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Egitto, Zaki dalla gabbia degli imputati: "Sto bene, grazie Italia"

Il giovane studente è giunto al 668esimo giorno di prigionia per l'accusa di "diffusione di notizie false"  

"Bene, bene, grazie". Così, facendo il gesto con il pollice all'insù, Patrick Zaki ha risposto a un diplomatico italiano che gli chiedeva come stesse. Lo studente si trovava nella gabbia degli imputati poco prima dell'inizio dell'udienza al tribunale di Mansura. Il diplomatico ha potuto parlargli brevemente e Patrick ha ringraziato per quello che l'Italia e l'ambasciata stanno facendo per lui. 

La legale di Patrick, Hoda Nasrallah, ha quindi chiesto l'acquisizione di altri atti per dimostrare sia una presunta illegalità durante l'arresto del 7 febbraio 2020 e sia la correttezza dell'articolo sui copti alla base del processo. 

 

In particolare, sono stati chiesti le registrazioni di telecamere di sorveglianza dell'aeroporto de Il Cairo, verbali redatti da un agente della Sicurezza nazionale e da uno della polizia, oltre a copie di verbali di un processo civile e la convocazione di un teste. Lo ha sintetizzato un altro legale a margine dell'udienza. Le registrazioni video servono per dimostrare che Patrick fu arrestato all'aeroporto de Il Cairo e non a casa propria a Mansura, come invece sostenuto dalla Procura. I verbali richiesti sono quello del funzionario della sicurezza nazionale che documentò la cattura a Il Cairo e quello dell'agente di polizia che ha registrato il fermo a Mansura, ha precisato, aggiungendo che i due documenti dovrebbero dimostrare l'illegalità del fermo.

Gli atti del processo civile riguardano un cristiano che sarebbe stato discriminato impedendogli di testimoniare in un caso di eredità contesa del 2008, come sostenne Patrick nell'articolo del 2019 sulle discriminazione dei copti in Egitto e incriminato in questo processo. Sempre in relazione all'articolo, Nasrallah ha chiesto che venga acquisita la testimonianza del fratello di un soldato cristiano ucciso da terroristi islamici e al quale sarebbero stati negati adeguati onori, sempre secondo l'articolo scritto dallo studente del quale la legale vuole dimostrare la veridicità.

 

Prima dell'udienza il giovane ha potuto parlare per diversi secondi attraverso le sbarre anche con la sua fidanzata.

 

Amnesty Italia: "Temiamo il peggio"

"Udienza del processo a Patrick Zaki. Speriamo il meglio ma temiamo il peggio. Intanto non si ferma la mobilitazione". Cosi Amnesty Italia su Twitter, chiedendo la liberazione dello studente, giunto al 668esimo giorno di prigionia e processato davanti a un tribunale d'emergenza per l'accusa di "diffusione di notizie false". Il giovane domenica mattina era stato trasferito dal carcere cairota di Tora a uno di Mansura. 

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