preoccupano i dati

Morbillo, l'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di casi nell'ultimo anno

Nonostante tra il 2016 e il 2024 la copertura vaccinale sulla prima dose sia aumentata preoccupa la scarsa partecipazione sulla seconda

05 Nov 2026 - 10:07
 © Istockphoto

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Se la morte di un bimbo nello Stato di New York ha acceso i riflettori sull'allarme morbillo negli Stati Uniti, "l'Italia è sulla buona strada. Il numero di casi registrati in questi ultimi anni e nei primi mesi del 2026 ci espongono al rischio di avere, dopo quello di difterite, anche il primo morto per morbillo". Lo dice con amarezza Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive all'Università Tor Vergata di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità, a margine nella presentazione dei Bandi Gilead 2026.

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D'altra parte i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), aggiornati al 30 settembre 2026, danno ragione all'infettivologo. L'Italia è il Paese dell'Unione europea con il maggior numero di casi di morbillo: 651 negli ultimi dodici mesi, oltre un quarto del totale, pari a 2.325 casi. Un primato preoccupante, accompagnato da un'incidenza più che doppia rispetto alla media europea (11 casi per milione di abitanti contro 5,1). Ma c'è di più. Secondo un'elaborazione della Società Italiana di Pediatria (Sip) sui dati ufficiali del ministero della Salute, tra il 2016 e il 2024 la copertura con la prima dose di vaccino contro il morbillo è passata dall'87,26% al 94,77%, avvicinandosi all'obiettivo del 95%. Ma la seconda dose è invece cresciuta molto meno, dall'82,24% all'84,45%, rimanendo ben lontana dall'obiettivo di copertura necessario per l'eliminazione del morbillo.

"La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti ci ricorda che non stiamo parlando di una malattia innocua. E i nuovi dati europei sono un segnale che non possiamo ignorare: il morbillo continua a circolare e l'Italia paga il prezzo di coperture vaccinali ancora insufficienti. La priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti", sottolinea il presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), Rino Agostiniani. "Mediamente la letalità del morbillo è di un caso su 1.000 - dice ancora Andreoni - E se la prima dose di vaccino si fa intorno ai 12 mesi, il problema è proprio la circolazione del virus: in Italia l'età mediana delle persone contagiate è di circa 30 anni. Quindi quello che manca è il richiamo, fondamentale per mantenere una buona immunità. Ma anche una popolazione immunizzata sufficientemente ampia per impedire la circolazione del virus: così il morbillo troverà sempre delle 'sacche' per circolare". E allora? "Quest'anno in Italia abbiamo avuto già un morto di difterite, posso solo augurarmi che non ce ne sia un altro per morbillo: sarebbe una drammatica sconfitta", conclude Andreoni.