per i fatti del 2023

Budapest, l'antifascista Maja T. condannata a otto anni per violenza

L'attivista tedesca era accusata di aver aggredito a manganellate nove militanti di estrema destra durante un raduno neonazista a Budapest 

04 Feb 2026 - 15:03
 Maja T. © Ansa

 Maja T. © Ansa

La giustizia ungherese ha condannato l'antifascista Maja T. a otto anni di carcere per violenza. Il processo all'attivista tedesca, di 25 anni, è una fotocopia di quello a Ilaria Salis. Maja T. è stata accusata dall'Ungheria, insieme ad altri 19 antifascisti europei, di violenze commesse con manganelli nel 2023 su nove militanti di estrema destra a margine del Giorno dell'onore, un raduno neonazista a Budapest.

La presunta aggressione a Budapest

 I fatti risalgono all'11 febbraio 2023, quando Maja - così sostiene la procura magiara - avrebbe preso parte a un pestaggio contro una decina di persone che fino a poco prima si trovavano a un raduno di nostalgici delle SS, le squadre naziste. Alla giovane tedesca, persona non binaria, gli inquirenti ungheresi contestavano lesioni "potenzialmente mortali", che le sarebbero potute costare fino a 24 anni di carcere.

L'arresto e l'estradizione nel cuore della notte

 Maja T. era stata arrestata diversi mesi dopo i fatti, nel dicembre 2023, quando si trovava in un ostello a Berlino. Da lì era stata trasferita nel carcere di Dresda. Il trasferimento a Budapest era avvenuto, come fosse un'operazione speciale, nel cuore della notte del 28 giugno 2024, dopo che a suo carico era stato spiccato un mandato d'arresto internazionale. Caricata su un elicottero, era stata affidata alla polizia viennese, che l'aveva trasportata in auto fino al confine con l'Ungheria. Un'operazione fulminea, che ha preso completamente alla sprovvista la Corte federale costituzionale di Karlsruhe, che di lì a pochi giorni avrebbe invece sancito l'illegittimità dell'estradizione. Quando ormai era troppo tardi. 

La denuncia delle condizioni e le perquisizioni intime

 Per diversi mesi Maja T.è potuta uscire dalla cella solo ammanettata, anche se rimaneva all’interno della casa circondariale. Gli agenti effettuavano ispezioni della mia cella ogni ora, anche di notte. Ha anche raccontato di essere stata sottoposta a perquisizioni intime, in cui doveva spogliarsi completamente.

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