Venezuela, confermato il ritiro definitivo dalla Cpi: "Riflette parzialità geografica"
Su istruzione della presidente ad interim, Delcy Rodriguez, il Venezuela ha comunicato al segretario generale dell'Onu la decisione ferma e irrevocabile
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Il Venezuela ha notificato formalmente alle Nazioni Unite la sua decisione "irrevocabile" di ritirarsi dalla Corte penale internazionale (Cpi). Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Felix Plasencia attraverso un post su X. Il governo ha giustificato la decisione sostenendo che la Corte stia adottando un "pregiudizio geografico", accusandola di prendere di mira in modo sproporzionato i Paesi del Sud globale, in particolare quelli dell'Africa e dell'America Latina. Dietro la mossa si nasconderebbe anche una contestazione relativa alle indagini sui presunti crimini contro l'umanità commessi nello Stato.
Il messaggio
Plasencia ha annunciato il ritiro definitivo dalla Cpi con queste parole: "Su istruzione della presidente ad interim, Delcy Rodriguez, il Venezuela ha comunicato al segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, la sua decisione ferma e irrevocabile di denunciare lo Statuto di Roma e avviare il suo ritiro definitivo dalla Cpi, in conformità con l'articolo 127. Il Venezuela ritiene che le azioni della Corte riflettano una palese parzialità geografica, che ha concentrato in modo sproporzionato il suo lavoro sui paesi africani e latinoamericani, a scapito del Sud del mondo. Questo schema rivela un sistema di giustizia internazionale che, lungi dall'essere applicato equamente, è stato strumentalizzato per acuire le disuguaglianze tra i popoli e ignorare il loro diritto all'autodeterminazione e alla sovranità".
Il ministro degli Esteri ha poi continuato: "Questo pregiudizio non è una mera coincidenza procedurale, ma il riflesso di un'istituzione che ha posto i propri meccanismi al servizio di interessi estranei alla giustizia e ai popoli che pretende di proteggere. Per questo motivo, respingiamo questa dimensione della guerra legale, che perpetua la persecuzione contro il popolo venezuelano e aggrava le disuguaglianze che la giustizia internazionale dovrebbe correggere. Ribadiamo il nostro impegno per una giustizia autenticamente equa, rispettosa della sovranità e dell'autodeterminazione dei popoli".
Presunti abusi
La mossa arriva anche in seguito ad anni di inchieste della Cpi nel territorio venezuelano. Nel 2018, per esempio, la Cpi aveva avviato un esame preliminare sul Venezuela per presunti abusi commessi dalle forze di sicurezza durante le proteste contro il governo nel 2017 e nelle carceri dove si trovano alcuni esponenti dell'opposizione. Successivamente, la Cpi aveva messo ancora di più nel mirino il Venezuela aprendo un ufficio a Caracas per sostenere gli sforzi nel campo della giustizia, migliorare il dialogo e fornire assistenza tecnica. La sede era stata chiusa solo qualche mese dopo l'apertura, a causa dell'assenza di progressi reali nelle indagini interne e mancanza di cooperazione del governo di Nicolás Maduro sui presunti crimini contro l'umanità. Il governo dal canto suo ha sempre respinto ogni addebito riguardo a questi crimini attribuiti alle autorità statali.
