Pressione sociale o benessere personale?

Generazione di stempiati, l'assalto dei giovani ai tricologi: "Ma i social distorcono la realtà"

Negli ultimi cinque anni sono aumentate del 20% le richieste dei ragazzi ai medici specialisti dei capelli. In Italia circa metà della popolazione manifesta l'alopecia androgenetica ma spesso c'entra la troppa attenzione all'estetica

di Luca Amodio
11 Mag 2026 - 11:45
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Moda e stili da copiare: Jude Law ai LACMA Art + Film Gala 2022 © IPA

Moda e stili da copiare: Jude Law ai LACMA Art + Film Gala 2022 © IPA

C'è chi ha già le sue lozioni galeniche in bagno, schierate come soldatini pronti alla battaglia, o chi si pettina sperando (invano) di avere un che alla Jude Law. Chi - fiducioso - cerca un tricologo in rete e chi - affranto - è alla ricerca di un centro trapianti. Magari in Turchia: la meta per eccellenza, forse stereotipata, che rimbalza nelle chiacchierate tra i giovani stempiati del Belpaese. Sempre di più? Sì. L'Italia è uno dei paesi con la più alta incidenza di alopecia androgenetica al mondo, la principale causa del progressivo diradamento dei capelli: colpisce il 44% della popolazione maschile. 

© Wikipedia

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Una condizione che si riflette anche nei più giovani. Dati alla mano, un ragazzo su cinque nel nostro Paese tra i 12 e i 20 anni soffre di problemi di caduta dei capelli o calvizie precoci. E non è un caso che tra il 2020 e il 2025, si è registrato un aumento del 15-20% dei giovani tra i 20 e i 35 anni che hanno prenotato una visita dal tricologo. Non si tratta solo di estetica ma anche di una situazione di disagio o, perché no, malessere e apprensione. 

Pressione social(e)

 A lanciare l'allarme è Giancarlo Loiacono Bellavitis, presidente di AssoMedicom, associazione che si occupa della corretta comunicazione in ambito sanitario a tutela di medici e pazienti. "Spesso le decisioni sono influenzate dai social piuttosto che da reali necessità, è necessario che non ci sia confusione". E infatti un altro interrogativo va affrontato: benessere personale o pressione social(e)? Bellavitis lo conferma: "Spesso si fa più per soddisfare un bisogno di assomigliare a qualcuno che magari ha ritoccato le sue foto".

© Ufficio stampa

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Appunto, altro nodo da sciogliere: chi è che veicola i contenuti? "Purtroppo questo settore non è ancora regolamentato - prosegue sconsolato Bellavitis - chiunque può pubblicare post legati alla medicina, tra cui quella estetica, ed esempio sponsorizzando un trapianto di capelli e magari ricevendo una provvigione senza nulla garantire rispendo l'affidabilità dell’operazione. Il rischio è finire per dare più adito a un influencer con 100mila follower piuttosto che a un medico con tre master".

Un problema reale

 Certo, la pressione verso modelli estetici da emulare c'è. Ma ciò non toglie che le fronti diradate tra i ragazzi ci siano e anche le conseguenze sul piano psicologico. Come spiega il professore Marco Toscano, presidente della società italiana di tricologia (Sitri), i capelli "sono un elemento identificativo, simboleggiano un po' la salute e da loro deriva la nostra autostima anche se devo dire che spesso arrivano ragazzi mandati dalle madri o dalle fidanzate".

Capelli, coprire la stempiatura: le star che non ne fanno un dramma

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© IPA  | Leonardo Di Caprio
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Come si risolve, tra lozioni e trapianti

 Come si interviene? "Per prima cosa si fa una visita da un dermatologo esperto in tricologia per capire le cause del fenomeno e capire se c'è una patologia o meno dietro", premette il professore. A questo punto si può intervenire, a seconda dei casi, per rallentare, recuperare o risolvere con un trapianto. Solitamente uno dei primi approcci, specie per i ragazzi, è quello delle lozioni: "Sono cure scientificamente provate che funzionano ma vanno fatte per mesi e anni, altrimenti i risultati si vanificano", specifica Toscano. 

© Ufficio stampa

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L'ultima spiaggia: il trapianto (e il mito della Turchia)

 "Fare un trapianto è come fare un abito su misura", dice Toscano. E come un bel vestito che calzi bene l'esborso non è indifferente. "In Italia va dai 6mila euro fino agli 8-10mila - spiega - ma considerate che ci lavorano dalle quattro alle otto persone per sei-otto ore, io preferisco poi che ci sia un anestesista in sala per lavorare tranquillo". 

Servono tanti soldi e infatti spesso si predilige salire un aereo e andare fuori dai confini nazionali: direzione, ca va sans dire, Turchia. "Beh, ci sono tantissimi centri ma a volte sono gestiti da non medici - mette in guardia il presidente dei tricologi - e poi alcuni prezzi dovrebbero far sospettare: un trapianto a mille euro è come un filetto a un euro". Qualità dubbia dunque e infatti spesso si finisce per dover tornare di nuovo in sala per riparare agli errori: "Almeno il 30% della mia attività adesso consiste nel mettere le mani su lavori fatti male ma a volte è impossibile".

C'entrano anche il covid e la guerra

 Insomma, dal tricologo c'è in fila una generazione di stempiati. E una spiegazione c'è. Da una parte c'è la carenza di micronutrienti che influenzano il ciclo vitale del follicolo. Ma non solo. Come spiega uno studio pubblicato su PubMed Central c'è una correlazione bidirezionale tra salute mentale e perdita dei capelli. Anche il Covid c'entra: con la pandemia si è registrato un aumento dello stress e, di conseguenza, da un incremento di patologie correlate alla caduta dei capelli. Stesso discorso, spiega l'associazione, va fatta per quello che sta succedendo negli ultimi anni: più guerra, più ansia, meno capelli. 

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