Fotogallery - Lele Mora e Daniele Interrante paparazzati a Milano
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Dopo cinque giorni in terapia intensiva, l'ex agente dello spettacolo sta affrontando un percorso di riabilitazione che potrebbe durare almeno due mesi
Lele Mora © Ansa
Il desiderio di raggiungere Verona e continuare il recupero vicino ai familiari è la priorità di Lele Mora, 71 anni, ancora ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma dopo essere stato colpito da un ictus. L'ex agente dello spettacolo ha trascorso cinque giorni in terapia intensiva e, dopo circa due settimane di degenza, si prepara ad affrontare un percorso di riabilitazione che potrebbe durare almeno due mesi.
L'emergenza è iniziata il 24 ottobre all'Aquila, dove Mora era atteso sul palco del Teatro San Filippo per uno spettacolo. Aveva accusato un malessere prima della rappresentazione, ma aveva scelto di andare in scena comunque: lo spettacolo era tutto esaurito e non voleva deludere gli spettatori. Il giorno seguente avrebbe dovuto raggiungere i familiari a Verona, passando per Roma. È stato durante il viaggio in treno verso la Capitale che ha perso conoscenza. "Poi il buio totale", ha raccontato al Messaggero, descrivendo i cinque giorni trascorsi in terapia intensiva al Policlinico Umberto I. "Se sono ancora qui lo devo solo a Dio", ha aggiunto, convinto di essere scampato a un esito ben più grave.
Mora ha espresso gratitudine all'intera équipe medica che lo ha salvato, sottolineando quanto sia stato importante il sostegno ricevuto durante il ricovero. Ora dovrà concentrarsi sulla riabilitazione: stando alle indicazioni dei medici, il percorso potrebbe richiedere almeno 60 giorni. L'ex agente è consapevole della difficoltà della fase che lo attende, ma considera già un risultato importante essere sopravvissuto all'ictus. "Mi hanno letteralmente preso per i capelli", ha raccontato, ringraziando chi si è preso cura di lui.
Durante la degenza Mora ha preferito mantenere il massimo riserbo, d'accordo con i familiari. Nessun avviso ai colleghi e agli altri conoscenti del mondo dello spettacolo: soltanto la cerchia più stretta era al corrente delle sue condizioni. Al suo fianco ci sono stati la figlia Diana, il figlio Mirko e don Felice, sacerdote incontrato nel 2012 durante il periodo trascorso nella comunità Exodus di don Mazzi a cui è stato affidato dopo la condanna scontata per bancarotta. I figli si sono alternati per raggiungerlo, affrontando lunghi spostamenti. Ma sono soprattutto i nipoti a dargli la motivazione per affrontare questo momento. "Voglio lottare per l'affetto che devo ai miei due figli e ai nipoti. Vivo per loro", ha spiegato.
L'ex manager vorrebbe lasciare il Policlinico romano per proseguire le cure a Verona, così da poter contare più facilmente sulla presenza dei suoi cari. Il trasferimento, tuttavia, non è ancora stato organizzato: al momento, ha spiegato, ci sono difficoltà nel trovare un posto disponibile in Veneto. "Qui mi hanno salvato la vita. Ma ho bisogno di stare con i miei affetti più cari”, spiega Mora. “Sto cercando di farmi trasferire a Verona, vicino alla mia famiglia. In tutti questi giorni mia figlia Diana e mio figlio Mirko si sono dati il cambio facendo centinaia di chilometri. Per il momento sto aspettando, ci sono difficoltà a trovare un posto su nel Veneto”.
Le giornate trascorse in ospedale gli hanno lasciato anche molto tempo per riflettere sul proprio passato e sulle vicende che lo hanno portato sotto i riflettori, anche per ragioni giudiziarie. "Di me possono dire quello che vogliono. Ma nella mia vita ho fatto anche del bene, e tanto", ha osservato.
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