ragione, valutando i suoi risultati scolastici particolarmente brillanti in matematica e fisica. Una situazione molto simile a quella di una studentessa di Mestre, diplomata con 94 ma convinta di meritare il bonus: i docenti, in questo caso, sono stati costretti dal giudice a riunirsi per rivalutarla. C'è poi lo studente di Rovereto che non ha digerito il suo 98/100: dopo la sentenza, che giudicò l'operato dei docenti “inficiato da vizi di manifesta illogicità”, ottenne il tanto agognato 100/100.

Ancora più estreme le liti sulla Lode. Come accaduto a Taranto, dove una candidata prese 100 ma esigeva a tutti i costi l'eccellenza assoluta, tanto da costringere il Tribunale a disporre un riesame delle sue prove.

Ed è fresca di cronache la vittoria di uno studente del liceo classico a cui la lode era stata negata per colpa di un singolo, lieve errore nella traduzione in greco: il TAR ha smontato la decisione del professore, definendo le motivazioni della commissione "contraddittorie".

Gli "aiutini" della prof e la classe costretta a ripetere la Maturità

Non sempre, però, far intervenire i legali si rivela una passeggiata e, a volte, a compiere gesti clamorosi sono gli stessi docenti. È surreale quanto accaduto in un liceo Scientifico di Roma, dove una professoressa, mossa forse da troppa empatia, si è incollata sulla schiena un foglio con la soluzione dell'esercizio durante la seconda prova. Lo stratagemma è stato immortalato in una foto scattata in aula e le famiglie degli alunni "esclusi" dall'aiutino hanno chiesto al TAR l'annullamento della prova. I giudici, pur riconoscendo l'anomalia, hanno però deciso di non far ripetere l'esame ai ragazzi.

Un sospiro di sollievo che non è stato concesso a un'intera classe di Spadafora, nel messinese, alcuni anni fa. In quel caso, i genitori di una studentessa fecero ricorso ritenendo il suo 69/100 troppo basso, accusando una docente di aver fornito suggerimenti durante gli scritti a tutti, tranne che alla loro figlia. Dopo le verifiche, il TAR emise la peggiore delle sentenze: esame invalidato e tutto da rifare per 11 studenti.

Nonostante i disperati contro-ricorsi, a settembre i ragazzi dovettero sostenere un'intera seconda Maturità. Il paradosso finale? Gli esiti del secondo esame furono identici al primo, e la studentessa "ricorsista" si vide confermare lo stesso 69 che aveva innescato il disastro. A dimostrazione che, a volte, persino al TAR il banco vince sempre.