Menopausa, la svolta americana sulla terapia ormonale arriva in Italia
Il quadro attuale, sottolinea la necessità di valutare il trattamento a base di ormoni tenendo conto delle caratteristiche della singola donna, dei tempi di insorgenza della menopausa, dei sintomi e dei fattori di rischio individuali
© Istockphoto
Dalla diffidenza - durata oltre vent'anni - alla personalizzazione della terapia ormonale sostitutiva in menopausa. È un passaggio storico quello segnato, tra le altre cose, dalla decisione della Food and Drug Administration statunitense di rimuovere il Black Box Warning, ovvero la più severa avvertenza di sicurezza prevista per i farmaci per la menopausa. Il congresso di endocrinologia ginecologica dell'Associazione medici endocrinologi ha fatto il punto sulla svolta maturata dopo oltre due decenni di nuove evidenze.
Leggi anche
Menopausa, endometriosi e scoliosi i disturbi più cercati online dagli italiani nel 2018
La diffidenza partita nei primi anni Duemila
Ad alimentare la diffidenza verso la terapia ormonale per possibili rischi collegati ad alcuni tipi di tumore era stato, nei primi anni Duemila, il noto studio Women's Health Initiative. Negli anni, però, si sono susseguite revisioni dell'interpretazione dei risultati molto diverse tra loro. La cosa certa è che, il quadro attuale, sottolinea la necessità di valutare la terapia ormonale sulla base delle caratteristiche della singola donna, dei tempi di insorgenza della menopausa, dei sintomi e dei fattori di rischio individuali. "Negli ultimi 20 anni la ricerca ha prodotto nuove conoscenze e abbiamo strumenti terapeutici e modalità di somministrazione che consentono un approccio più personalizzato", afferma Salvatore Monti, direttore della Uosd di Endocrinologia e Diabetologia dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma.
Leggi anche
Menopausa, calo del desiderio nel 40% delle donne italiane
L'evoluzione del trattamento ormonale
Oggi la popolazione femminile trascorre in media oltre un terzo della propria vita in fase di post-menopausa. Periodo, quest'ultimo, durante il quale la gestione dei sintomi e della salute a lungo termine richiede un percorso clinico individualizzato. La maggiore disponibilità di evidenze consente di valutare in modo più preciso il rapporto tra benefici e rischi, evitando generalizzazioni e privilegiando la personalizzazione del trattamento. "La terapia sostituiva non è più quella di 25 anni fa: disponiamo di somministrazioni transdermiche a basso dosaggio e di combinazioni altamente personalizzate. La valutazione deve tenere conto della singola donna e del suo profilo clinico, considerando anche quella che viene definita 'finestra di opportunità' in cui è consigliato assumerla, ovvero i primi dieci anni dall'inizio della menopausa o le donne sane di età inferiore ai 60 anni, sempre in assenza di controindicazioni", spiega Angelo Cagnacci, direttore della Uoc di Clinica Ginecologica e Ostetrica dell'Irccs Ospedale San Martino di Genova.
