Papa Leone: "Cari fratelli migranti rispettate le leggi del Paese che vi accoglie"
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"A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni". Lo ha detto il Papa nell'incontro con le realtà di integrazione dei migranti in Plaza del Cristo, a Tenerife. "Ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva - spiega Leone -; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Così, chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità".
E poi Papa Leone si è rivolto ai trafficanti di esseri umani. "Da questa piazza voglio rivolgere una parola chiara a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie. Fermatevi! Convertitevi!". E ancora: "Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri - tuona Leone - non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, dovrete comparire davanti alla giustizia divina. Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio".
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"Restituite ciò che avete sottratto - ha incalzato in un anatema che già a molti ha ricordato quello di San Giovanni Paolo II alla mafia dalla Valle dei Templi - e riparate quanto potete. Ritornate finché c'è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione". "L'ultima parola - ha aggiunto - non può averla la paura, né l'indifferenza, né la violenza di chi specula sulla vita umana. L'ultima parola spetta a Cristo, che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell'umanità e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato".