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Gli insegnanti italiani non vengono valutati quasi mai: ma nella maggior parte dell'Europa non è così…

Nel nostro Paese il tema della valutazione degli insegnanti è particolarmente spinoso. Ma in Europa l’idea di valutare i docenti è normalità: nell’UE, il 64,5% degli insegnanti lavora in scuole dove questo succede almeno una volta all’anno

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Spesso si confronta la condizione dei nostri docenti, soprattutto e giustamente, in termini stipendiali, con i loro colleghi oltre confine.

Ma non è il solo elemento di differenza che emerge dall’ultimo volume della collana "I Quaderni di Eurydice Italia" dal titolo "Insegnanti in Europa: carriera, sviluppo professionale e benessere", che passa in rassegna il lavoro del docente in Europa: tra gli altri aspetti viene affrontato il tema della valutazione, sulla base dell’indagine TALIS 2018, argomento che nel nostro Paese è sentito come particolarmente delicato. Una parte della classe docente italiana sembra infatti combattere aspramente l’idea di poter essere valutata sul lavoro. Non a caso, ad oggi, non esiste un vero e proprio sistema di valutazione del personale educativo. L’unico strumento in grado di darci uno spaccato della scuola italiana sono, a oggi, le prove INVALSI, che, però, si limitano a osservare e comparare i risultati degli studenti nei questionari standardizzati. Ma, come riporta Skuola.net, nel resto d’Europa le cose sono ben diverse: in diversi paesi la valutazione degli insegnanti è considerata, infatti, la normalità.

Come funziona la valutazione dei docenti in Italia 


Anche se non esiste un vero e proprio sistema di valutazione dei docenti italiani nel senso più tradizionale della parola, esistono situazioni particolari in cui gli insegnanti riportano i loro “risultati” a chi di dovere. Succede quando essi stessi ne fanno richiesta per ricevere un bonus economico, in base a un piano definito annualmente dal dirigente scolastico. Infatti il nostro è tra i paesi - insieme a Spagna (Asturie e La Rioja), Croazia, Lettonia, Lituania e Polonia - dove la valutazione avviene su precisa domanda dell’insegnante.  Tutto parte dal 2015, quando è stato introdotto un bonus premiale basato, per l’appunto, sulla valutazione, per tutti gli docenti con un contratto a tempo indeterminato.  


 


È chiaro che, chi ne ha la possibilità, ha tutto l’interesse di venire “valutato” per ottenere un eventuale premio. Questo ha portato, quindi, una diminuzione considerevole della percentuale di insegnanti che lavorano in scuole dove non vengono mai effettuate valutazioni (–33,7% nel rapporto TALIS 2018 rispetto al 2013). Nonostante questo calo, siamo comunque al di sopra della media UE per questa voce. 


 


Il dato, inoltre, potrebbe tornare a risalire nel prossimo rapporto. Questo perché, a partire dalla legge di bilancio del dicembre 2019, la scelta di stanziare parte del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa al fine di assegnare bonus premiali agli insegnanti può variare di scuola in scuola. E’ stata quindi demandata ai diversi istituti la possibilità di prevedere il premio e, di conseguenza, la necessità per gli insegnanti di essere valutati per ottenerlo. 


 


Chi si occupa della valutazione degli insegnanti in Europa? 


Se nel nostro Paese l’argomento è, come abbiamo visto, molto spinoso, non mancano all’estero esperienze diverse. Basti sapere che in tre quarti dei sistemi educativi europei, la valutazione degli insegnanti è regolamentata da un quadro di riferimento stabilito dalle autorità di livello superiore. Solo l’ultimo quarto dei sistemi educativi, tra cui l’Italia, invece, non ha una normativa di livello superiore per quanto riguarda la valutazione individuale degli insegnanti e lascia totale autonomia alle scuole o alle autorità locali. A questo sistema fanno eccezione Germania e Spagna, che hanno regolamenti particolari: nella prima nazione, le autorità che regolamentano la valutazione degli insegnanti sono i Länder; nella seconda, seppure esista una normativa centrale sull’ispezione emanata dal Ministero dell’istruzione, sono le Comunità autonome ad emanare normative più specifiche.  


 


Valutazioni degli insegnanti: in diversi paesi europei le “pagelle” ogni anno 


Differenti sono anche le tempistiche delle valutazioni dei docenti in Europa. Ci sono Paesi in cui queste vengono effettuate addirittura ogni anno, quasi come le “pagelle” degli studenti. 


 


L’indagine TALIS 2018 fornisce infatti alcune informazioni su come viene effettuata la valutazione nelle scuole: nell’UE, il 64,5% degli insegnanti lavora in scuole dove la valutazione formale viene effettuata almeno una volta all’anno da almeno un valutatore, ma questa viene effettuata più spesso nei tre paesi baltici, in diversi paesi dell’Europa dell’Est (Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Slovenia e Slovacchia), nonché nel Regno Unito (Inghilterra), in Svezia e in Turchia, con circa il 90% o più degli insegnanti che lavora in scuole dove la valutazione viene effettuata almeno ogni anno. Al contrario, nei paesi dell’Europa dell’Ovest e del Sud, così come in Finlandia, gli insegnanti lavorano in scuole dove la valutazione viene effettuata meno frequentemente. Ad esempio, in Belgio (Comunità fiamminga), Italia, Spagna, Francia, Cipro, Austria, Paesi Bassi, Portogallo e Finlandia, la percentuale di insegnanti che lavorano in scuole dove vengono valutati almeno ogni anno è inferiore al livello UE.  


 


In Spagna, Italia e Finlandia, in particolare, le percentuali di insegnanti che lavorano presso scuole dove la valutazione non viene mai effettuata sono le più alte (siamo attorno. rispettivamente, al 25%, 35% e 40%). In Italia, come abbiamo visto, questo dipende soprattutto perché il sistema valutativo è legato all’iniziativa individuale degli insegnanti. In Spagna, le Comunità autonome possono emanare normative a livello regionale per quanto riguarda la valutazione degli insegnanti, ma non tutte lo hanno fatto. In Finlandia, invece, il risultato all’apparenza negativo nasconde, in realtà, un sistema che seppure non si basa sulla valutazione formale dei singoli insegnanti, ha un forte orientamento alla qualità dell’istruzione. Infatti, i colloqui sullo sviluppo tra insegnanti e capi d’istituto, pur potendo contenere elementi valutativi, molto spesso si concentrano sul successivo anno scolastico e sui piani degli insegnanti per lo sviluppo professionale continuo. Questo fa sì che gli insegnanti siano tenuti a riflettere sul loro lavoro e sulla sua qualità, oltre che a curare le competenze professionali in modo continuo.


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