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Il lavoro in somministrazione, un'opportunità per i giovani

La fascia d’età 15-24 fa registrare le maggiori percentuali di presenza nel settore, segno che il lavoro in somministrazione rappresenta un utile strumento d’ingresso nel mercato del lavoro

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Il lavoro in somministrazione, in un momento di crisi occupazionale che, negli ultimi anni, ha colpito soprattutto le fasce più giovani (ad agosto 2022, con un tasso di disoccupazione totale sceso al 7,8%, quella giovanile era al 21,2%), è un’opportunità proprio per chi, cercando di entrare per la prima volta nel mondo del lavoro al termine degli studi, si trova ad affrontare un sottobosco di offerte fatte di collaborazioni sporadiche, di precariato, di richieste di aprire la partita Iva, di contratti di brevissima durata.

 

 

In questo scenario, è proprio il lavoro in somministrazione a contribuire in maniera rilevante all’occupazione giovanile. Secondo i dati di Assolavoro sono infatti i giovani con età inferiore ai 24 anni a registrare la quota maggiore di lavoro in somministrazione, e le alte percentuali di presenza indicano che questa tipologia contrattuale rappresenta un vero e proprio strumento d’ingresso nel mercato del lavoro per la fascia d’età 15-24 anni.

 

Secondo un executive summary redatto per Assolavoro dall’Università Roma Tre e da LabChain, inoltre, se i tassi di rientro (cioè la percentuale di lavoratori che ottiene un nuovo rapporto di lavoro entro 30, 60 o 90 giorni dalla cessazione di un precedente contratto a termine) relativi ai contratti di lavoro in somministrazione “sono generalmente di 20 punti percentuali superiori a quelli dei contratti direttamente subordinati”, nel caso dei giovani lavoratori della fascia 15-24 anni “la differenza arriva a superare i 26 punti percentuali (65,9% contro 39,6%)”. Un dato, questo, che secondo lo studio “sottolinea come la somministrazione rappresenti uno strumento efficace di ingresso nel mercato del lavoro per i più giovani, capace di promuovere nuove occasioni di occupazione successive alla prima occupazione”.

 

 

E se proprio i giovani sono stati, in proporzione, i lavoratori maggiormente colpiti dalla caduta occupazionale durante la pandemia, con una riduzione che secondo il report ha toccato il 26.6% per la fascia 15-24 anni, e addirittura il 32.9% per le giovani donne di questa fascia d’età (mentre la classe tra i 25 e i 34 anni è quella che ha meno risentito degli effetti della pandemia, con una contrazione del 23.2%), sempre i giovani di 15-24 anni (ma solo quelli di sesso maschile) sono stati anche l’unica classe d’età a far registrare una variazione tendenziale positiva del 4.1% nel primo trimestre 2021.

 

Ad attrarre i giovani verso il lavoro in somministrazione, poi, è anche il fatto che, secondo i dati, questa tipologia contrattuale è una via d’accesso preferenziale al lavoro stabile: la probabilità che un lavoratore assunto da un’Agenzia per il Lavoro possa accedere, dopo 12 mesi, a un contratto stabile, è superiore rispetto a quella di un dipendente a termine assunto direttamente da un’azienda: il 18% contro il 12% del lavoro diretto.