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Inflazione, quanto pesa sui risparmi lasciati sul conto

La liquidità sui conti correnti sfiora quota 1.700 miliardi di euro. Ma lasciare fermi i soldi in banca non è una buona scelta per aumentare il proprio patrimonio che, invece, è destinato a diminuire per l'inflazione

Sempre più soldi fermi sui conti correnti. Tra i motivi, c’è sicuramente la paura per il futuro, ingigantita dalla pandemia. Gli italiani mettono da parte sempre più denaro: quello posteggiato sui conti ad ottobre ha toccato quota 1.682 miliardi di euro, secondo i dati dell’Abi. L’aumento su base annua è dell’8 per cento, in rialzo di 125 miliardi di euro. La tendenza è destinata a crescere ancora, a causa dell’incertezza per la situazione futura che spinge le famiglie a immobilizzare la liquidità in banca. Ma questa scelta non è premiante per il proprio portafoglio di investimento.

La tassa occulta dell’inflazione
Lasciare i soldi posteggiati sul conte corrente bancario è una cattiva idea, almeno per due motivi. Per prima cosa, pesano i costi fissi di gestione del conto corrente che possono arrivare a costare fino a 87 euro all’anno, sempre secondo l’Abi. Ma ad erodere il patrimonio fermo sul conto corrente c’è una tassa occulta che chiunque abbandoni il proprio denaro in banca è destinato a pagare: l’inflazione.

 

Quanto pesa l’inflazione
Si tratta di un vero e proprio costo occulto. L’inflazione, nel 2018, ha avuto in impatto di 10 miliardi di euro sui depositi. Detenere una liquidità eccessiva sui depositi bancari, quindi, ha dei costi che sono spesso poco noti ai clienti ma che sono inevitabilmente destinati ad incidere sul valore del patrimonio. Un esempio per rendere l’idea? Se lasciassimo 10mila euro fermi per cinque anni nelle banche tradizionali, possono arrivare a perdere, tra spese di gestione del conto e diminuzione del potere di acquisto, fino al 18 per cento, diventando cioè 8.161 euro. Mille euro potrebbero addirittura azzerarsi.

 

L’importanza di investire
Decidere di investire il proprio denaro è l’unico modo per evitare che questo perda di valore nel corso del tempo. A maggior ragione in momenti di forte volatilità sui mercati, come possono essere stati gli ultimi mesi, influenzati dal coronavirus. A marzo i mercati azionari mondiali sono crollati, per poi risalire vigorosamente e toccare nuovi record. A Wall Street, per esempio, il Dow Jones ha sfondato quota 30mila punti. Analizzando l’indice MSCI World a 5 anni, escludendo il 2020 caratterizzato dal virus, si è registrato un apprezzamento medio del 20,34%.

 

Puntare su un portafoglio diversificato
Prima di iniziare ad investire è bene scegliere il consulente finanziario migliore. Affidarsi ad un servizio di consulenza indipendente, come quello offerto da Moneyfarm, consente di avere costi contenuti e una proposta di investimento che tenga in considerazione il proprio profilo di rischio. Puntare su un portafoglio diversificato, sia geograficamente che sotto il punto di vista dei prodotti finanziari, è un buon modo per contrastare la volatilità dei mercati, ottenendo performance nel corso del tempo.

 

 

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