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Gb, terremoto sulla May dopo lʼaccordo con Bruxelles: si dimettono i ministri per la Brexit, il Lavoro e lʼIrlanda del Nord

"Non posso in buona coscienza sostenere i termini proposti", scrive su Twitter Dominic Raab. La premier: "Non è lʼintesa finale, su Nord Irlanda salvaguardia inevitabile"

Terremoto sul governo di Theresa May dopo il raggiungimento dell'intesa con Bruxelles sulla Brexit. Il ministro per l'accordo con l'Ue, Dominic Raab, il ministro del Lavoro Esther McVey e il sottosegretario al dicastero dell'Irlanda del Nord, Shailesh Vara, hanno rassegnato le dimissioni. La May, però, tira dritto e alla Camera dei Comuni spiega che "la Brexit si farà" escludendo un nuovo referendum e che l'intesa trovata "non è l'accordo finale".

Raab, figura chiave nell'ultima fase dei negoziati e "Brexiteer" convinto, afferma di non poter "sostenere in buona coscienza i termini dell'accordo con l'Ue proposto". Nella sua lettera di dimissioni indirizzate alla premier Theresa May afferma di "comprendere" i motivi per i quali il governo abbia deciso a maggioranza di sposare la bozza d'intesa e di "rispettare il diverso punto di vista" espresso che ha spinto la premier e "altri colleghi" a dare il via libera al testo "in buona fede".

Raab: "Minaccia all'integrità della Gran Bretagna" - Personalmente, afferma tuttavia di non poter accettare un accordo che a suo dire nella soluzione proposta per l'Irlanda del Nord rappresenta "una minaccia reale all'integrità della Gran Bretagna", né un meccanismo di "backstop indefinito".

Si dimette anche la sottosegretaria alla Brexit - Raab, secondo ministro per la Brexit a lasciare in questi mesi dopo David Davis,non chiede le dimissioni di May. Ma il suo forfait significa comunque un colpo duro sia per il governo e per il contesto negoziale. Immediate sono arrivate anche le dimissioni della sottosegretaria alla Brexit, Suella Bravermen.

L'addio della McVay, "Brexiteer" convinta - Nella sua lettera di dimissioni indirizzata alla premier Theresa May, McVey, esponente dell'ala dura conservatrice sulla Brexit, afferma "l'accordo che ha presentato al governo non onora il risultato del referendum" e sostiene che il testo contiene troppe concessioni alla Ue e "minaccia l'integrità del Regno unito".

Le dimissioni di Vara - Il primo a dimettersi, in aperto disaccordo con l'intesa, era stato il sottosegretario per l'Irlanda del Nord (junior minister nella definizione britannica), Shailesh Vara. Nella lettera di rinuncia, Vara deplora che la bozza sia destinata a lasciare il Regno Unito "a metà del guado" a tempo indeterminato e non dia garanzia definitive che l'Irlanda del Nord non abbia alla fine relazioni con l'Ue più profonde rispetto al resto del Paese.

May: "La Brexit si farà, escluso un nuovo referendum" - Nel suo intervento alla Camera dei Comuni Theresa May difende l'intesa raggiunta con l'Ue come una scelta fatta "nell'interesse nazionale", affermando che essa garantirà l'uscita dall'Ue "nei tempi previsti" e che l'unica alternativa sarebbe "un no deal" o "nessuna Brexit". La premier nota che il negoziato ha comportato "scelte difficili" ed esprime "rispetto" per le decisioni di Dominic Raab e di chi s'è dimesso, ma afferma di non condividerle. Il governo britannico "non intende prepararsi allo scenario di una no Brexit perché ritiene sia suo dovere attuare il mandato referendario stabilito dal popolo nel giugno 2016", precisa la May rispondendo al leader liberaldemocratico, Vince Cable, che ai Comuni è tornato a invocare l'opzione di un secondo referendum in alternativa all'accordo proposto da May o a un "no deal". Alternativa che la premier ha invece respinto di nuovo categoricamente replicando anche alla deputata Tory filo-Ue Anna Soubry.(ANSA.

May: "Accordo impossibile senza backstop su Irlanda" - "Non è possibile nessun accordo che non includa un backstop per l'Irlanda del Nord", prosegue la May spiegando che alcuni le hanno chiesto di eliminare li backstop (un accordo di salvaguardia che mantenga il confine con l'Irlanda del Nord aperto), ma a suo parere questo sarebbe stato "irresponsabile" e avrebbe significato rinnegare le promesse fatte al popolo dell'Irlanda del Nord.

Scontro fra ministri: "Raab venditore di tappeti" - Dopo la raffica di dimissioni, è rissa fra ministri ed ex ministri del governo di Theresa May. David Mundell, titolare degli Affari Scozzesi, pur considerato fra i componenti perplessi del gabinetto, ha attaccato l'ex ministro per la Brexit: "Non prendo lezioni su come difendere l'integrità del Regno Unito da venditori di tappeti", ha detto.

Un deputato tory chiede la sfiducia della May - Il deputato tory Jacob Rees-Mogg, capofila dei brexiteer più radicali, ha formalizzato la sua richiesta di una mozione di sfiducia contro Theresa May in una lettera al comitato 1922, l'organismo di partito che sovrintende alla convocazione di elezioni per la leadership. Nella missiva, la May viene accusata d'aver violato "le promesse fatte alla nazione" sulla Brexit.

Corbyn: "Intesa flop, non ha il consenso nel Paese" - Il leader laburista Jeremy Corbyn denuncia la bozza d'intesa sulla Brexit proposta da May come "un enorme e dannoso fallimento". Corbyn afferma che la bozza lascia la Gran Bretagna in un limbo a tempo indeterminato e non dà certezze sui rapporti futuri definitivi con l'Ue sulla questione irlandese. Il leader laburista rifiuta poi "la falsa scelta fra questo cattivo accordo e un no deal" che "non può essere una opzione reale". Secondo Corbyn, sull'intesa proposta il governo non ha il consenso "del Parlamento, né del popolo di questo Paese".

Farage esulta: "Liberiamoci della May" - Nigel Farage, l'eurodeputato fondatore dell'Ukip e tra i principali fautori della Brexit, esulta per le dimissioni del ministro britannico Dominic Raab. "Ben fatto - scrive su Twitter - ancora qualche altro e ci libereremo di questo primo ministro e della sua doppiezza". Mercoledì, subito dopo la notizia dell'accordo, Farage aveva invitato ogni membro del gabinetto May "che sia un vero Brexiteer" a dimettersi, definendo l'intesa "il peggiore accordo della storia".

Sterlina in picchiata dopo le dimissioni dei ministri - Sterlina in calo su euro e dollaro dopo l'annuncio delle dimissioni dei ministri per il dissenso dal via libera alla bozza d'intesa sulla Brexit con l'Ue decisa a maggioranza ieri sera dal governo di Theresa May. La divisa britannica ora è quotata a 1,367 contro quella europea (meno 1,08%) e sotto 1,3 contro quella Usa, dopo un inizio di giornata positivo caratterizzato anche dal segno più dell'indice Ftse alla Borsa di Londra e dal giudizio cautamente favorevole della City sull'intesa.

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