Giappone, le principesse non potranno salire al trono imperiale
Modificata la Legge sulla Casa Imperiale: tre i potenziali successori di Naruhito (tra cui un 19enne). Le donne potranno sposare cittadini comuni senza farli entrare però nella linea di successione
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Il Giappone non è un Paese per donne. E questo nonostante a guidare il governo ci sia per la prima volta una premier, Sanae Takaichi. La leader del Partito liberal-democratico (Pld) è l'eccezione che conferma la regola. Il Giappone è nelle retrovie di quasi tutte le classifiche di parità di genere e parità salariale. La distanza viene confermata dalla recente approvazione della modifica della Legge sulla Casa imperiale. L'obiettivo è arrestare la progressiva riduzione delle dimensioni della famiglia imperiale, salvaguardando uno dei suoi principi più controversi: la successione al Trono del Crisantemo resta riservata ai soli maschi.
Chi sarà l'erede al Trono del Crisantemo
La 24enne principessa Aiko, unica figlia dell'imperatore Naruhito e una delle figure più popolari della famiglia imperiale, viene di fatto esclusa dal diventare capo di Stato. Il prossimo a sedere sul Trono del Crisantemo dovrà quindi essere individuato tra i tre principali parenti dell'attuale imperatore. L'erede potrà essere suo fratello minore (il principe ereditario Fumihito, 60 anni), suo nipote (il principe Hisahito, 19 anni) oppure suo zio (il principe Hitachi, a novembre soffierà su 91 candeline). Ora, tutte le speranze sono poste sul giovane principe, ma se Hisahito non avrà figli maschi, la linea successoria tornerà a dipendere da una soluzione costruita per via legislativa.
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La principessa giapponese Aiko
Ripescare tra le adozioni
Il disegno di legge interviene per risolvere questo dilemma. Le modifiche approvate da Tokyo permetterebbero alla famiglia imperiale di adottare uomini di almeno 15 anni, discendenti per linea maschile degli undici rami collaterali della dinastia imperiale che furono privati dello status nel 1947 durante l'occupazione statunitense del Giappone. Pur non potendo accedere direttamente al Trono del Crisantemo, i loro eventuali figli maschi sarebbero invece eleggibili alla successione. Il testo introduce inoltre una clausola di revisione, prevedendo una verifica della normativa ogni 30 anni, qualora se ne ravvisi la necessità. Si è trovato quindi uno stratagemma per rispondere al calo dei membri e degli eredi imperiali, che attualmente si ferma a 16 persone. Ma in questo modo, il disegno di legge è pensato per rafforzare la famiglia imperiale senza modificare l'ordine già previsto, che vede Fumihito tecnicamente primo in linea di successione, poi Hisahito, infine Hitachi.
Anche la parte apparentemente più progressiva della riforma mostra limiti che rappresentano il forte patriarcato della società giapponese. Le principesse potranno restare nella famiglia imperiale dopo il matrimonio, evitando nuove uscite come quelle avvenute in passato quando le donne della Casa imperiale hanno sposato cittadini comuni. Ma i loro mariti e i loro figli non diventeranno membri della famiglia imperiale. La principessa resterà iscritta nel registro genealogico imperiale, mentre coniuge e figli saranno registrati separatamente nel comune registro di famiglia.
Questa norma riflette la posizione conservatrice sostenuta dalla premier Takaichi, la prima donna a guidare il governo giapponese, ma anche una delle più accanite sostenitrici di una successione esclusivamente maschile. Per la leader del Pld, infatti, la continuità della linea paterna rappresenta la vera base della legittimità dell'istituzione imperiale. La questione è profondamente divisiva tra politici e giapponesi comuni. Secondo un sondaggio condotto da Kyodo News a maggio, l'83 per cento dei giapponesi sostiene la possibilità di permettere a una donna di diventare imperatrice. L'esecutivo guidato da Takaichi punta all'approvazione definitiva della riforma entro la conclusione dell'attuale sessione parlamentare, prevista per il 17 luglio.
Tokyo ultimo nei rank di genere
Il Giappone resta ultimo tra i Paesi del G7 nel Global Gender Gap Report del World Economic Forum, con una posizione particolarmente debole nella rappresentanza politica e nell'empowerment economico. Basti osservare la composizione della Camera bassa, dove le donne sono 68 su 465 deputati, il 14,6%. Il divario è più profondo nei settori della rappresentanza politica e dell'accesso ai ruoli di potere e dirigenziali: le donne rappresentano appena il 4,3% dei governatori prefetturali e il 3,7% dei sindaci. Nel mercato del lavoro le cose non vanno certamente meglio, dove le donne continuano a essere penalizzate da contratti precari e stipendi più bassi. Il divario salariale di genere resta tra i più ampi dell'area Ocse e molte donne continuano a concentrarsi in lavori part-time o non regolari, spesso dopo la maternità. Per come sono configurati oggi i rapporti tra i generi, la cultura del lavoro giapponese rende quasi impossibile per le donne conciliare carriera e vita familiare. Il Libro bianco del governo segnala inoltre che nelle famiglie con figli piccoli le mogli dedicano oltre 210 minuti in più dei mariti alle attività domestiche e di cura, mentre gli uomini restano molto più assorbiti dal lavoro retribuito. L'arrivo di Takaichi alla guida del governo non ha necessariamente cambiato una società profondamente patriarcale.
