Sclerosi multipla, scoperta una molecola che ripara i neuroni
Si chiama bavisant, già sperimentata sull'uomo per trattare i disturbi del sonno e della veglia, è stata scelta tra 1.500 candidati farmaci
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Funziona nei topi un nuovo candidato farmaco contro la sclerosi multipla: si chiama bavisant ed è una molecola già sperimentata sull'uomo per trattare i disturbi del sonno e della veglia.
La sua capacità rigenerativa nei confronti del sistema nervoso è stata scoperta grazie a un'innovativa piattaforma per lo screening dei farmaci, che è stata usata come una sorta di "galleria del vento" per testare rapidamente oltre 1.500 molecole fino a identificare la più promettente. Il risultato è pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine da un team internazionale coordinato dall'Università Vita-Salute San Raffaele e Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.
Per la prima volta "abbiamo dimostrato che è possibile individuare, con un approccio sistematico, basato su modelli umani in vitro e in vivo, una molecola capace di rigenerare la mielina e, contestualmente, di proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva", sintetizza con soddisfazione Paola Panina, professoressa di biologia cellulare e sperimentale dell'Università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice senior dello studio. Oltretutto avere a che fare con un farmaco noto significa tempi più brevi, costi più bassi e maggiore sicurezza.
La ricerca
Allo studio hanno partecipato prestigiosi centri internazionali - tra cui il Paris Brain Institute - Institut du Cerveau, (ICM,) la University of California San Francisco e l'Università di Münster. La sclerosi multipla progressiva è la forma più grave della malattia: colpisce oltre un milione di persone nel mondo e circa 15-20 mila in Italia. A differenza delle forme recidivanti, è caratterizzata da una degenerazione continua delle fibre nervose e dalla perdita della mielina. Un fenomeno che si accompagna alla perdita delle funzioni motorie, visive e cognitive, contro la quale non ci sono farmaci efficaci. I ricercatori hanno costruito una piattaforma per lo screening dei farmaci, senza precedenti, che combina: analisi computazionali su grandi database biologici e farmacologici, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti, tessuti cerebrali in coltura e modelli sperimentali di sclerosi multipla. Ma invece di testare una molecola alla volta in modo lento e costoso, migliaia di composti vengono filtrati e selezionati solo se mostrano potenziali capacità rigenerative. Così sono arrivati al bavisant. L'analisi informatica ha identificato 273 molecole con potenziale attività su mielina e neuroni. Dopo una lunga serie di test atti a valutare la tossicità di tali molecole su cellule nervose e oligodendrociti (le cellule che producono la mielina nel sistema nervoso) di origine animale e umana, il numero si è ristretto a 32 composti, quindi i test di efficacia hanno ridotto i candidati a 6 e quindi al bavisant. Nei modelli sperimentali di sclerosi multipla, bavisant ha dimostrato di stimolare le cellule che producono mielina a riparare le fibre nervose, proteggere i neuroni dal danno degenerativo e ridurre l'espressione dei geni coinvolti nell'infiammazione. La molecola agisce su due diversi tipi di cellule del cervello, cioè i neuroni e le cellule produttrici di melina, permettendo così al tessuto nervoso di ripararsi e di resistere al danno.
"Questa piattaforma non serve solo a identificare nuovi trattamenti, ma anche a costruire un nuovo modo di fare ricerca farmacologica: più rapido, più predittivo e più vicino alle aspettative delle persone con sclerosi multipla", ha evidenziato Panina. "Il nostro studio rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di studi clinici mirati ai meccanismi della neurodegenerazione e della progressione della disabilità nella sclerosi multipla", ha aggiunto Brahim Nait-Oumesmar, coautore senior e responsabile del gruppo di ricerca presso il Paris Brain Institute.
"Abbiamo scommesso su un'idea: unire intelligenza artificiale, modellistica basata su cellule staminali e scienza collaborativa per accelerare la scoperta di nuove terapie per la sclerosi multipla progressiva" ha evidenziato Gianvito Martino, prorettore alla ricerca e alla terza missione dell'Università Vita-Salute San Raffaele e direttore scientifico dell'IRCCS Ospedale San Raffaele. "Oggi quella scommessa ha prodotto non solo un candidato reale a cui manca ora solo l'ultimo miglio per arrivare fino al letto del malato ma anche ulteriori 30 possibili nuovi candidati potenzialmente utilizzabili nella sclerosi multipla progressiva", ha aggiunto.
