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Di Maio: "Chiusura porti è una soluzione occasionale" | Ministro Trenta: "Se guerra in Libia, i migranti diventano rifugiati"

La replica di Salvini: "I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani". Il ministro della Difesa: "Venga da me, gli darò lezioni di diritto internazionale"

Di Maio:
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Quella di chiudere i porti per impedire gli sbarchi di migranti è una misura "risultata efficace in alcuni casi", ma "è pur sempre occasionale".

A sottolinearlo è il vicepremier Luigi Di Maio, secondo il quale questa strategia "di fronte a un intensificarsi della crisi", a causa della Libia, "non basterebbe". E invita Salvini: "Convinca Orban ad accettare le sue quote di migranti". Ministro Trenta: "Con guerra in Libia, migranti diventano rifugiati.

"Il problema è proprio questo. Sento tanto parlare di sovranisti, ma è troppo facile fare i sovranisti con le frontiere italiane. Così non va bene, qui ci vedo un po' di incoerenza. Non ci si può lamentare dei migranti se poi si stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle".

"C'è una crisi in corso - spiega al Corriere della Sera il ministro del Lavoro. - Il governo la sta monitorando giorno dopo giorno. L`obiettivo eègarantire la sicurezza del nostro Paese e dell'area, delle aziende italiane e dei nostri militari che svolgono un lavoro straordinario a sostegno della popolazione locale. Bisogna avere testa in questi momenti e lavorare con responsabilità. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l`altro. Le parole hanno un peso".

"La Francia è un Paese amico" - Quanto al timore che la Francia voglia e possa adottare una linea autonoma sulla Libia, il leader pentastellato chiarisce: "La Francia è un Paese amico con cui ci parliamo schiettamente e da un Paese amico mi aspetto correttezza e coerenza, fermo restando che l'obiettivo di tutti a mio avviso deve essere quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale che sia innanzitutto inclusivo e intra-libico. No ingerenze, ma sostegno alla pace. Non saranno ripetuti gli errori del passato. La soluzione in Libia non è l`uso della forza. Non è un altro intervento militare".

Trenta: "Se guerra in Libia, migranti diventano rifugiati" - Se in Libia dovesse scoppiare una nuova guerra, "non avremmo migranti ma rifugiati. E i rifugiati si accolgono". A chiarirlo è il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, sottolineando che "chi dice che pensa al possibile attacco in Libia per risolvere il problema dei migranti sta facendo un errore enorme". Anche perché, in quel caso, "le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull'Italia".

Salvini: "Sui confini decido io" - Non si fa attendere la replica di Salvini. "Rispetto il lavoro del collega di Maio che si occupa di lavoro, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere. Se il ministro Di Maio e Trenta la pensano in modo diverso lo dicano in Cdm e faremo una franca discussione - prosegue -. I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani".

Replica della Trenta: "Pronta a dare lezioni su diritto internazionale" - E la risposta della collega di governo arriva a stretto giro: "Vedo che la Lega e qualche movimento di estrema destra sono partiti all'attacco della sottoscritta. Posso invitarli tutti da me, al ministero, così gli spiego un po' di diritto internazionale e magari capiscono cosa possono produrre i loro toni aggressivi sulla Libia". Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta sottolinea poi il "paradosso" che "gli stessi che gridano alla guerra, dalla Lega a Fdi, sono gli stessi che fanno propaganda sui migranti". "Chi fugge oggi dalla Libia è un rifugiato", ha ribadito, "non hanno capito che alzando i toni come fanno rischiano solo di destabilizzare ulteriormente la situazione. Provocando cosi' loro, per primi, nuovi flussi migratori verso l'Italia".

"Per il diritto internazionale - ha quindi proseguito Trenta - chi scappa da una guerra non è un migrante economico, quindi di questo noi dobbiamo tener conto. Lo status di chi scappa da un Paese in guerra è uno status di un richiedente asilo. Questo è quello che ci dice il diritto internazionale e quello a cui credo che, come Paese, dobbiamo attenerci".