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Ucraina, asset russi congelati all'Ue: cosa sono e perché sono così importanti

Oggi il Consiglio europeo decisivo in cui si deciderà il da farsi. L'Italia, insieme a un manipolo di altri Paesi, ha espresso perplessità sulla misura

18 Dic 2025 - 06:55
 © Afp

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A Bruxelles è il giorno del summit Ue più delicato degli ultimi anni: al centro del vertice la questione dell'Ucraina e, in particolare, il sostegno a Kiev attraverso l'uso degli asset russi congelati. Ma la strada verso questa misura è tutt'altro che in discesa. L’Italia, insieme a un manipolo di altri Paesi, ha espresso perplessità e, secondo fonti dentro ai palazzi dell'Ue, "nessuna opzione è fuori dal tavolo". Putin, intanto, ha reagito, promettendo vendette e ritorsioni.

Quanto valgono e perché sono così importanti - Quando si parla del congelamento degli asset russi ci si riferisce ai 300-350 miliardi di dollari di riserve della Banca centrale russa che, dopo l’invasione dell’Ucraina, sono stati congelati dai paesi del G7 e dall’Unione europea nelle banche e nei depositari occidentali. Di questi circa 190-210 miliardi di euro sono depositati in Europa, soprattutto presso Euroclear in Belgio, e circa 100-110 miliardi di dollari sono presenti negli Stati Uniti, principalmente sotto forma di titoli di Stato Usa. I restanti si trovano in Giappone, Canada, Regno Unito, Australia e altri Paesi. L'Ue vorrebbe usare quel denaro per finanziare la ricostruzione dell'Ucraina e per permettere a Kiev di ripagare i prestiti contratti con l'Europa. Ma la Russia considera tali asset proprietà sovrana intoccabile. Da qui le minacce di dure ritorsioni, laddove vengano impiegati a favore dell’Ucraina. L’uso degli asset è inoltre uno dei punti chiave dei negoziati con cui si sta provando a raggiungere la pace.

La posizione dell'Ue, Italia scettica - Finora 25 Paesi si sono espressi a favore dell'uso degli asset russi, mentre due, Ungheria e Slovenia, hanno votato contro. Nonostante i voti a favore, alcuni Stati hanno espresso perplessità. Belgio, Bulgaria, Italia e Malta, in una dichiarazione congiunta hanno suggerito alla Commissione Europea e al Consiglio "di continuare a esplorare e discutere opzioni alternative conformi al diritto dell’Ue e internazionale, con parametri prevedibili, che presentino rischi significativamente inferiori, al fine di soddisfare le esigenze finanziarie dell’Ucraina, sulla base di un meccanismo di prestito dell’Ue o di soluzioni transitorie, in modo da garantire la continuità del sostegno prima che una delle opzioni sul tavolo possa effettivamente entrare in vigore”. Per i quattro Paesi, il divieto di trasferimento degli asset russi "comporta conseguenze giuridiche, finanziarie, procedurali e istituzionali che potrebbero andare ben oltre questo caso specifico". Per questo motivo “ritengono che tale decisione avrebbe dovuto essere discussa dal Consiglio europeo prima che il Consiglio adotti una decisione definitiva, in seguito e in conformità con le conclusioni sull’Ucraina adottate in occasione”.

I dubbi dell'Italia

 Ursula von der Leyen e la Commissione Ue non hanno mai preso in considerazione altre opzioni per il finanziamento a Kiev se non quella dell'uso degli asset russi. Un modus operandi che ha irritato non poco la stessa Italia e così Meloni, al vertice dei 27, potrebbe presentare un quesito che aleggia non solo nel governo italiano: se usare gli asset russi garantendo tutto ciò che vuole il Belgio è così costoso e rischioso, perché non tornare all'opzione uno, quella del prestito secco? Quella che farebbe capo a garanzie nazionali che ciascuna Capitale - non tutte necessariamente - metterebbe sul piatto per tutelare l'Ucraina. Un po', spiegano fonti diplomatiche, come accadde nel 2023, quando attraverso il cosiddetto Mfa+ (Assistenza Macro-finanziaria) Kiev fu rifornita di oltre 18 miliardi. E, spiegano le stesse fonti, non è obbligatorio che al summit si trovi una soluzione per i prossimi due anni, per l'Ucraina. "Se costretti, si può anche trovare una soluzione ponte", viene sottolineato.

Ma questa volta, per Meloni, la partita sarà durissima. Il fronte dei frugali, capitanato dalla Germania, non vuole passi indietro sull'uso degli asset. E qualcuno si è detto disposto ad andare avanti a maggioranza in ogni caso. Anche senza il Belgio a bordo. Cresce, tra le forze più europeiste, l'idea di una Ue che, davanti a crocevia epocali, possa anche lasciare qualche Paese membro indietro.

Il Cremlino furioso: “Atto illegale" - La Russia ha già annunciato misure di ritorsione: "La nostra risposta sarà immediata - ha avvertito la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova -. La Banca di Russia ha pubblicato una dichiarazione dettagliata sulla questione il 12 dicembre. Misure concrete sono già in fase di attuazione", ha affermato Zakharova in una nota pubblicata sul ministero degli Affari esteri. La portavoce della diplomazia russa ha aggiunto che la politica di Bruxelles nei confronti di Mosca è priva di logica e assomiglia al teatro dell'assurdo: ha osservato che la politica di danneggiare la Russia a qualsiasi costo ha già portato a una situazione economica disastrosa all'interno dell'Ue stessa. "La cessione dei nostri beni sovrani senza il consenso della Federazione russa, sia attraverso il blocco a tempo indeterminato, la confisca o un tentativo di presentare la loro confisca di fatto come una sorta di 'prestito di riparazione', è un atto assolutamente illegale che viola gravemente il diritto internazionale", ha ammonito Zakharova.

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