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Di Battista: "Ora una robusta opposizione da costruire" | Una trentina di deputati in dissenso con il governo Draghi

Alla Camera 16 pentastellati hanno votato contro, 12 non hanno risposto alla chiama e 4 si sono astenuti. I 15 senatori che hanno votato contro Draghi saranno espulsi. Oggi i probiviri prenderanno altre decisioni

"Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire. Ci vediamo sabato alle 18.00 con .DiBattistaLive su Instagram. Coraggio!". Lo annuncia su Fb Alessandro Di Battista. Intanto alla Camera tra voti contrari e assenti sono una trentina i pentastellati in dissenso con il governo.

Espulsi i senatori anti-Draghi Crimi annuncia che "i 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi", Barbara Lezzi replica: "Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5s (da cui non sono espulsa)". Ma dai vertici stellati ricordano che l'articolo 11 comma i dell'associazione denominata "MoVimento 5 Stelle" non lascia scampo all'ipotesi formulata dalla senatrice pugliese; chi è espulso da gruppo è automaticamente fuori dal M5s, e viceversa.

 

Camera: 16 votano no, 12 assenti e 4 astenuti Sono 16 i deputati che hanno votato contro la fiducia al governo Draghi. Dodici pentastellati non hanno risposto alla chiama e 4 si sono astenuti. Due era in missione.

 

 Grillo: "I grillini non sono più marziani" La linea pro Draghi era stata però ribadita ancora una volta da Grillo. "La sonda Perseverance atterrerà su Marte. Alla stessa ora, la Perseveranza atterrerà su un altro Pianeta. La Terra. Più precisamente alla Camera dei deputati. I Grillini non sono più marziani. I Grillini non sono più marziani", aveva scritto Grillo, prima del voto di fiducia, sul suo blog.

 

 

Oggi i probiviri prenderanno altre decisioni sui "ribelli" - Nelle prossime ore si riunirà il Comitato dei Probiviri del M5S: sul tavolo la decisione sulle espulsioni di chi, al Senato e, plausibilmente anche alla Camera, ha votato contro la fiducia a Mario Draghi. Fonti stellate autorevoli fanno sapere che anche i sei assenti dalla votazione al Senato saranno oggetto di azione disciplinare e dovranno giustificare la diserzione. Nei fatti, il rischio è un taglio secco di un quarto del gruppo a palazzo Madama.

 

Con i 16 voti contrari e i 4 astenuti sulla fiducia al governo Draghi si sancisce così la spaccatura anche alla Camera del Movimento 5 stelle. Un numero, 20, che vuol dire anche la possibilità di costituire un gruppo autonomo soprattutto se, come previsto dal regolamento, i dissidenti verranno espulsi dal Movimento.

 

A dare una spinta in direzione della costituzione di un gruppo, è proprio la decisione dei vertici 5 stelle di procedere con le sanzioni disciplinari massime: alla fine, anche i ribelli "moderati" potrebbero quindi essere costretti ad aggregarsi. Con i numeri in ballo (in Senato 15 no e 6 assenti, ai quali potrebbero aggiungersi le ex Paola Nugnes ed Elena Fattori, divorziate di fatto dalla componente Liberi e Uguali del Misto, avendo anche loro votato no a Draghi) un nuovo gruppo può ambire a spazi, visibilità, fondi parlamentari e poltrone di garanzia come la Vigilanza Rai e il Copasir, che spettano di norma alle opposizioni.

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