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Usa, trans chiede di andare nel bagno delle donne: il locale la manda via

Charlotte Clymer ha denunciato lʼaccaduto sui social ricevendo sostegno da migliaia di utenti e le scuse dei gestori del locale

Usa, trans chiede di andare nel bagno delle donne: il locale la manda via

Charlotte Clymer è una transessuale che lavora come attivista e portavoce della Human Rights Campaign, in difesa della comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Anche per questo quando si è trovata di fronte a quello che ha definito un "palese atto di disciminazione", ha deciso di non far finta di nulla. Charlotte all'ingresso del bagno delle donne del Cuba Libre, ristorante cubano in cui stava festeggiando l'addio al nubilato di un'amica, è stata fermata da un inserviente che prima le ha chiesto un documento che attestasse il suo essere donna e poi ha chiamato il gestore del locale che, di fronte al suo rifiuto, l'ha invitata a uscire. Il giorno dopo l'attivista ha denunciato l'accaduto sui social, ottenendo il sostegno di migliaia di utenti e le scuse dei gestori del locale.

Il suo lungo post su Facebook è stato commentato centinaia di volte, mentre il suo twitter condiviso anche dal sindaco di Whashington e dalla figlia di Bill Clinton. "Ero indecisa se rendere pubblica o meno la cosa, ma poi ho pensato che dovevo farlo per tutti i membri della comunità Lgbt che non sono fortunati come me - spiega l'attivista - . Perchè sono convinta che se fosse successo a una transessuale non bianca, non così consapevole dei suoi diritti o collegata a persone che se ne occupano, come me, non avrebbe avuto il coraggio e la forza di andare avanti. E l'episodio sarebbe rimasto inosservato come sempre".

La sera dell'accaduto Charlotte e i suoi amici avevano da poco finito di ballare e divertirsi. "Volevo andare in bagno e poi tornare a casa", racconta. Ma all'ingresso della toilette per donne l'inserviente si avvicina e chiede un documento d'identità solo a lei. "Gli ho detto che era ingiusto e ridicolo e ho proseguito". Ma l'uomo, convinto fin in fondo di ciò che stava facendo, entra nel bagno affollato da molte donne e inizia a cercarla guardando sotto le porte.

"A quel punto mi sono decisa a uscire. Ero nervosissima e volevo spiegazioni", continua l'attivista che in realtà fuori la porta dei servizi trova ad aspettarla il gestore del ristorante. "Mi ha chiesto ancora una volta il documento, ribadendo che per usufruire dei bagni per donne era necessario avere qualcosa che certificase per iscritto l'appartenenza al genere femminile. Io ho provato a spiegargli che tutto ciò era contro legge, mentre loro, lui e l'inserviente, insistevano nel dire che c'era una norma a sostegno di quanto affermavano".

Una norma che in realtà quella sera nessuno vuole mostrare a Charlotte, nonostante le sue richieste insistenti. "Quando hanno iniziato a minacciare di chiamare la polizia se non fossi uscita dal locale, ho pregato perché lo facessero davvero", afferma la transgender. Nessuno chiama la polizia, però, ed esausta Charlotte decide di uscire. "Ero in lacrime ma c'è stato qualcosa che mi ha fatto ben sperare nel concetto di inclusione e umana comprensione".

Dopo pochi minuti non solo la raggiungono i suoi amici, ma anche molte persone che come lei quella sera erano nel ristorante per divertirsi e, avendo loro malgrado assistito alla scena, avevano deciso di abbandonare il locale in segno di solidarietà. " 'E' solo un deficiente che si sta comportando come Putin', mi ha detto per consolarmi e risollevarmi una ballerina del Cirque du Soleil anche lei fino a poco prima impegnata nelle danze".

Forte anche del sostegno ricevuto, la transgender recupera dal telefono la legge sui servizi igienici, l'Human Rights Act di Washington, che stabilisce che "il personale deve rispettare la scelta del bagno di una persona in base alla sua identificazione o espressione di genere" e rientra per farla leggere al gestore. L'imprenditore, però, non solo non crede all'esistenza della norma, ma non mostra alcun pentimento e riprende a urlare contro l'attivista. "E' a quel punto che mi sono decisa a chiamare la polizia, che è arrivata dopo pochi minuti e ha confermato che quanto io dicessi fosse in linea con la legge citata".

Neanche l'arrivo degli agenti, tuttavia, scuote i responsabili del Cuba Libre che continuano con la loro linea discriminatoria, tanto da chiedere poco dopo la carta d'identità a un'altra transessuale. La denuncia di Charlotte sui social però genera un vero e proprio caso, ripreso anche da giornali e tv. Mossi forse dalle numerose critiche ricevute e dalla cattiva pubblicità derivata, i proprietari del Cuba Libre dopo due giorni si sono scusati con l'attivista e le hanno chiesto un incontro chiarificatore.

Intervistata più volte, Charlotte per ora si è ritenuta soddisfatta "sia come esponente della comunità Lgbt, sia come persona da sempre attiva nella lotta per la difesa dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender per aver attirato l'attenzione sulla vicenda, in modo che cose del genere accadano sempre meno di frequente".

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