RITROVARE IL RITMO

Sonno irregolare dopo le vacanze: come riequilibrare il ritmo circadiano e tornare a dormire bene

Sveglie anticipate, orari sfasati e difficoltà ad addormentarsi: dopo le vacanze il sonno può perdere regolarità. Luce, routine e piccoli cambiamenti aiutano l’orologio biologico a ritrovare il proprio ritmo

di Silvia Trevaini
10 Set 2026 - 07:20
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
© Istockphoto

© Istockphoto

Dopo settimane trascorse senza sveglia, con cene più tarde e ritmi più liberi, settembre può riportare un problema inatteso: la sera il sonno non arriva, mentre al mattino alzarsi sembra molto più difficile. Non significa necessariamente soffrire di insonnia. Spesso il corpo sta semplicemente cercando di riadattarsi a nuovi orari. Il sonno, infatti, non dipende soltanto dalla stanchezza accumulata, ma anche da un sofisticato sistema biologico che regola quando siamo predisposti a dormire e quando dobbiamo essere vigili. Al centro di questo sistema c’è il ritmo circadiano, un ciclo di circa 24 ore che influenza sonno e veglia, temperatura corporea, secrezione ormonale e molte altre funzioni dell’organismo. Quando durante le vacanze cambiamo orari, esposizione alla luce e routine quotidiane e poi torniamo improvvisamente alla normalità, l’orologio interno può avere bisogno di qualche giorno per riallinearsi.

Ritmo circadiano e melatonina: perché dopo le vacanze facciamo più fatica ad addormentarci

 Il principale orologio circadiano dell’organismo si trova nel cervello, nel nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo. Questa struttura riceve informazioni sulla luce direttamente dagli occhi e contribuisce a sincronizzare l’intero organismo con l’alternanza tra giorno e notte. Quando arriva il buio, il sistema circadiano favorisce l’aumento della melatonina, un ormone che segnala all’organismo l’arrivo della fase biologica notturna. Durante le ferie può capitare di andare a letto e svegliarsi progressivamente più tardi. Le serate all’aperto, la luce artificiale e l’assenza della sveglia mattutina possono favorire uno spostamento degli orari. Poi, da un giorno all’altro, chiediamo al corpo di addormentarsi alle 22.30 e di essere pienamente vigile alle 6.30. Il problema è che l’orologio interno non cambia istantaneamente. La luce gioca qui un ruolo decisivo. L’esposizione luminosa nelle prime ore del mattino tende ad anticipare il ritmo circadiano, mentre una forte esposizione alla luce nelle ore serali può spostarlo nella direzione opposta. Ecco perché, al rientro, può capitare di sentirsi poco assonnati all’ora in cui vorremmo dormire e molto assonnati quando suona la sveglia.

Social jet lag: quando l’orologio biologico e quello della vita quotidiana non coincidono

 Esiste un termine che descrive bene questa situazione: social jet lag. Indica la discrepanza tra gli orari che il nostro organismo tenderebbe spontaneamente a seguire e quelli imposti da lavoro, scuola e vita sociale. È ciò che accade quando nei giorni lavorativi ci alziamo molto presto e nel weekend spostiamo sonno e risveglio di diverse ore. Dopo le vacanze questo divario può diventare ancora più evidente. Il social jet lag è stato studiato per le sue associazioni con sonnolenza diurna e diversi indicatori di salute, anche metabolica, sebbene gran parte delle evidenze disponibili sia osservazionale. Nel quotidiano, il segnale più evidente è spesso molto semplice: al mattino la testa sembra non partire, durante il giorno si avverte sonnolenza e la sera, proprio quando sarebbe il momento di dormire, ci si sente nuovamente attivi. Per questo può essere utile evitare differenze eccessive tra giorni lavorativi e weekend. Una certa regolarità degli orari aiuta a stabilizzare il ciclo sonno-veglia.

La luce del mattino è il segnale più potente per rimettere in orario il sonno

 Se c’è un’abitudine particolarmente importante per riallineare il ritmo dopo le vacanze, è cercare luce naturale nelle prime ore della giornata. La luce che raggiunge la retina comunica al cervello che è iniziato il giorno e contribuisce a regolare i processi circadiani responsabili della vigilanza diurna e del successivo sonno notturno. Aprire le finestre appena svegli, fare colazione vicino a una fonte di luce naturale o concedersi una breve passeggiata mattutina può quindi essere più utile di quanto sembri. La sera vale il principio opposto. Non è necessario vivere al buio, ma abbassare progressivamente l’intensità luminosa e ridurre gli stimoli può facilitare la transizione verso il riposo. Il problema degli schermi non riguarda soltanto la luce blu. Smartphone e tablet mantengono il cervello impegnato attraverso messaggi, lavoro, video e contenuti in continua successione. Per questo spegnere o ridurre l’uso dei dispositivi almeno mezz’ora prima di coricarsi può aiutare a creare una fase di rallentamento.

Quando la stanchezza c’è, ma la mente non vuole spegnersi

 Dopo il rientro il problema non è sempre soltanto l’orario. Si può essere fisicamente stanchi e ritrovarsi comunque a letto con la mente pienamente attiva. La giornata lavorativa riporta improvvisamente mail, scadenze, telefonate, problemi da risolvere e organizzazione familiare. Quando queste richieste arrivano fino alle ore serali, il passaggio dallo stato di vigilanza al sonno può diventare più difficile. È il classico paradosso: “Sono esausto, ma non riesco a dormire.” In questi casi può essere utile creare una fase di decompressione prima di andare a letto. Abbassare le luci, interrompere il lavoro, leggere, fare una doccia o semplicemente concedersi mezz’ora senza notifiche può aiutare a segnare psicologicamente la fine della giornata. Anche l’attività fisica regolare può favorire una buona qualità del sonno, soprattutto se praticata durante il giorno e senza trasformare le ore serali in un momento di ulteriore iperattivazione.

Come ritrovare un buon ritmo senza inseguire soluzioni miracolose

 Dopo le vacanze la strategia più efficace è la regolarità, non la perfezione. Svegliarsi più o meno alla stessa ora ogni giorno rappresenta uno dei segnali più importanti per ricostruire un ritmo stabile. Nei primi giorni può essere utile anticipare progressivamente l’orario serale, invece di pretendere di spostarlo di due ore in una sola notte. Anche pasti e attività fisica contribuiscono a dare una struttura temporale alla giornata. Sul fronte alimentare, meglio evitare pasti molto abbondanti e alcol vicino all’ora di coricarsi. Anche la caffeina nel pomeriggio o in serata può interferire con il sonno in alcune persone. La melatonina in integratore merita invece un discorso diverso. Può essere utile in alcune condizioni legate ai ritmi circadiani, ma non dovrebbe diventare automaticamente la soluzione per qualsiasi difficoltà di sonno. Dose e soprattutto orario di assunzione possono fare la differenza. Se il problema persiste, è preferibile confrontarsi con il medico piuttosto che ricorrere al fai-da-te. Se le difficoltà di addormentamento durano per settimane, compromettono la vita durante il giorno o sono accompagnate da russamento importante, pause respiratorie o sonnolenza marcata, è opportuno chiedere una valutazione professionale.

Per dormire meglio bisogna rimettere in ordine soprattutto il giorno

 Dopo le vacanze è normale che il sonno possa avere bisogno di qualche giorno per ritrovare la propria regolarità. Cambiare improvvisamente orari, esposizione alla luce e routine quotidiane significa chiedere all’orologio biologico di adeguarsi a un nuovo programma, e non sempre riesce a farlo dalla prima notte. Il modo migliore per aiutarlo non consiste nell’andare a letto prestissimo sperando di addormentarsi, ma nel ricostruire segnali coerenti durante l’intera giornata: luce al mattino, orari abbastanza regolari, movimento, meno stimoli nelle ore serali e una sveglia il più possibile stabile. Perché il sonno comincia molto prima di quando appoggiamo la testa sul cuscino.