Domenica 20 settembre la Lega torna a Pontida per il tradizionale appuntamento che da anni accompagna la storia del partito. Sarà un'edizione particolare: la prima dopo la morte di Umberto Bossi e la più insidiosa per Matteo Salvini chiamato a rispondere a un malessere interno ormai difficile da nascondere. Da mesi una parte del Carroccio sta mettendo in discussione la direzione presa dalla Lega di Salvini. Dunque, sul prato potrebbero emergere contestazioni, fischi o striscioni critici nei confronti dell'attuale segretario. Ma per capire il peso di Pontida e perché non è soltanto una festa di partito bisogna fare un passo indietro.
Una domenica da osservato speciale per Salvini
Quella di domenica 20 settembre sarà una Pontida diversa dalle ultime edizioni. Il palco sarà più "domestico", senza alcuni dei leader internazionali che avevano caratterizzato precedenti appuntamenti. Da tempo la leadership di Salvini è contestata da una parte del militanti e dei esponenti politici. Una "fronda interna" che chiede di restituire centralità alle richieste del nord. A capo del fronte del nord, tra gli altri, Andrea Monti, il governatore lombardo Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Con loro alcune centinaia di leghisti. I "ribelli" assicurano che non ci saranno contestazioni organizzate contro Salvini. Ma già ad agosto a Pontida erano comparsi striscioni e scritte come "Una Lega rinnovata o una Pontida di rivolta", "meno mojito, più treni" e "Salverdini traditore", con il rimando alla criticata camicia verde indossata da Salvini durante i funerali di Umberto Bossi.
In questo clima, Salvini ha assicurato di non temere le polemiche e ha annunciato un omaggio a Bossi: "Non credo che i leghisti vogliano polemiche al raduno. Ci sarà anche l'omaggio al genio assoluto che ci ha riuniti lì: Umberto Bossi. È proprio lui che ci ha insegnato che bisogna guardare avanti: pensate a quante volte la Lega ha saputo farlo. E dunque saremo di nuovo, tutti insieme, a Pontida".
Perché proprio Pontida
L'idea del raduno sul prato bergamasco parte da Umberto Bossi che rimase, secondo il racconto, profondamente colpito dalla Giornata mondiale della gioventù organizzata da Giovanni Paolo II a Santiago de Compostela il 19 e 20 agosto 1989. Da lì, l'idea di creare un appuntamento capace di chiamare a raccolta il "popolo del Nord". E per quanto riguarda la località, fu scelta Pontida perché il 7 aprile 1167 vi è stato pronunciato il giuramento che portò alla nascita della Lega Lombarda, l'alleanza tra alcuni Comuni del Nord Italia contro il Sacro Romano Impero di Federico Barbarossa. La prima Pontida si svolse il 20 maggio 1990, caratterizzata da migliaia di coloriti attivisti attirati sul pratone da ideali come federalismo e autonomia.
Il raduno quindi divenne un appuntamento fisso e annuale dei militanti della Lega Nord fino al 2017. Dall'anno successivo l'evento diventò l'emblema della Lega per Salvini Premier, con il tradizionale colore verde che ha lasciato pian piano spazio al blu.
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Da Bossi a Salvini
Pontida ha raccontato anche il passaggio di consegne dentro la Lega. Nel giugno 2011, quando Bossi era ancora segretario, sulla collina sopra il prato comparve un enorme striscione con scritto "Roberto Maroni presidente del Consiglio". Era il segnale dei malumori crescenti e del sostegno all'allora ministro dell'Interno. Dopo le dimissioni di Bossi del 2012, Maroni divenne segretario.
Nel 2014 arrivò il momento di Matteo Salvini. Eletto segretario dopo il passo indietro di Maroni (scelse di concentrarsi sulla presidenza della Regione Lombardia), Salvini organizzò il suo primo raduno da leader della Lega. Era il passaggio nel quale il nuovo segretario iniziava a imprimere al movimento una direzione diversa, con un respiro nazionale e, almeno nella fase iniziale, fortemente anti-europeista, sintetizzato dallo slogan "Basta euro".
La crisi di consensi e il libro di Romeo
E si torna poi all'edizione del 2026 con una Lega cambiata e di governo, una Lega che ha visto transitare al suo interno Roberto Vannacci. Non a caso, il Carroccio arriva all'appuntamento in un quadro nel quale, secondo i dati Ipsos di fine luglio sulle intenzioni di voto degli italiani, la Lega è stimata al 5,1%, mentre Futuro Nazionale di Vannacci è al 7,1%. Una crisi di consenso che, unita ad altri elementi, agita ancora di più la fronda interna. Andrea Monti ha sintetizzato il malessere così: "Le nostre radici non possono essere recise, ma qui il partito si sta spegnendo". Nella stessa direzione si inserisce il libro di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda, "Fare la Lega. Agenda per il rinnovamento". Romeo non parla di una successione a Salvini, ma critica il modello del partito personale e propone una maggiore dimensione collettiva: "Non abbiamo bisogno di Re Sole ma di un gruppo, di una squadra preparata".
In questo quadro solo una cosa è certa: per Salvini, dunque, quella di domenica non sarà una Pontida come le altre.
