VANTAGGI E RISCHI

L'intelligenza artificiale ha iniziato a produrre virus replicabili in laboratorio

In un laboratorio di Stanford sono stati sintetizzati sedici batteriofagi, con l'intenzione di usarli per curare diverse malattie. Anche se non mancano i rischi connessi allo sfruttamento di certe tecnologie per creare agenti patogeni potenzialmente letali

10 Set 2026 - 11:11
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Istockphoto

© Istockphoto

Nella saga videoludica Resident Evil la multinazionale tecnologica Umbrella Corporation sviluppava all'interno dei suoi laboratori il celebre "virus T", un agente patogeno pensato come arma militare in grado di trasformare la popolazione in zombie. Fortunatamente nella realtà i propositi del progetto guidato da Brian Hie e dal dottorando Samuel King in collaborazione con l’Arc Institute di Palo Alto sono decisamente meno bellicosi e horror. Anche se rimane il rischio (riconosciuto dagli stessi autori dello studio) che la possibilità di sintetizzare virus attraverso l'IA possa essere sfruttato per scopi diversi, molto più pericolosi di quelli pensati da chi partecipa a ricerche simili.

I buoni propositi degli scienziati

 L'intento di Hie, King e di tutti quelli che hanno partecipato allo studio, pubblicato il 6 agosto sulla rivista Science, non è certo quello di incentivare l'uso della tecnologia per scatenare una guerra batteriologica. Il loro lavoro ha piuttosto l'ambizioso e nobile proposito di usare quegli stessi virus per rendere più semplici le terapie fagiche e migliorare la vita di milioni di persone.

Come hanno proceduto gli studiosi

  Nei loro laboratori a Stanford gli scienziati hanno creato degli agenti patogeni sfruttando un'intelligenza artificiale addestrata sul DNA, in maniera non dissimile da come un chatbot viene allenato usando le parole. Nello specifico si sono usati due sistemi chiamati Evo 1 ed Evo 2,  istruiti attraverso la somministrazione delle sequenze genetiche di oltre due milioni di batteriofagi esistenti. Chiaramente, per evitare che i virus prodotti potessero diventare pericolosi anche per noi e non solo per i batteri si è arbitrariamente escluso in questa fase di training qualunque codice appartenente a patogeni in grado di infettare altre specie.

Dal modello al virus vitale

  Per iniziare l'intero processo si è dovuto partire dal genoma reale di un batteriofago capace di fungere da musa e modello. La scelta alla fine è caduta su Phi X-174, un virus capace di colpire solo il batterio Escherichia coli e con alle spalle decenni di studio. Una scelta sicura insomma, senza sorprese. Partendo da lui l'IA ha quindi iniziato a trasformare le sequenze digitali in DNA tramite la sintesi chimica, per poi procedere a inserire detto DNA nei batteri. Questi ultimi, una volta ricevute in questo modo le istruzioni necessarie, hanno quindi proceduto a eseguirle un po' come in un episodio di Esplorando il corpo umano. Si è proceduto a testare in questo modo alla fine circa 300 genomi, utili a produrre al termine del processo ben sedici "virus vitali", capaci in sostanza di uccidere anche ceppi batterici resistenti agli antibiotici.

Una buona notizia, forse

  Quanto scoperto apre scenari fantascientifici, rendendo credibile un futuro in cui saremo capaci di progettare virus terapeutici su misura e quindi nuovi medicinali e vaccini. Si apre però tuttavia davvero anche l'ipotesi "Resident Evil", con qualcuno che potrebbe usare certe conoscenze e determinati strumenti per scopi molto meno nobili. Perché in fondo possiamo addestrare tutte le intelligenze artificiali del mondo ma non riusciremo mai a far fare sempre la cosa giusta al più complesso dei sistemi: quello rappresentato dall'essere umano.

Ti potrebbe interessare

videovideo