ACCUSE E PROCESSI

Da guai giudiziari alla povertà, Irene Pivetti: "Andavo alla mensa della Caritas e ho fatto le pulizie"

L'ex presidente della Camera si racconta tra quotidianità e amici che l'hanno abbandonata. "Un pm mi ha tolto una postepay con dentro un euro e nove centesimi. Ero un'appestata ma non ho perso il senso dello Stato"

28 Ago 2025 - 11:27
 © Ansa

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E' stata la più giovane presidente della Camera, con i suoi 31 anni appena quando fu eletta a presiedere l'assemblea di Montecitorio, il 15 aprile 1994. E oggi, a 62 anni, Irene Pivetti racconta di una vita molto difficile dopo la carriera politica: le accuse di evasione fiscale e autoriciclaggio per la finta vendita delle Ferrari in Cina, la condanna a quattro anni, poi donna delle pulizie a mille euro al mese, e adesso di nuovo un processo per la compravendita di mascherine.  

Sequestrati tutti i conti

 In un'intervista al "Giornale" dice di non avere idea di come sia finita nel processo per le mascherine e assicura: "So di non aver fatto assolutamente niente di male. Mi hanno distrutto l'immagine, tolto la credibilità che mi ero costruita e annientato economicamente. Sequestrati tutti i conti correnti. Un pm mi ha tolto una postepay con dentro un euro e nove centesimi".

Anni difficili

 Poi racconta gli anni difficili in cui, ricorda, "non avevo neanche i soldi per mangiare" e "vendevo quello che potevo ai rigattieri, anche i regali di nozze. Durante il lockdown capitava di non riuscire a fare la spesa. Mi è capitato di andare a ritirare i pacchi con cibo in scatola e lattine alla Caritas di San Vincenzo. Poi ho trovato una cooperativa di ex detenuti, la Mac Servizi, in uno scantinato, e mi sono messa a lavorare per loro". 

Mille euro al mese

 E' qui che, da volontaria, è passata a stipendiata, con mille euro al mese. "Avevo i soldi per mangiare. Sarò sempre riconoscente a loro che mi hanno teso una mano in un momento in cui tutti la ritraevano. Ero diventata come appestata. Nessuna azienda accettava che facessi consulenza, la politica era sparita, mi sono ritrovata completamente sola senza sapere come tirare avanti". 

Gli amici

 Sugli amici che l'hanno abbandonata, però, non fa accuse. "Non ho niente da rimproverare a chi mi ha voltato le spalle - dice -. Umanamente li comprendo, perché la macchina giudiziaria fa troppa paura". Ma, sottolinea, "io ero del tutto innocente". 

Macchina giudiziaria

 E proprio sulla macchina giudiziaria dice che "ciclicamente è una macelleria. E' più predisposta a fare sacrifici umani che a cercare la verità. Ci sono magistrati, avvocati, pm che eroicamente servono la giustizia. E poi ci sono i cattivi magistrati. E i magistrati che si barcamenano. Ma il problema non sono loro. E' la macchina, una macchina fatta per ruzzolare e tirar giù con sè le vite degli altri. Ti riempiono di botte e tu non puoi rispondere. Non ce l'hanno con me: è la macchina fatta così". 

Innocenza, colpevolezza e processi lunghi anni

 Sulla presunzione di innocenza, chiarisce che è "inesistente. Esiste solo la presunzione di colpevolezza. Quando finisci in questo sistema distorto non sei più umano. Qualunque cosa tu faccia diventi perverso e tutto viene riportato in modo perverso". E sulle assoluzioni: "Gente che viene assolta dopo 10 anni, o 20. Io arriverò almeno a 70 anni per avere la verità. E che faccio? Ricomincio a 70 anni?". 

Processo e giustizia

 Quanto all'ipotesi di finire in prigione, dice che la possibilità esiste. "E devo arrivarci preparata. La seconda possibilità è che il processo non finisca mai. Potrebbe durare più della mia vita biologica. E allora ho deciso di non aspettare per tornare alla vita. Devo vivere oggi". Nessun rimprovero perché "ho pagato tutte le tasse e mi accusano di evasione fiscale, e rispettato i contratti. Ho tenuto in piedi le mie aziende e mi accusano di fallimento. Ho rivenduto delle macchine a un prezzo superiore a quello che avevo pagato? Sì, credevo questo fosse il meccanismo del commercio. Tuttavia, il mio senso dello Stato si è rafforzato. L'Italia mi ha dato tanto e vorrei che i giovani recuperassero il senso dello Stato". 

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