Svizzera, l'aereo russo fermo in aeroporto da oltre 4 anni per le sanzioni a Mosca
Il velivolo della compagnia Aeroflot è considerato "inavvicinabile" anche per l'odore che emana: in 1.661 giorni non sono nemmeno stati portati via i pasti di bordo
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Quattro anni e mezzo. Per la precisione, 1.661 giorni. Tanto è passato da quando l'Airbus A321 di Aeroflot, la principale compagnia aerea russa, ha poggiato le ruote a terra per l'ultima volta senza più riprendere il volo. Da quel momento, infatti, il mezzo giace completamente abbandonato sulla pista dell'aeroporto di Ginevra, in Svizzera. Complici le sanzioni inflitte alla Russia per via del conflitto armato in Ucraina, su quell'aereo non ci è più salito nessuno.
Degrado e... puzza
Ruote sgonfie, vegetazione che gli cresce intorno senza controllo, fusoliera con evidente crepe. Ogni tanto viene spostato, ma solo per far spazio ai voli di Stato che necessitano una pista separata per l'atterraggio. Ma nulla più. Anche perché, stando ai media svizzeri che hanno raccontato il curioso "letargo", il mezzo viene considerato "inavvicinabile". Per ovvie ragioni diplomatiche e giuridiche, ma anche per meno ovvie ragioni... sanitarie. Se non altro per lo sgradevole odore che emana: del resto, da 1.661 giorni, nessuno svuota i serbatoi del kerosene residuo, ma soprattutto nessuno ha portato via i pasti di bordo che stanno letteralmente marcendo nelle dispense dell'aereo.
Fermo da 4 anni
Il velivolo, dopo essere atterrato a Ginevra, era diretto a Mosca, ma dal 27 febbraio del 2022 quel volo dalla Svizzera non è mai ripartito. Tutto era pronto per il decollo, ma l'improvvisa chiusura dello spazio aereo alle compagnie russe costrinse il personale di bordo a far scendere i passeggeri che, a quel punto, non poterono far altro che rientrare in Russia passando per la Turchia. L'aereo, invece, rimase ostaggio della pista, per poi essere spostato alla sua periferia, dove giace tuttora senza che nessuno lo possa toccare, se non previa specifica autorizzazione di un giudice.
Il nodo della proprietà
A complicare la faccenda è l’anagrafe dell’aereo. Secondo il Corriere della Sera, che ha ripreso la storia, l’A321 risulta registrato alle Bermuda e utilizzato da Aeroflot, ma sarebbe al centro "di un intreccio giuridico-finanziario con pochi precedenti", perché in realtà risulta di proprietà di un'azienda di noleggio con sede in Irlanda, ma a sua volta controllata da una società russa: aspetti non di poco conto, perché se la seconda è stata dichiarata insolvente, zavorrata da una montagna di debiti accumulati negli ultimi anni, la prima figura attualmente in liquidazione.
Ma mentre i beni rimasti a disposizione della società sono finiti in vendita per rimborsare i creditori, l'A321 è off limits. Per poter essere ceduto, infatti, dovrebbe lasciare la Svizzera, ma perché ciò accada dovrebbe recidere ogni legame con Mosca: operazione impossibile, in quanto ancora formalmente di proprietà di una controllata russa. Cosa che invece è avvenuta per altri due velivoli fermi rispettivamente ad Amsterdam e Monaco, che nel frattempo sono stati ceduti a una società cinese. Un bell'intrigo internazionale, insomma.
Chi paga?
Il destino del mezzo pare segnato. Anche perché, sulla carta, non è più abilitato a volare, tra certificazioni scadute e manutenzioni mai effettuate. C'è infine l'aspetto economico, non proprio l'ultimo da tenere in considerazione. Alla data dell’ultimo volo, febbraio 2022, l'A321 valeva circa 25 milioni di euro. Oggi, stando agli addetti ai lavori, quella cifra è prossima allo zero: conviene di più smantellarlo e rivendere ciò che ne rimane. Senza contare le spese per il "parcheggio". Per i media svizzeri che hanno ricostruito la vicenda "i costi per la sosta di questo velivolo ammontano a 984 franchi svizzeri (1.040 euro al cambio) al giorno". Calcolatrice alla mano, parliamo di un conto, destinato a salire, da oltre 1.7 milioni di euro. Che, allo stato attuale, non è dato a sapere chi lo salderà. Ne tanto meno se lo farà.
