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Conte alle Camere per la fiducia: lunedì Montecitorio, martedì al Senato

Zingaretti e Di Maio si allontanano da Renzi: inaffidabile

Rimanere al governo senza Matteo Renzi, prendendosi la soddisfazione di far fallire il suo piano, o andare via ma dicendo "la verità" nelle aule del Parlamento. Perché tutti, - è il ragionamento di Giuseppe Conte, - devono sapere chi ha sempre lavorato nell'interesse del Paese e chi ha mandato all'aria tutto, cercando una crisi a tutti i costi. Il premier è convinto di essere nel giusto ed è per questo che spera di attirare dalla sua parte un gruppo solido di "costruttori" con cui andare avanti da qui fino a fine legislatura, con un patto chiaro e un cronoprogramma ben scandito. Così l'appuntamento per la fiducia è lunedì alle 12 alla Camera e martedì al Senato. Intanto Zingaretti e Di Maio attaccano Renzi: inaffidabile.

In Parlamento a carte scoperte - "La posta in gioco è il futuro del Paese", è il messaggio lanciato da Palazzo Chigi. I pontieri sono al lavoro senza sosta, le porte a Matteo Renzi sono - ufficialmente - chiuse, Conte non vuole nemmeno sentirlo nominare, ma non ci sono certezze sulla sfida dei numeri. Non ancora, assicura chi ci sta lavorando. Del resto ci sono tre giorni interi, meno di quanto sperava certo Conte: sarà alla Camera lunedì, al Senato martedì.

 

E lì, numeri o meno, il premier si farà trovare pronto alla sua arringa contro il senatore fiorentino: un deja-vu, almeno nei piani del premier, di quello che accadde nell'agosto 2019 con un altro Matteo. Il premier lo ha ripetuto anche al presidente della Repubblica, nell'incontro al Colle, il secondo in 24 ore: si va in Parlamento e a carte scoperte, perché bisogna capire se c'è la forza di andare avanti, così come si era raccomandato lo stesso Mattarella.

 

 

All-in sui "costruttori": per salvare Conte 2 gruppo Maie in maggioranza - Con Renzi, dunque, è finita, ma avanti tutta con Conte. La crisi sarà finalmente parlamentarizzata, come richiesto da tutte le forze politiche, prima del voto sullo scostamento di bilancio, necessario per il nuovo decreto Ristori.  Così all'indomani dello showdown di Italia Viva, le fibrillazioni per tenere in vita l'esecutivo si trasformano in un vortice di incontri, più o meno segreti, contatti, telefonate, messaggi whatsapp e conti su fogli di carta volanti.

 

Pd, Movimento 5 Stelle e Leu cercano senza sosta 161 senatori per liberarsi una volta e per sempre di Renzi e del suo partito e proseguire la legislatura. Luigi Di Maio rivolge un accorato appello "a tutti i costruttori europei che, come questo governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all'Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via".

 

Il progetto, però, prevede che a sostituire Iv sia un altro gruppo ben riconoscibile. Conditio sine qua non che il Colle pretende. Ecco, dunque, la soluzione: i Responsabili dovranno confluire nel gruppo Maie-Italia23 (gli eletti all'estero, sostanzialmente), nato al Senato "per costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte", guidato da Riccardo Merlo. Di fatto è l'embrione di un partito di Conte. "Non cerchiamo responsabili - ha precisato Merlo - ma costruttori, a cui l'unica cosa che offriamo è una prospettiva politica per il futuro".

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