Nel 2021 nel mondo un milione e mezzo di persone sono morte a causa del cibo contaminato con virus, batteri, ma soprattutto elementi chimici come arsenico e piombo. Circa 866 milioni, invece, le persone che si sono ammalate. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i bambini, specie sotto i cinque anni, che sono più vulnerabili agli effetti dei contaminanti e hanno un rischio tre volte più alto di ammalarsi. È quanto emerge da un rapporto sostenuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e pubblicato sulla rivista Lancet Global Health.
"Una delle principali preoccupazioni della sanità pubblica"
"La sicurezza alimentare non è una questione astratta - tocca ogni pasto, ogni famiglia, ogni giorno" ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms. "Il cibo non sicuro è sempre stato una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica, ma fino ad ora ci mancava il quadro più ampio del suo sbalorditivo tributo umano ed economico. Queste nuove stime lo cambiano". L'analisi ha preso in considerazione i dati relativi ai casi di malattia e morte collegati ad alimenti contaminati da 42 agenti. A far ammalare più frequentemente (circa il 76% dei casi) sono quei virus e, soprattutto, batteri che causano malattie diarroiche: Escherichia coli che, nelle sue diverse forme, causa oltre 200 milioni di casi di malattia, il batterio Campylobacter (circa 150 milioni), Shigella, Salmonella. Sono invece i contaminanti chimici quelli responsabili del maggior numero di decessi: arsenico e piombo, da soli, contribuiscono per oltre il 70% della mortalità, soprattutto aumentando il rischio di malattie cardiache e tumori. Il rapporto conferma che l'impatto dei contaminati grava soprattutto su due aree del mondo: l'Africa e il Sud-Est asiatico. Qui si concentrano i tre quarti di tutti i casi di malattie di origine alimentare e il 60% dei decessi globali.
"I dati mostrano che le malattie di origine alimentare non sono solo persistenti ma sono peggiorate dal cambiamento climatico, che aumenta i rischi di contaminazione, e dalla resistenza antimicrobica che rende le infezioni più difficili da trattare", ha detto Yuki Minato, responsabile tecnico dell'Oms per la sicurezza alimentare e coordinatore della ricerca. "È essenziale un approccio One Health, che integri salute umana, animale, vegetale e ambientale. I paesi devono agire con urgenza: il ritardo costa vite umane", ha concluso.
