Terremoto in Colombia, anche il caffè ne risente: esportazioni paralizzate in tutto il mondo
La Federazione nazionale dei produttori lancia l'allarme per il blocco del porto di Buenaventura, lo scalo da cui transita la quasi totalità del prodotto
caffè © Istockphoto
Il terremoto in Colombia spezza l'Asse del caffè: anche l'arabica ora trema, minacciando le tazzine di tutto il mondo. Già, perché il sisma che ha devastato il Paese sta paralizzando le esportazioni di caffè. E non è certo un aspetto secondario se si pensa che parliamo della seconda voce sotto l'indice del prodotto interno lordo, capace di portare in dote qualcosa come 6 miliardi di dollari l'anno. Introiti ora a forte rischio.
Danni alle infrastrutture
La scossa, registrata con epicentro a San José del Palmar nel dipartimento di Chocó, ha devastato il cuore pulsante del cosiddetto "Eje Cafetero" (l'Asse del caffè), provocando gravi crolli nelle città di Pereira, Manizales e Cali. Oltre alla tragica perdita di vite umane e ai danni alle infrastrutture civili, il sisma ha interrotto le principali vie di comunicazione commerciale, bloccando la filiera di uno dei maggiori produttori al mondo della preziosa materia prima. Il blocco logistico è causato principalmente dall'inaccessibilità di Buenaventura, lo scalo marittimo strategico da cui transita la quasi totalità dell'oro verde colombiano destinato all'estero.
Il blocco di Buenaventura
Al momento, "la strada per Buenaventura non è percorribile dai veicoli commerciali stranieri, inclusi quelli per l'esportazione e l'importazione", ha spiegato Gustavo Gómez, presidente dell'Associazione nazionale degli esportatori di caffè (Asoexport), confermando che le esportazioni di caffè colombiano sono praticamente paralizzate. Lo stop è dovuto a frane e blocchi in diverse strade strategiche che conducono al porto di Buenaventura, da dove transita oltre il 67% dell'export internazionale, dato che i carichi pesanti non possono raggiungere il terminal nevralgico.
Compromesso l'Asse del caffè
L'impatto dell'emergenza, dicevamo, è aggravato dal fatto che il sisma ha colpito in particolare la regione dove si trova la maggior parte degli impianti di lavorazione e dei mulini. Anche nelle aree meno colpite, come Huila, Tolima, Cauca e Nariño, la mancanza di accesso per i veicoli merci sta comunque complicando il trasporto del caffè verso altri porti principali, tra cui Puerto Antioquia, Cartagena e Santa Marta.
Gli impatti sulla borsa
La Colombia è il terzo esportatore mondiale di caffè e il principale fornitore globale di chicchi di varietà arabica di alta qualità. La notizia del blocco logistico ha immediatamente scosso le borse internazionali: sui mercati finanziari di New York, i contratti futures del caffè hanno registrato una forte impennata nei prezzi, alimentata dal timore degli operatori per una prolungata carenza di scorte. Questo stop forzato, peraltro, arriva in un anno in cui la federazione nazionale dei produttori prevedeva una stagione record, stimata oltre i 15 milioni di sacchi, ovvero poco meno di 1 milione di tonnellate di caffè. Il blocco rischia ora di compromettere i contratti di fornitura verso le torrefazioni europee e statunitensi.
Crisi sociale interna
La crisi, tuttavia, non tocca solamente le multinazionali, ma colpisce al cuore il tessuto sociale locale. Si calcola infatti che in Colombia quasi 600.000 famiglie dipendano direttamente dalla coltivazione e dalla vendita del caffè per il proprio sostentamento. Il governo di Bogotà sta valutando la proclamazione dello stato di emergenza economica, poiché i costi per il soccorso delle popolazioni e il ripristino delle strutture logistiche rischiano di gravare pesantemente sulle casse dello Stato, rallentando ulteriormente la ripresa delle normali attività commerciali. Compresa la filiera del caffè, che per la Colombia rappresenta una risorsa a dir poco vitale.
