mercenari russi in ritirata

Mali nel caos jihadista, ucciso il ministro della Difesa a Bamako

Scontri coordinati tra estremisti e ribelli tuareg travolgono il Paese africano: attacchi alle porte della capitale e mercenari russi in ritirata

26 Apr 2026 - 22:09
 © Afp

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Attacchi coordinati hanno colpito nelle ultime ore diverse aree del Mali, fino alla periferia della capitale Bamako. Nel mirino anche la residenza del ministro della Difesa Sadio Camara, 47 anni, ucciso in un'esplosione. Nello stesso attacco sarebbero morti anche tre familiari di Camara. Nel bilancio della giornata resta forte l'incertezza attorno alla leadership della giunta guidata dal presidente Assimi Goita, che secondo fonti di sicurezza sarebbe stato evacuato da Kati e trasferito in un luogo sicuro.

Alleanza armata

 L'offensiva porta la firma del gruppo jihadista JNIM, legato ad Al Qaeda, insieme al FLA, formazione separatista tuareg (popolo berbero nomade originario della regione del Sahara). Le azioni hanno colpito contemporaneamente nord e centro del Paese, da Kidal a Mopti, fino a Sevaré. Secondo le rivendicazioni, si tratta di un'azione congiunta "senza precedenti" che segna un salto di qualità nella cooperazione tra gruppi jihadisti e indipendentisti.

Kidal caduta

 Nel nord, la città strategica di Kidal è passata sotto il controllo dei ribelli dopo il ritiro delle forze governative e dei mercenari russi dell'Afrika Korps. La ritirata sarebbe avvenuta dopo un accordo locale, secondo quanto riferito dai separatisti. "Kidal is declared free" (Kidal è libera), ha dichiarato il portavoce Mohamed El Maouloud Ramadan. Le forze russe erano presenti a sostegno dell'esercito maliano dopo il progressivo disimpegno occidentale. Il loro arretramento da Kidal rappresenta un colpo simbolico per la giunta militare.

Capitale blindata

 A Bamako è stato rafforzato il dispositivo di sicurezza. Coprifuoco notturno e posti di blocco diffusi in tutta la capitale. Il governatore del distretto ha disposto misure straordinarie dopo l'ondata di attacchi simultanei. Nei raid è rimasto ferito anche il capo dei servizi segreti maliani Modibo Kone. 

Reazioni globali

 Il segretario generale dell'Antonio Guterres ha condannato "l'estremismo violento" esprimendo forte preoccupazione per la situazione in Mali. Anche l'Unione Europea ha espresso solidarietà al popolo maliano, ribadendo l'impegno nella lotta al terrorismo nel Sahel (ndr. la vasta fascia semi-arida dell'Africa subsahariana). La crisi si inserisce in un contesto già fragile nel Sahel, dove il progressivo ritiro delle missioni internazionali, tra cui la chiusura della missione Onu MINUSMA, ha lasciato un vuoto di sicurezza.

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