Raro, ma non impossibile

Cosa succede quando si rompe un finestrino dell'aereo? Perché si viene risucchiati all'esterno?

La violenta depressurizzazione può portare al rischio di espulsione dei passeggeri più vicini all'oblò, ma la tenuta del veicolo non è in pericolo

10 Lug 2026 - 17:52
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Nei film d'azione la scena è un classico: una crepa, il vetro che si frantuma e i passeggeri fatalmente risucchiati verso l'esterno. Eppure, come conferma anche il caso del volo Salonicco-Monaco non si tratta affatto solo di finzione. Perché anche la fisica dice che sì, il rischio di cedimento dei finestrini è reale. Anche se fortunatamente non così comune.

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L'effetto palloncino

 Il fenomeno fisico prende il nome di decompressione rapida (o esplosiva) ed è principalmente causato dalla massiccia differenza di pressione tra l'interno e l'esterno del velivolo. Quando un aereo di linea vola ad alta quota (prendiamo ad esempio l'altitudine di 10.000 metri), l'aria esterna è estremamente rarefatta e la pressione atmosferica è bassissima. Per permettere ai passeggeri di respirare normalmente, la cabina viene pressurizzata artificialmente, mantenendo all'interno una pressione molto più alta, simile a quella che si troverebbe in montagna (circa 2.000 metri di quota). Questo sistema crea una sorta di "effetto palloncino", con l'aria che dall'interno spinge con grande forza contro le pareti dell'aereo per uscire.

Cosa succede in caso di rottura

 Nel caso di rottura di un finestrino, verrebbe a crearsi improvvisamente un foro in questa struttura sigillata. A quel punto l'aria ad alta pressione contenuta nel vettore si fionderebbe verso l'esterno alla velocità del suono per equilibrare immediatamente la pressione con l'ambiente circostante. Come conseguenza, tutto quel che viene a trovarsi nelle immediate vicinanze del buco (persone comprese) non verrebbe "aspirato" dall'aria esterna, ma al contrario sarebbe trascinato verso l'esterno dal violentissimo flusso d'aria.

La struttura dei finestrini

 Ma succede così spesso? Fortunatamente no, per diversi motivi ingegneristici: i finestrini degli aerei sono fatti di materiali acrilici resistenti e sono composti da tre strati. Quello interno (quello che tocchiamo, per intenderci) è meramente protettivo; i due esterni sono invece quelli strutturali, progettati per resistere alla pressione. Anche la forma gioca un ruolo chiave nella prevenzione di questi incidenti. I finestrini sono infatti progettati per essere più grandi della fessura in cui sono alloggiati: In questo modo, la pressione stessa della cabina li spinge contro la struttura dell'aereo, sigillandoli ancora di più.

Nessun pericolo di caduta

 Nel rarissimo caso in cui si verifichi una rottura, l'effetto di "risucchio" dura solo pochi secondi, ovvero il tempo necessario affinché la pressione interna ed esterna si stabilizzino. Decisiva anche la reazione dei piloti, chiamati a una discesa d'emergenza a quote inferiori (sotto i 3.000 metri) dove l'aria esterna è respirabile e la pressione sicura. Va comunque sottolineato che non ci sono pericoli legati alla perdita di controllo del velivolo. Gli aerei di linea sono progettati per continuare a volare in sicurezza anche dopo una depressurizzazione.

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