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Cipro, passaporti Ue "venduti" per due mln di euro in cambio di investimenti

Secondo il Guardian a beneficiare della "compravendita" sarebbero soprattutto oligarchi russi e ucraini

Cipro, passaporti Ue "venduti" per due mln di euro in cambio di investimenti

Passaporti europei "venduti" dal governo di Cipro a stranieri che investono almeno due milioni di euro in proprietà, aziende o buoni del Tesoro. Lo rivela il quotidiano The Guardian, che riferisce dell’esistenza di una lista con i nomi di centinaia di beneficiari. Il "visto d’oro" sarebbe stato concesso anche ad alcuni oligarchi russi e ucraini, garantendo loro il diritto di vivere in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Il giro d'affari - Il business avrebbe fruttato alla Repubblica più di quattro miliardi di dollari a partire dal 2013. Si tratta, in realtà, di un sistema in vigore da tempo: prima dell’ufficializzazione della procedura, infatti, il beneficio veniva concesso discrezionalmente dai ministri. Un cugino del presidente siriano Bashar al Assad, Rami Makhlouf, è diventato cipriota nel 2010 per poi vedersi revocata la cittadinanza dopo lo scoppio della guerra civile. Soltanto nel 2016, sempre secondo The Guardian, più di 400 passaporti Ue sarebbero finiti nelle tasche di extracomunitari milionari, tra cui uomini d’affari e individui con "notevole influenza in campo politico". Tra questi un ex membro del Parlamento russo e il fondatore della più grande banca commerciale ucraina.

Passaporti "a pagamento" - Gli aspiranti devono investire almeno 2 milioni di dollari in proprietà o, in alternativa, 2 milioni e mezzo in aziende o titoli di Stato. Una volta corrisposta la somma, i nuovi cittadini non sono obbligati a risiedere sull’isola né a imparare la lingua nazionale. A parte il dovere di visitare il Paese una volta ogni sette anni, quindi, i milionari sono liberi di circolare e lavorare in tutti gli Stati membri dell’Ue.

Un business "senza frontiere" - Oltre a Cipro, sono dieci i Paesi membri dell’Unione Europea che concedono il passaporto in cambio di un’elargizione in denaro: Ungheria, Bulgaria, Belgio, Grecia, Austria, Malta, Portogallo, Spagna, Irlanda, e Lettonia. Un business "senza frontiere" che rischia di snaturare il concetto di cittadinanza e, soprattutto, compromettere la sicurezza del Continente. E ora si cerca di correre ai ripari. Entro la fine dell’anno il Parlamento Europeo discuterà un emendamento per obbligare i Paesi coinvolti ad intensificare i controlli.

Le reazioni - "Il sistema è immorale e perverso", ha detto l’europarlamentare portoghese Ana Gomes. "Non discuto la decisione di alcuni Paesi membri di premiare con la cittadinanza coloro che danno un contributo speciale, anche di tipo economico, allo Stato che li ospita – ha rimarcato – ma deve essere una concessione, non una compravendita". Secondo l’Ong Global Witness, invece, la procedura comporta il rischio di regalare una sorta di "lasciapassare" ai corrotti in fuga dalle Nazioni di provenienza. Di tutt’altro tenore le reazioni del governo cipriota. Secondo il Ministro delle Finanze, Charis Georgiades, il programma è rivolto ad "investitori autentici" e l’accoglimento della richiesta è subordinata a "controlli rigorosi".

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