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Iran, Pezeshkian sette ore a colloquio con Khamenei | Trump: "Sminato tutto Hormuz, possiamo ancora decapitare Teheran"

Israele, media: Netanyahu dà una chance a piano Gaza, Idf si sta ritirando

10 Ago 2026 - 21:57
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 © Afp

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Tentando di affermare in vita la guida suprema iraniana, mentre persiste il giallo sulla sua sorte nonostante il video diffuso nei giorni scorsi anche dalla tv di Stato, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riferito di aver avuto un incontro di sette ore con Mojtaba Khamenei, durante il quale sono state affrontate le principali questioni del Paese. Intanto, da Israele, secondo alcune fonti, il primo ministro Benyamin Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da Trump. Le Forze di Difesa Israeliane, infatti, si starebbero ritirando sulla Linea Gialla. Lo scrive su X il Jerusalem Post. La posizione pubblica del premier israeliano era ben diversa: nella giornata di ieri, infatti, aveva respinto il documento proposto dal "Board of Peace". Tuttavia, un funzionario americano ad Axios ha dichiarato che "la Casa Bianca non è preoccupata da quello che dice Bibi". Trump, in serata, ha rinnovato le minacce contro Teheran: "Ho le capacità di decapitare l'Iran, lo scoprirete".

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"Abbiamo ripulito dalle mine l'intero Stretto di Hormuz, ora è aperto. Stiamo accogliendo molte navi. L'unica che ha il controllo dello Stretto in questo momento è la marina degli Stati Uniti, con un blocco che si è dimostrato infallibile". Così Donald Trump ha parlato della situazione nel Golfo Persico. "È un muro d'acciaio. Controlliamo lo Stretto, al 100%". 


Il rapporto con il premier israeliano Benjamin Netanyahu è "molto buono", nonostante le divergenze su Gaza. Lo ha detto Donald Trump parlando dallo Studio Ovale.


Donald Trump ha detto di avere le capacità "per decapitare" l'Iran rispondendo ad una domanda della stampa nello Studio Ovale sul suo stesso avvertimento di qualche giorno fa. "Lo scoprirete", ha aggiunto il presidente.


"L'Iran dovrebbe assumersi la responsabilità dei danni e delle morti causati alle popolazioni di Libano, Siria, Yemen e Gaza!". Lo scrive Donald Trump su Truth.


La Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha nominato sei nuovi alti comandanti. Il generale di divisione Ali Abdollahi è stato nominato capo di stato maggiore delle Forze Armate, con Kioumars Heydari come suo vice. Ahmad Vahidi è stato formalmente nominato comandante in capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e promosso al grado di generale di divisione, mentre Mostafa Izadi è diventato il suo vice. Khamenei ha inoltre nominato formalmente Ali Azmaei comandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie e ha designato Hossein Taeb, ex capo dell'Organizzazione di Intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, a capo della forza paramilitare Basij. Lo riporta Iran International.


Un'azienda portoghese, la Business United, è stata identificata dall'Fbi nel corso di un'indagine su una presunta rete di acquisto di elicotteri e componenti per aeromobili destinati all'Iran. La società avrebbe agito da intermediaria nella vendita di un motore per elicottero del valore di 209mila dollari all'iraniana Pasargad Helicopter Company. La Business United ha un unico socio, l'imprenditore António Filipe Mira, ma conta fra i suoi consulenti strategici Miguel Frasquilho, uomo dal passato politico e imprenditoriale notevole, già sottosegretario nel governo di Durão Barroso ed ex presidente della compagnia aerea nazionale Tap e dell'Agenzia portoghese per il commercio estero (Aicep). Frasquilho, tuttavia, ha ribadito al quotidiano Publico (che ha rivelato la notizia) di non essere mai stato socio dell'azienda e di non aver nulla a che fare con il caso preso in esame dall'Fbi, per il quale la Business United e António Mira risultano ora sanzionati dal Dipartimento del Tesoro americano.


Il leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei renderà noti nelle prossime ore i decreti di nomina di diversi alti comandanti militari della Repubblica islamica. Lo ha annunciato il canale Telegram di Khamenei, senza precisare i nomi degli ufficiali interessati né gli incarichi coinvolti. In qualità di comandante in capo delle Forze armate, il leader supremo dispone delle principali nomine ai vertici della struttura militare iraniana, comprese quelle delle forze regolari e dei Guardiani della rivoluzione.


Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riferito di aver avuto un incontro di sette ore con la Guida suprema, Mojtaba Khamenei, durante il quale sono state affrontate le principali questioni del Paese. Lo ha dichiarato lo stesso Pezeshkian ai microfoni dell'emittente iraniana IribNews. "Ho avuto un ottimo incontro con la Guida suprema Mojtaba Khamenei, durato sette ore. Durante l'incontro abbiamo discusso delle questioni importanti per il Paese", ha affermato il presidente. Secondo Pezeshkian, Khamenei ha posto in particolare l'accento sulla necessità di "preservare l'unità e la coesione nazionale" e di prestare attenzione alle condizioni di vita e alle esigenze economiche della popolazione iraniana. Le parole del presidente arrivano sulla scia di voci di possibile imminente morte della Guida Suprema, respinte dalle autorità iraniane.


Si porta sopra i 59 euro il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam. I contratti future sul mese di settembre guadagnano il 6,53% a 59,14 euro al MWh spinti dal blocco delle nevai sullo stretto di Hormuz e dalle attività di manutenzione nel giacimento di Dvalin in Norvegia, che, insieme al prolungamento fino al prossimo 17 agosto delle attività analoghe sull'impianto di Gullfaks e a interventi su altre infrastrutture del paese determinano minori flussi giornalieri di almeno 5 milioni di metri cubi al giorno.


Il petrolio accelera a New York con guadagni superiori al 2% a causa delle nuove incertezze relative alla riapertura dello Stretto di Homuz, da dove transita il 20% del greggio mondiale: il Wti, il riferimento americano, segna un rialzo del 2,21%, a 79,91 dollari al barile, mentre il Brent, il benchmark internazionale, sale del 2,15%, a quota 85,35.


Lo Stretto di Hormuz non tornerà alla situazione precedente alla guerra e gli Stati Uniti e Israele dovranno adeguarsi al "nuovo ordine nella regione". Lo ha detto Ali Nikzad, vicepresidente dell'Assemblea consultiva islamica iraniana, citato dall'agenzia di stampa iraniana Mehr. "La Repubblica islamica dell'Iran ha cercato di far capire all'aggressore e al nemico fuorviato, durante i giorni della guerra, che lo Stretto di Hormuz non sarebbe tornato alle condizioni precedenti alla guerra", ha detto Nikzad intervenendo davanti all'Assemblea sulla situazione nella regione. Secondo il vicepresidente, il "nemico americano-sionista" avrebbe ormai compreso che l'apertura dello Stretto "non può essere risolta con una soluzione militare" e deve quindi "adeguarsi al nuovo ordine nella regione".


L'Iran chiede "continuamente di poter accedere al denaro e ai beni che abbiamo congelato. Questa pressione, insieme al blocco, è ciò che alla fine costringerà gli iraniani a muoversi". Lo ha dichiarato l'ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, in un'intervista a Fox News, rilanciata dal Jerusalem Post, precisando che Teheran teme di più il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent che il segretario alla Difesa Pete Hegseth. "Quando si siedono al tavolo con i nostri negoziatori, parlano di soldi, soldi, soldi. Perché saranno loro a dover assorbire i bombardamenti", ha affermato Waltz. Secondo l'ambasciatore, la leadership iraniana "non si preoccupa affatto del proprio esercito, dei propri soldati e nemmeno del popolo iraniano, dopo averne massacrati 40.000". "Si tratta di un regime corrotto, guidato da un'élite di fanatici religiosi, che ha devastato il Paese per molti, molti decenni", ha aggiunto.


Al momento "non sono in corso negoziati tra l'Iran e gli Stati Uniti". Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, parlando con la stampa, in merito alla riapertura della navigazione nello Stretto, citato da Al Jazeera. Baghaei ha aggiunto che Teheran scambia messaggi con Washington solo tramite intermediari, escludendo quindi colloqui diretti. Il ripristino delle operazioni è comunque "subordinato alla revoca del blocco navale statunitense", ha aggiunto il funzionario. Invece, il portavoce ha definito i negoziati con l'Oman, che mirano a definire la rotta di navigazione nello Stretto, 'costruttivi e positivi'".


In questa fase "non stiamo prendendo in considerazione l'imposizione di pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz". Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, parlando con la stampa, in merito alla riapertura della navigazione nello Stretto, citato dal quotidiano saudita panarabo Al Arabiya.


Le Forze armate governative yemenite hanno preso di mira un centro di controllo e delle piattaforme di lancio del gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto come Houthi, a ovest di Marib all'alba di oggi. Lo riferisce l'emittente saudita panaraba Al Arabiya. L'attacco si inserisce nella nuova escalation tra gli Houthi, le forze governative yemenite e l'Arabia Saudita.


Per il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, la cooperazione militare tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan non rappresenta una minaccia per l'Iran. Per Teheran l'alleanza militare regionale riflette la crescente consapevolezza che gli Stati Uniti non possono garantire la sicurezza e sono essi stessi una fonte di insicurezza in Medio Oriente. Lo riporta Al Jazeera sul suo account X in inglese.


Israele "dovrebbe respingere l'attuazione dell'accordo di cessate il fuoco di seconda fase, perché Hamas non consegnerà mai le sue armi". Lo ha dichiarato al quotidiano Times of Israel, Hussam al Astal, comandante di una milizia sostenuta da Israele che combatte contro il movimento islamista palestinese nel sud della Striscia di Gaza. "Non credo che l'accordo andrà in porto - continua il miliziano - Hamas non consegnerà le armi in suo possesso. Spero che si arrivi a un accordo di cessate il fuoco, ma senza Hamas, perché non lo accetterà".


Israele avrebbe chiesto il trasferimento nel proprio territorio dei resti di cittadini ebrei sepolti nei cimiteri del Libano, nell'ambito dei negoziati in corso con Beirut per raggiungere un accordo permanente. Lo riferisce il quotidiano israeliano Times of Israel, citando il giornale libanese Al Akhbar, vicino al movimento sciita Hezbollah. La notizia non ha finora ricevuto conferme ufficiali dalle autorità israeliane o libanesi.


Il movimento sciita libanese Hezbollah ha accusato le Forze di difesa di Israele (Idf) di aver appiccato incendi nelle aree boschive del sud del Paese rendendole inabitabili, in continuazione con la distruzione di edifici, infrastrutture e piantagioni. "Questa continua distruzione ambientale avviene mentre le autorita' (libanesi) non sono nemmeno in grado di presentare una denuncia o di avviare un procedimento penale contro il nemico, perche' in precedenza gli hanno garantito protezione impegnandosi a non presentare alcuna denuncia nei fori internazionali", si legge in una dichiarazione del gruppo armato, che prosegue: "Di conseguenza, Israele continua le sue azioni, fiducioso di sfuggire alle proprie responsabilita'". Secondo Hezbollah, "questa dolorosa contraddizione rivela chiaramente come le autorita' stiano gestendo i negoziati e la portata delle pericolose concessioni fatte su diverse questioni, dimostrando la loro totale incapacita' di tutelare gli interessi del Libano e il loro disprezzo per i suoi diritti fondamentali".


Cambio al vertice dell'apparato di sicurezza iraniano nel pieno di una fase delicata per Teheran, impegnata nei negoziati sullo Stretto di Hormuz e nel confronto con gli Stati uniti. Il presidente Masoud Pezeshkian ha nominato Mohsen Rezaei nuovo segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, uno degli organismi centrali nella definizione della politica strategica, militare e di sicurezza della Repubblica islamica. La nomina è stata annunciata dall'agenzia ufficiale iraniana Irna, che ha riferito che Rezaei prende il posto di Mohammad Bagher Zolghadr. Quest'ultimo ha lasciato l'incarico ed è stato successivamente nominato consigliere politico della Guida suprema. Poco prima della designazione a segretario, anche la Guida suprema aveva nominato Rezaei proprio rappresentante all'interno del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, rafforzandone così il peso nell'organismo che coordina le principali decisioni iraniane in materia di sicurezza nazionale e politica estera. Rezaei è una delle figure di lungo corso dell'establishment iraniano. Ha guidato i Guardiani della rivoluzione dal 1981 al 1997 e ha successivamente ricoperto diversi incarichi ai vertici della Repubblica islamica, tra cui quello di segretario del Consiglio per il discernimento e di vicepresidente per gli Affari economici.


L'Iran starebbe dando priorità alle questioni finanziarie nei contatti con gli Stati uniti, in particolare allo sblocco dei propri asset congelati. Lo ha affermato l'ambasciatore statunitense alle Nazioni unite Mike Waltz, sostenendo che la pressione economica e il blocco imposto da Washington siano destinati a pesare sulle scelte di Teheran. "Gli iraniani hanno più paura del segretario al Tesoro Scott Bessent che del segretario alla Guerra Pete Hegseth in questo momento", ha dichiarato Waltz a Fox News. "Quando si siedono al tavolo con i nostri negoziatori parlano di soldi, soldi, soldi, perché possono assorbire i bombardamenti. Non gli importa delle loro forze armate", ha aggiunto.


Stati uniti e Israele stanno cercando di superare le divergenze sulle modalità e sui tempi di attuazione del piano per Gaza, pur condividendo lo stesso obiettivo finale. Lo ha affermato l'ambasciatore statunitense alle Nazioni unite Mike Waltz, dopo che ieri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele non accetta il piano in 15 punti elaborato dal Board of Peace voluto dal presidente Usa Donald Trump. "Il primo ministro Netanyahu ha qualche problema con parte della sequenza. Si tratta di sequenza e tempistica", ha dichiarato Waltz a Fox News.


Libano e Israele difficilmente terranno un nuovo round di negoziati prima della fine dell'estate, a causa delle persistenti divergenze tra Beirut e le delegazioni statunitense e israeliana. Lo riferisce Al Mayadeen citando una fonte diplomatica libanese. Secondo la fonte, al momento non è previsto un nuovo ciclo di colloqui per il prossimo mese. Tra i principali punti di contrasto figura la richiesta libanese di ampliare le cosiddette "zone pilota" nel sud del Paese, respinta da Stati uniti e Israele fino a quando non saranno registrati progressi nelle due aree già designate per i negoziati. La delegazione libanese ha inoltre contestato la versione israeliana secondo cui tutte le esplosioni registrate nel sud del Libano sarebbero state conseguenza di attacchi contro infrastrutture militari. Le delegazioni statunitense e israeliana avrebbero invece chiesto il ritiro di Hezbollah dalle alture di Ali al-Taher, nell'area di Nabatieh.


Secondo alcune fonti il primo ministro Benyamin Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da Trump, e le Forze di Difesa Israeliane (Idf) si stanno ritirando sulla Linea Gialla. Lo scrive su X il Jerusalem Post.

Il Jerusalem Post, citando un report di Axios, ha successivamente specificato che la conversazione tra Benyamin Netanyahu e Jared Kushner in cui il premier di Israele avrebbe detto al funzionario Usa di essere disposto a dare una possibilità al piano per Gaza sarebbe avvenuta "la scorsa settimana". La testata israeliana è tornata a ricordare la posizione pubblica presa invece ieri dal premier, sottolineando la posizione della Casa Bianca di "non preoccupazione" rispetto a tali dichiarazioni confermando "un graduale ritorno alla Linea Gialla a Gaza" e una interruzione degli attacchi contro la Striscia".


La Casa Bianca "non è preoccupata" dalle dichiarazioni di Benyamin Netanyahu sul piano Usa per Gaza. Lo ha riferito un alto funzionario americano ad Axios. "Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza", ha aggiunto il funzionario Usa.

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