Ebola, i casi riconosciuti in Congo salgono a mille | L'allarme di Medici senza frontiere: "È una corsa contro il tempo"
Secondo l'epidemiologo Gianni Rezza non è escluso che l'Ebola possa arrivare in Europa, ma sarebbe "controllabile"
© Afp
Hanno superato quota mille i casi accertati di Ebola tra Repubblica democratica del Congo e Uganda. Nelle ultime ore, tre volontari della Croce rossa sarebbero deceduti: secondo fonti locali avevano mostrato sintomi compatibili con il raro virus Bundibugyo dopo essersi presi cura di alcuni cadaveri, risultati solo in un secondo momento infetti. Stavano infatti lavorando nella città congolese di Mongwalu, nell'area orientale del Paese, considerata l'epicentro dell'epidemia che minaccia la regione centrale del continente africano e non solo. Proprio due giorni fa, l'Organizzazione mondiale della sanità ha elevato il rischio per la salute pubblica nel Congo da "alto" a "molto alto". E la possibilità che il virus superi i confini nazionali, andando anche oltre la confinante Uganda, sarebbe concreta. Sarebbero ritenuti a rischio altri dieci Stati africani con una curva di crescita dei casi giudicata molto rapida.
Medici senza frontiere: "In Congo altre due epidemie, è corsa contro il tempo"
Sul posto ci sono numerosi team di Medici senza frontiere che, come si legge in un recente comunicato, "lavorano giorno e notte a una risposta d'emergenza su larga scala all'epidemia di Ebola". La priorità e la maggiore sfida al momento è "curare i pazienti malati, riuscire a tracciare i loro contatti e allo stesso tempo riuscire a garantire i servizi essenziali e l'accesso alle cure per altre malattie come la malaria, il colera e l'Hiv". Solo nella provincia dell'Ituri, da cui sta divampando il focolaio, circa 50 operatori internazionali si aggiungeranno prossimamente ai circa 480 professionisti locali. Oltre all'Ebola, infatti, in Repubblica democratica del Congo ci sono altre due epidemie: malaria e morbillo. Non è l'unica emergenza sanitaria che il Congo sta affrontando", visto che nell'est del Paese "le principali cause di mortalità restano malattie prevenibili come la malaria e il morbillo". Si tratta di una vera e propria "corsa contro il tempo".
Rezza: "Rischio per l'Europa non escluso, ma sarebbe controllabile"
"Il rischio che il virus Ebola possa arrivare in Occidente non è escluso, ma si tratterebbe comunque di un rischio controllabile e di un evento gestibile". Così all'Ansa l'epidemiologo Gianni Rezza. "L'eventualità che il virus arrivi in Europa può concretizzarsi se l'epidemia si dovesse diffondere in modo molto ampio in Africa interessando anche città con aeroporti intercontinentali. Ma anche se un soggetto infetto asintomatico dovesse partire e raggiungere un Paese europeo, sviluppando solo dopo i sintomi della malattia, la situazione sarebbe controllabile isolando subito il soggetto a fronte di sintomi che si presentano subito gravi". Secondo l'esperto, insomma, uno scoppio epidemico nel Vecchio Continente sarebbe "improbabile". Il motivo, ha continuato Rezza, sarebbe il modo in cui in Africa il virus si sta propagando e cioè "durante i riti funebri" e a causa delle "condizioni critiche negli ospedali, situazioni che non si presenterebbero nei Paesi europei".
