NUOVE RIVELAZIONI

Sarajevo, ai "cecchini del weekend" bossoli blu per chi uccideva i bambini e rosa per le bambine

Inquietanti le rivelazioni del giornalista che per primo ha denunciato il "safari nei Balcani": "A organizzarli una società di security milanese, tra i partecipanti un imprenditore che si vede ancora ogni tanto in tv"

17 Mar 2026 - 10:27
 © Ansa

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C'era anche un premio per chi uccideva a Sarajevo: un bossolo con un fiocco colorato. Blu se la vittima era un bambino, rosa se era una bambina. È uno dei dettagli più agghiaccianti emersi su quelli che venivano chiamati “safari umani” durante la guerra nei Balcani: viaggi organizzati per permettere a facoltosi italiani di sparare contro civili sotto assedio. La ricostruzione de Il Giorno è emersa a margine della presentazione del libro "I cecchini del weekend" di Ezio Gavazzeni e restituisce uno scenario disturbante e ancora oggi oggetto di indagine. 

A parlare è "il francese"

 A raccontare tutto ciò è una fonte nota come "il francese", ex membro dell'organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali. Trasferte che avrebbero generato "una montagna di soldi" in contanti, perché le tariffe erano altissime. Secondo quanto emerge, negli anni ’90 una non meglio precisata società di security milanese, con legami internazionali, avrebbe organizzato questi viaggi clandestini verso la Bosnia. Clienti ricchi, talvolta anche noti, pagavano cifre altissime per partecipare a spedizioni armate accanto alle milizie serbo-bosniache durante l’assedio di Sarajevo. Il motivo? Combattere la noia, cercare adrenalina, esattamente come se fosse una qualsiasi battuta di caccia. In cambio, oltre all’esperienza criminale, ricevevano un "ricordo": un bossolo con un fiocco colorato per indicare il tipo di bersaglio colpito. Il sistema prevedeva codici precisi: blu o rosa per bambini e bambine, rosso per uomini, giallo per donne, con ulteriori combinazioni per militari (rosso e verde se uomo e giallo e verde se donna) o anziani (nero e azzurro se uomo e nero e rosa se donna). Un linguaggio simbolico che trasformava l’orrore in una sorta di macabro gioco.

I viaggi, i contatti e i sospetti

 Dietro l’organizzazione, secondo le testimonianze, ci sarebbe stata una rete articolata con agganci tra Milano, l’estero e ambienti della criminalità balcanica e russa. I partecipanti partivano dall’Italia, talvolta camuffati da missioni umanitarie, utilizzando veicoli con simboli riconducibili alla Croce Rossa per attraversare i confini. Le operazioni avrebbero fruttato ingenti somme di denaro, in parte destinate anche a gruppi armati locali. Tra i racconti, anche quello di un imprenditore molto noto che, si scrive, "a volte si vede ancora in televisione e che in sei ore spese in obiettivi 280 milioni di lire, più tutte le altre spese". L’inchiesta, oggi al vaglio della Procura di Milano, ha già portato all’iscrizione di alcuni indagati per omicidio volontario, mentre continuano gli accertamenti su altri possibili coinvolti e sulle ramificazioni italiane dell’organizzazione.

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