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Russiagate, Conte è pronto a riferire al Copasir: troviamo una data al più presto

Il presidente del consiglio vuole mettere fine alle voci sulle presunte richieste avanzate dal ministro della Giustizia americano William Barr. Salvini attacca: "Il premier è confuso, ormai è finito"

Il presidente Giuseppe Conte ha inviato una lettera al neo-presidente del Copasir Raffaele Volpi, congratulandosi per la sua nomina. Ma nella stessa missiva il premier ha sottolineato la propria disponibilità a riferire presso il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Conte vuole parlare anche del Russiagate per mettere fine alle voci sulle presunte richieste avanzate dal ministro della Giustizia americano William Barr.

Giuseppe Conte mette nero su bianco la propria disponibilità a riferire al Copasir sul ruolo avuto dagli 007 italiani nell'ambito della contro inchiesta dell'amministrazione Usa sul Russiagate. Conte gioca d'anticipo e punta a una convocazione nel breve periodo. Nella lettera al neo presidente del Comitato Raffaele Volpi si è detto pronto "a concordare un incontro per riferire", in base all'articolo 33 dalla legge che nel 2007 ha riformato i servizi segreti e che prevede due volte l'anno l'audizione del presidente del Consiglio per una relazione "sull'analisi della situazione e dei pericoli della sicurezza".

 

La mossa di Conte, da giorni evocata da più parti, punta ad un obiettivo preciso: accelerare la convocazione davanti al Comitato per mettere fine alla sequenza di voci, notizie e presunte tali che stanno emergendo da quando si è saputo degli incontri a Roma del ministro della Giustizia americano William Barr con gli 007 per avere informazioni su Joseph Mifsud, figura chiave del Russiagate di cui si sono perse le tracce dal 2017. 


Al momento resta confermata per la prossima settimana la riunione dell'ufficio di presidenza del Copasir, in cui dovranno essere stabilite priorità e calendario dei lavori, e dunque è probabile che il premier dovrà attendere ancora diversi giorni per poter dire la sua.  A partire dalla 'irritualità' con cui è nata l'intera vicenda: sia l'ambasciata italiana a Washington sia quella americana a Roma non avrebbero saputo nulla dei motivi del viaggio di Barr nella capitale. Come nasce dunque l'incontro di Ferragosto tra il ministro della Giustizia statunitense e il direttore del Dis Gennaro Vecchione, autorizzato da Conte? Chi lo ha organizzato, se non sono stati i canali diplomatici e, a quanto se ne sa, neanche quelli d'intelligence? "I vertici dei servizi non hanno mai commesso alcuna anomalia, nessuna scorrettezza. E' stato fatto tutto in trasparenza, secondo ordinarie e consolidate prassi" ha detto il premier nei giorni scorsi assicurando inoltre di "non aver incontrato alcuna delegazione americana".

 

Stando a diverse e qualificate fonti d'intelligence, la questione ha dei punti fermi: dopo l'incontro tra Barr e Vecchione di Ferragosto, sul tavolo di Aisi e Aise è arrivata dal Dis una richiesta d'informazioni relative al professore maltese: chi fosse, se fosse oggetto d'interesse per la nostra intelligence, se fosse sotto la nostra protezione. Domande a cui entrambe le agenzie avrebbero risposto negativamente. Le stesse risposte sarebbero poi state ripetute al premier in un incontro che si è tenuto il 26 settembre, il giorno prima della riunione tra i vertici degli 007 e i rappresentanti dell'amministrazione Trump. Occasione, questa, in cui è stato ribadito che l'Italia non sapeva dove fosse Mifsud e che in ogni caso sarebbe stato opportuno seguire i canali ufficiali, vale a dire procedere con le richieste tramite rogatoria.

 

Intanto anche l'ex ministro dell'Interno e presidente della Link University Vincenzo Scotti smentisce ogni suo coinvolgimento. "Non sono stato contattato ne' direttamente nè indirettamente da alcuna autorità italiana o americana in merito al Russiagate e a Mifsud" ha detto al Washington Post aggiungendo che l'idea che il professore possa aver agito come una "pericolosa spia" sembra "una fiction". 
 

Salvini attacca: "Il premier è confuso, ormai è finito" - "Conte lo vedo molto confuso. Da cinque giorni dice e contraddice se stesso. Tira in ballo il Quirinale, gli americani, i servizi. Vada a spiegare quello che sa" punzecchia il leader della Lega. "C'è qualcosa che non torna - attacca - . Conte chiedeva chiarezza a me ora il popolo aspetta chiarezza da lui". Poi l'affondo lontano dalle telecamere: "La parabola di Conte è bella che finita. Può andare dove vuole a spiegare...".  Un'arma di distrazione di massa, confidano dalla maggioranza di governo certi della 'trasparenza' del premier. Salvini "vuole spostare l'attenzione dall'affaire Moscopoli" un tema che, ricordano, dovra' essere affrontato dal Copasir. Le trame di Gianluca Savoini per far arrivare fondi russi alla Lega sono infatti oggetto di una inchiesta in corso e poco importa se alla fine nelle casse, come dice lo stesso Capitano, sono arrivati dollari o rubli.

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