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FCA, i 6,3 miliardi di prestito e le polemiche sterili

Sgombriamo il campo dagli equivoci: FCA Italy resta la più grande società industriale italiana e ha 16 stabilimenti nella penisola

È sempre facile, persino piacevole, gettarsi a capofitto in una polemica, ma quando è capziosa, allora è giusto puntualizzare e dire le cose come stanno. La vicenda di FCA Italy che ha chiesto, tramite Intesa Sanpaolo, un prestito di 6,3 miliardi di euro garantito dallo Stato italiano si presta in realtà a ben poche strumentalizzazioni.

Ma come? FCA ha spostato in Olanda la sede legale e a Londra il suo quartier generale, dove risulta fiscalmente domiciliata, e ha la faccia tosta di farsi garantire i prestiti dallo Stato italiano? Persino Exor, storica cassaforte della famiglia Agnelli che controllava Fiat prima e FCA oggi, ha la sede legale ad Amsterdam. Eppure, dicono gli “scandalizzati”, il colosso dellʼauto non si è fatto scrupolo di chiedere la garanzia dello Stato italiano attraverso la SACE ‒ l’agenzia italiana per il credito all’export ‒ per avere in prestito una così ingente somma, lʼequivalente del 25% del fatturato di FCA Italy.

 

Diciamo subito due cose: primo, il prestito verrà restituito in 3 anni; secondo, lʼintera somma finanziata dallʼistituto di credito sarà investita esclusivamente nelle attività italiane. Sì perché le condizioni previste dal “Decreto Liquidità”, cui attinge FCA Italy, impongono investimenti soltanto in Italia, quindi le risorse saranno spese qui, e poco importa che a Londra e Amsterdam ci siano le sedi legali. Non va dimenticato poi, ed è la cosa più importante, che la “vecchia” Fiat, oggi FCA, è il più grande gruppo industriale privato italiano e nel Belpaese ha 16 stabilimenti produttivi, più 26 poli dedicati alla Ricerca e Sviluppo, e dà lavoro direttamente a 55.000 addetti.

 

 

Certo si potrebbero muovere critiche sul ridimensionamento o la chiusura di storici impianti in Italia, a favore di Paesi dai costi produttivi più bassi, ma sulla italianità del suo business non cʼè proprio nulla da dubitare. E allora torniamo ai 6,3 miliardi di euro garantiti dalla SACE e da spendere in Italia: lʼindotto italiano conta circa 10 mila imprese e FCA Italy è il primo cliente di molte di queste. Il credito erogato da Intesa Sanpaolo sarà gestito su conti correnti dedicati per sostenere i pagamenti con questa filiera, aiutandole nella difficile ripartenza post-Covid. In tal senso è chiaro come FCA e governo abbiano interessi comuni.

 

Lʼindustria dellʼauto vale il 6,2% del Pil italiano, quasi il doppio se si considera lʼindotto (circa 200 mila addetti), e occupa il 7% dei lavoratori di tutta lʼindustria manifatturiera. E dobbiamo ancora aggiungere le 12 mila aziende e i 120 mila lavoratori delle concessionarie e, last but not the least, il fatto che il 40% del fatturato italiano della componentistica autopari a 50 miliardi di euroderiva dalle commesse di FCA. Aiutare FCA a finanziarsi significa aiutare lʼeconomia del Belpaese ed è impossibile non comprenderlo!

 

Certo se poi, en passant, si strizzasse lʼocchio al Paese natio e si decidesse di riportare a Torino le sedi europee di FCA (quelle americane sono ben piantate nel Michigan), sarebbe una gran bella cosa. Acquisterebbe un significato simbolico per la ripartenza post-covid. Gli eventi però si susseguono e lʼevoluzione prossima dellʼex Fiat guarda alla fusione in atto con i francesi di PSA. Accadrà nel 2021, per questʼanno entrambe hanno deciso di non distribuire un dividendo ordinario.

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