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Caso Siri, oggi il premier Conte decide | Il sottosegretario: "Non lascio, se vogliono mi devono cacciare"

Lʼincontro tra i presidente del Consiglio e lʼesponente leghista lunedì sera, oggi Conte e i suoi due vice sono insieme al vertice di Tunisi

Per il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri, oggi potrebbe essere il giorno della decisione sul suo futuro politico: il premier, Giuseppe Conte, l'ha infatti incontrato lunedì sera, e i due hanno parlato dell'inchiesta che vede l'esponente leghista indagato per corruzione. Siri però non si arrende: "Io sono pulito, se mi vogliono fuori dal governo devono cacciarmi", ha ribadito parlando con il suo legale.

Secondo quanto anticipa il Corriere della Sera, il premier Conte ha incontrato Siri prima di partire per il vertice bilaterale di Tunisi, al quale parteciperanno anche i suoi due vice, il leader del M5s Luigi Di Maio e quello della Lega Matteo Salvini. La presenza contemporanea di tutti e tre sarà quindi l'occasione per prendere la decisione finale sulla sorte di Siri. Anche se Conte aveva già preannunciato che "deciderò in autonomia, consapevole che non sono un giudice".

Siri, intanto, lunedì ha respinto fermamente l'ipotesi di percorrere una "terza via" che potesse salvare capra e cavoli, cioè quella di autosospendersi dalla sua funzione in attesa che il quadro giudiziario si definisca in modo più preciso. E dopo aver deciso di presentarsi ai pm per "dichiarazioni spontanee" (durante le quali potrebbe però anche rispondere alle domande dei magistrati), al suo avvocato Fabio Pinelli ha ribadito che non ha intenzione di accettare "nessuna autosospensione: io sono pulito, se mi vogliono fuori dal governo mi devono cacciare".

Un'ipotesi, questa, che potrebbe diventare realtà se i vertici del governo, dopo lo scontro tra M5s e Lega sul destino del sottosegretario, dovessero valutare che per garantire la tenuta dell'esecutivo l'unica possibilità è quella di "sacrificare" Siri.

Siri, le accuse nei confronti del sottosegretario Lega

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