Emma Bonino privata: dalle due figlie in affido ai due grandi amori, passando per Marco Pannella
Gli amori, l'aborto, l'affido per quattro anni di due bambine e il rapporto controverso con Marco Pannella: la vita privata della politica radicale morta che ha sacrificato tutto in nome degli ideali
© ansa
Radicale, laica, femminista, combattente. Da sempre in prima linea per i diritti umani e civili. Emma Bonino, morta a Roma l'11 settembre, ha incarnato la determinazione per le battaglie per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l'autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine. Battaglie che sono state vissute in prima persona con il suo corpo. La leader radicale ha sempre mantenuto una stretta riservatezza sulla sua sfera sentimentale, rivendicando con orgoglio l'autonomia delle proprie scelte personali. Anche per via di quel "carattere chiuso tipico dei piemontesi" che le apparteneva, come si legge in una delle rare interviste sul tema rilasciate al settimanale Gente.
Gli amori con i compagni del partito
Nata nel 1948 da una famiglia contadina a Bra, nel Cuneese, sceglie un percorso di studi che la proietta al di fuori dei confini della piccola provincia piemontese. Nella sua casa politica, il Partito Radicale, Bonino ha coltivato i suoi amori più grandi. La prima relazione seria è quella con Marcello Crivellini, nato nel 1945, docente universitario a Milano e figura storica del partito. All'età di 27 anni, Bonino rimase incinta di lui e decise di abortire. Il medico le propose di farlo clandestinamente a costi elevati e lei si rivolse a un consultorio gestito da radicali a Firenze. Nel 1975, forte della sua esperienza privata, fu tra le fondatrici del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, iniziando una delle battaglie che avrebbero caratterizzato la sua storia pubblica.
Dopo la fine del rapporto con Crivellini, Bonino inizia una lunga relazione - sentimentale e politica - con Roberto Cicciomessere, cofondatore del partito e a cui l'Italia deve la legge sull'obiezione di coscienza, scomparso nel 2023. Di quest'ultimo parlava come dell'amore più importante della sua vita: "L'ho amato davvero molto, credevo che saremmo invecchiati insieme. Ma dopo dieci anni se n'è andato". Bonino spiegò che Cicciomessere si era innamorato di un'altra persona, ma i due furono legati da un'amicizia e dalla stima reciproca.
Il rapporto con Pannella
L'altro uomo che ha determinato il percorso personale e politico di Bonino fu Marco Pannella, il "nonviolento" del Partito Radicale. Con lui, Bonino ha nutrito - raccontò dopo diversi anni - un rapporto di "amore e odio". Non furono mai legati sentimentalmente, ma la figura di Pannella fu per lei un peso anche a causa della competizione che attraversò decenni di militanza radicale e conobbe persino momenti di rottura. Bonino ha sempre riconosciuto in Pannella un ruolo da mentore, che l'ha obbligata a "fare cose che io credevo di non poter fare". Dopo la morte di Pannella, ammise di dover molto al vecchio compagno di battaglia: "Da lui ho imparato molto, c'è stata una rottura unilaterale da parte sua. Sono andata avanti".
Le bambine in affido
Il matrimonio, per lei, non era una scelta da considerare. Neppure quella di avere figli biologici. La sua esperienza da mamma, vissuta negli anni Settanta su binari diversi da quelli tradizionali, è arrivata però quando si prese cura per quattro anni di due bambine, Aurora e Rugiada, prendendole in affido: erano figlie di due donne che avrebbero voluto abortire, ma che non erano riuscite a farlo. Quando le bambine, che la chiamavano "mamma", tornarono alle rispettive famiglie di origine, Bonino sentì un vuoto dentro al cuore. "Da una casa rumorosa e piena mi sono ritrovata in una casa silenziosa e vuota. Non l'ho sopportato e ho cambiato casa", raccontò. La leader dei Radicali aveva deciso a malincuore di allontanarsi dalle piccole per regalare loro una maggiore stabilità, considerata la sua fitta agenda politica. Una decisione che segnò i rapporti futuri con le due figlie in affido. "Con Rugiada ho mantenuto dei rapporti molto cari mentre con Aurora no, che d'altronde era la mascotte del partito. Mi chiamavano mamma ed è venuto naturale e abbiamo continuato così. Il distacco è stato terribile".
La lunga battaglia contro il tumore
Nei giorni scorsi era stata ricoverata in ospedale a Roma. Da più di un decennio, Bonino combatteva contro un tumore. Lo aveva annunciato lei stessa durante una diretta di Radio Radicale: "Recentemente mi sono sottoposta a dei controlli medici che hanno evidenziato la presenza di un tumore al polmone sinistro. Si tratta di una forma localizzata e ancora asintomatica, ma richiederà un trattamento lungo e complesso di chemioterapia che è già stato iniziato e che durerà almeno sei mesi. Non sono intenzionata a interrompere le mie attività perché da una passione, come quella politica, non ci si dimette, però è chiaro che le mie attività dovranno essere organizzate in base alle esigenze mediche.
Era il 2015 e il suo nome era tornato a circolare per il Quirinale. Le tante sigarette fumate e il suo turbante, con cui copriva il capo spoglio per la chemioterapia, erano diventati gli "accessori" immancabili per le sue comparse pubbliche. Che sono proseguite fino a settembre 2024, quando la storica leader radicale si era concessa in un video-collegamento con Piero Chiambretti. Il turbante lasciò spazio a un cappello color bordeaux, indossato durante una storica visita a sorpresa di Papa Francesco nella casa di Bonino nel quartiere Trastevere, poco dopo le dimissioni della leader radicale da un precedente ricovero. Un'immagine che racconta l'incontro dettato dall'umanità di due figure politiche che si sono poste sempre agli avamposti delle battaglie che hanno fatto la storia dell'Italia moderna.
