Cuba, economia al collasso: chiuso il 73% degli hotel
Le restrizioni imposte da Washington e la grave emergenza energetica stanno mettendo in ginocchio uno dei settori chiave. Oltre sette hotel su dieci hanno sospeso l'attività
Cuba © Ufficio stampa
Cuba attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente. Le strade sono sempre più deserte, i turisti che affollavano l'Havana sono sempre meno. Il settore, da sempre tra i principali motori dell'economia dell'isola, è ormai quasi completamente paralizzato a causa della combinazione tra sanzioni statunitensi, carenza di carburante e crescente isolamento internazionale. A fotografare la situazione è stato il primo ministro Manuel Marrero, durante un intervento davanti al Parlamento, spiegando che attualmente il 73% delle strutture alberghiere del Paese ha interrotto le attività. Una situazione che, secondo il governo dell'Avana, sta compromettendo in modo pesante la capacità del settore di accogliere visitatori stranieri.
L'uscita delle grandi catene internazionali
A pesare sulla crisi è anche il progressivo disimpegno degli operatori alberghieri esteri. Secondo il governo cubano, sette catene internazionali hanno deciso di interrompere la gestione delle proprie strutture sull'isola in seguito alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti. Questi gruppi amministravano quasi la metà delle camere disponibili nel Paese e il loro ritiro ha avuto conseguenze immediate sull'occupazione. Circa 25mila lavoratori si trovano ora in una condizione di forte incertezza, mentre l'intero comparto affronta una delle peggiori emergenze degli ultimi decenni.
Le sanzioni di Washington e la crisi energetica
L'aggravarsi della situazione è legato anche alle misure adottate dall'amministrazione del presidente Donald Trump, che negli ultimi mesi ha rafforzato il regime sanzionatorio nei confronti di aziende, dirigenti e organismi cubani. Tra i provvedimenti più pesanti figura il blocco delle forniture di carburante, che ha aggravato la già delicata crisi energetica dell'isola. La scarsità di combustibile ha limitato non solo i trasporti interni, ma anche il regolare funzionamento delle attività turistiche, rendendo sempre più difficile mantenere aperti hotel e servizi destinati ai visitatori.
Alcune catene restano sull'isola
Non tutte le aziende straniere hanno però deciso di lasciare Cuba. Alcuni operatori internazionali continuano a gestire strutture ricettive attraverso partnership con il Ministero del Turismo cubano, mantenendo una presenza nel mercato nonostante il quadro estremamente complesso. La permanenza di questi gruppi rappresenta una delle poche eccezioni in un settore che continua a perdere investitori e capacità operativa.
Voli ridotti e presenze in caduta libera
La crisi ha colpito anche il trasporto aereo. Dopo l'annuncio della carenza di carburante destinato all'aviazione, numerose compagnie canadesi, russe ed europee hanno sospeso i collegamenti con l'isola, contribuendo a ridurre ulteriormente i flussi turistici. I dati ufficiali confermano la portata del crollo: nel primo semestre del 2026 gli arrivi internazionali sono diminuiti del 58% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Un calo che mette ulteriormente sotto pressione un settore strategico, seconda fonte di valuta estera per Cuba e fino a pochi mesi fa capace di garantire lavoro a oltre 300mila persone.
