Speciale Maturità 2026
MATURANDI IN RITARDO

Maturità 2026, il tempo si è fermato a Nagasaki: solo 1 su 5 ha finito i programmi di Storia e Italiano (e 1 su 6 sbaglia la data di inizio)

A pochi giorni dal via, i dati dell'Osservatorio di Skuola.net rivelano un quadro preoccupante sulle lacune didattiche: appena il 22% dei maturandi ha concluso il programma di Storia e il 23% quello di Italiano in classe. A complicare le cose, il cambio di calendario: c’è chi sottovaluta il fatto che quest'anno la prima prova non sarà di mercoledì ma di giovedì

14 Giu 2026 - 16:57
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 © Ansa

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Se Cristo si è fermato a Eboli, la Storia si è fermata a Nagasaki: quello che per molti è l’ultimo atto del secondo conflitto mondiale è, infatti, anche il punto in cui si ferma la conoscenza degli avvenimenti del Novecento. Così per quasi 1 maturando su 2.

E non per colpa propria, ma semplicemente perché alla maggior parte delle istituzioni scolastiche non sono bastati 5 anni per coprire i 5 mila anni che separano la mitologica scrittura cuneiforme dei Sumeri dalle vicende più recenti. Lo stesso vale per 800 anni di Letteratura Italiana.

E se proprio queste possono sembrare imprese, se non impossibili, quantomeno complicate da portare a termine, almeno sulla data di inizio degli esami ci si aspettano maggiori certezze. Ma non è così: 1 maturando su 6, a pochi giorni dal calcio d’inizio, non sa ancora indicare esattamente quando sarà.

A confermare questi trend, ormai costanti da anni, è l'Osservatorio sulla Maturità di Skuola.net, che è andato a spulciare - fra i tanti aspetti indagati - anche il grado di preparazione (su tutto) di circa 1.000 maturandi al termine delle lezioni e nell'immediata vigilia dell’esame. 

Programmi in alto mare: il crollo in Storia e i ritardi in Letteratura

Partiamo dalle fondamenta, ovvero Italiano - materia presente in tutti gli indirizzi sia allo scritto che all’orale - e Storia, che vuoi o non vuoi fa sempre capolino nelle tracce di temi e testi argomentativi nonché tra le materie d’orale di molti indirizzi.

Quest'anno, però, solamente il 22% dei maturandi dichiara di aver finito il programma, un dato in vero e proprio crollo rispetto al 37% della media riscontrata appena dodici mesi fa.

Più in generale, ben oltre la metà delle classi (il 54%) non è riuscita ad arrivare alla storia contemporanea, essendosi fermata alla Seconda Guerra Mondiale (41%) o, nei casi peggiori, tra i due conflitti mondiali (10%) o addirittura alla Grande Guerra (3%). 

Un anno fa, per dire, la quota di chi non andava oltre il Secondo conflitto mondiale si fermava (per così dire) al 46%.

Le cose non vanno molto meglio in Letteratura Italiana, protagonista del primo scritto: solo il 23% ha completato il programma, contro il 28% dello scorso anno. Di contro, un corposo 42% dei candidati non è andato oltre gli autori della prima metà del Novecento, con alcuni (il 2%) rimasti letteralmente impantanati nell'Ottocento.

A salvare, in parte, il bilancio ci pensano le materie di indirizzo, cuore della seconda prova: qui la situazione si mantiene per lo meno stabile da un anno all'altro, con mediamente il 52% degli studenti che ha concluso il programma. 

Tuttavia, non c'è da dormire sonni tranquilli: quasi un candidato su cinque (il 19%) arranca, avendo superato a malapena la metà degli argomenti previsti.

A pesare su queste lacune si aggiunge, poi, lo scarso confronto in aula sull'attualità, spesso presente qui e là durante l’esame: il 29% dei ragazzi ammette di aver affrontato poco (24%) o per niente (5%) le dinamiche della contemporaneità (come guerre o intelligenza artificiale) con i propri docenti, un rischio enorme specialmente in vista del tema di Tipologia C (quello, appunto, di attualità). 

Infine, il 15% è stato abbandonato a se stesso per il ripasso, senza alcun professore disponibile a organizzare sessioni di recupero pre-esame.

Le regole, queste sconosciute: lo slittamento a giovedì disorienta i candidati

Se sui programmi si piange, sul fronte delle regole pratiche c'è altrettanta (giusto un filo di meno) incertezza diffusa, specialmente per ciò che riguarda il calendario. Quest'anno, rompendo una storica tradizione, la prima prova non si terrà di mercoledì, ma slitta a giovedì (18 giugno).

Eppure, un maturando su sei (il 18%) sembra ignorare questo “dettaglio” fondamentale. Nello specifico, il 6% è convinto che si parta mercoledì 17, il 5% pensa a venerdì 19 e un ulteriore 7% non sa indicare una data precisa.

La confusione “logistica” non si ferma qui: il 10% degli studenti rischia di iniziare col piede sbagliato la mattina stessa degli scritti, con un 5% che pensa di presentarsi a scuola addirittura alle 7:00 (esponendosi a un surplus d'ansia) e un altro 5% che vorrebbe arrivare alle 8:30 (col rischio concreto di trovare i cancelli già sbarrati).

Da non sottovalutare anche la possibile disattenzione fatale sui documenti: ben il 15% dei maturandi (circa 1 su 7) è convinto che per sostenere le prove non sia necessario presentarsi a scuola con un documento di identità, commettendo una leggerezza che potrebbe costare l'ammissione in sede d'esame.

Infine, pure le nuove direttive sulle prove non sono state del tutto recepite: il 17% dei maturandi (circa 1 su 6) ignora le novità della Riforma Valditara, credendo che al colloquio orale si possa essere interrogati su tutte le materie, anziché solo sulle 4 discipline prestabilite dal Ministero.