E' entrato in vigore il nuovo Patto Europeo sulla migrazione e asilo, concordato nel 2023 sotto la presidenza spagnola del Consiglio Europeo. Il Patto modifica in maniera significativa la gestione delle frontiere e delle domande di asilo per motivi di sicurezza internazionale (come possono essere rifugiati provenienti da Paesi di guerra).
Cosa prevede il nuovo Patto
Si tratta di un pacchetto di riforme composto da nove regolamenti e una direttiva, volte a uniformare e rendere più efficace la gestione dei flussi migratori tra gli Stati membri dell’Ue. L’obiettivo è ridisegnare le politiche europee con procedure più rapide, liste comuni di Paesi sicuri e un meccanismo di solidarietà vincolante. Le principali novità riguardano soprattutto i controlli alla frontiera. Screening approfonditi, raccolta dati e pratiche accelerate. Per gli arrivi irregolari sarà introdotto un triage obbligatorio con identificazione, controlli sanitari, verifica della vulnerabilità e registrazione dei dati biometrici. Oltre alle impronte digitali, saranno raccolte immagini del volto e documenti digitalizzati. Inoltre, l'età minima per il rilevamento dei dati scende da 14 a 6 anni. La procedura non dovrà protrarsi oltre i sette giorni. Sul fronte dell'asilo, le procedure di frontiera dovranno concludersi entro 12 settimane, in alcuni casi sarà applicato il procedimento accelerato di 3 mesi. La bocciatura della domanda comporterà il respingimento o il rimpatrio. I Paesi riconosciuti da Bruxelles come "sotto pressione migratoria", per esempio la Spagna, potranno beneficiare anche del “sistema di redistribuzione”, smistando i migranti fra gli Stati membri. Ma il premier Sanchez ha ribadito che "la Spagna continua a nutrire profonde preoccupazioni riguardo ai centri di rimpatrio", come quelli italiani costruiti in Albania.
Come era la situazione fino a oggi
Prima dell'entrata in vigore del nuovo Patto, la gestione delle frontiere europee e delle richieste d’asilo erano regolate principalmente dal Regolamento di Dublino (Dublino III). Siglato nel 2013, stabilisce quale Stato membro è responsabile di un’eventuale richiesta d’asilo posta all’Unione Europea. Il suo principio cardine era che una sola domanda doveva essere esaminata da un solo Paese. Il regolamento seguiva una rigida gerarchia di criteri per identificare il Paese responsabile, tra cui l'eventuale presenza di congiunti nel Paese di destinazione o il rilascio di un visto o permesso di soggiorno. In assenza dei criteri precedenti, la responsabilità cadeva sul primo Paese di approdo del migrante, che sia giunto legalmente o illegalmente sul territorio. Il regolamento era vincolante per tutti i 27 Stati membri dell'Unione Europea, più quattro Paesi associati dello Spazio Schengen: Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.
In Italia
Non si sono fatte aspettare le reazioni nel nostro Paese, divise tra chi ritiene il patto fondamentale per la sicurezza del paese e chi si preoccupa invece delle tutele dei migranti. "Da un lato dobbiamo favorire flussi vitali di studenti, ricercatori, e dall'altro garantire la massima sicurezza. Lo scenario internazionale ci impone di alzare la guardia per proteggere e difendere le nostre comunità", ha sottolineato il Ministro degli Interni Piantedosi. Di altro pensiero è il Segretario Confederale della Uil, Santo Biondo: "Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo privilegia strumenti di controllo, trattenimento e rimpatrio a discapito della tutela dei diritti fondamentali delle persone migranti".
