Una missione senza fine, cibo fresco sempre più scarso, condizioni igieniche al limite della sopportazione e una pressione psicologica che sta spingendo l'equipaggio oltre il punto di rottura. È questo il quadro drammatico che emerge dai resoconti dei familiari dei 5mila membri dell'equipaggio della portaerei Abraham Lincoln, attualmente schierata nel Medio Oriente per sostenere il blocco navale e le operazioni militari statunitensi contro l'Iran, dove si trova da oltre cinque mesi.
In mare da nove mesi
Partita da San Diego il 21 novembre 2025 con una missione programmata di sette mesi nel Pacifico, la portaerei è stata improvvisamente dirottata verso le calde acque del Medio Oriente a causa dell'escalation militare con Teheran. Ad oggi, agosto 2026, la nave è entrata nel suo nono mese di dispiegamento, accumulando oltre 250 giorni consecutivi in mare senza toccare terra: un record assoluto e logorante per la marina moderna. Dall'inizio della missione, l'equipaggio – composto da circa 5.000 uomini tra marinai e marines – ha beneficiato soltanto di due brevi soste tecniche a Guam e in Oman, durante le quali alla maggior parte del personale non è stato nemmeno concesso il permesso di scendere a terra.
Condizioni al limite
Le testimonianze disperate giunte alle famiglie dei militari descrivono una situazione ben oltre limite del sostenibile. Le scorte di cibo fresco sono esaurite da tempo; i marinai lamentano la scarsità di beni di prima necessità e il razionamento dei pasti. Vengono poi segnalati servizi igienici guasti, lavanderie fuori uso e una cronica carenza di acqua dolce e prodotti per l'igiene personale. E poi la muffa. L'umidità soffocante del Golfo ne ha favorito la proliferazione nelle docce e nei locali di banchina destinati al riposo del personale.
Il dramma psicologico
L'isolamento prolungato e la mancanza di una data certa per il rientro a casa, continuamente posticipato dal Pentagono per esigenze strategiche, hanno fatto crollare il morale a bordo. La tensione è così alta che fonti interne hanno confermato diversi tentativi da parte di alcuni marinai di gettarsi fuoribordo nel disperato tentativo di sfuggire a una routine ormai delirante. Il Guardian, citando il Navy Times e altri media del settore, riferisce di almeno due tentati suicidi. In un caso, la moglie di un marinaio ha raccontato che suo marito ha cercato di gettarsi in mare dopo che il suo periodo di servizio in mare continuava a essere prolungato. "Ha paura. Pensa che verrà congedato con disonore e che, solo perché era esausto, la sua carriera di 13 anni sia rovinata".
Dal mare al Senato
Il caso politico a WashingtonLa vicenda ha superato le mura del Pentagono arrivando direttamente al Congresso degli Stati Uniti. Il senatore democratico Richard Blumenthal, membro della commissione per i servizi armati del Senato, ha inviato una dura lettera al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al segretario ad interim della Marina Hung Cao "per esprimere preoccupazione riguardo alla crescente durata del dispiegamento della portaerei e chiedere informazioni sulle condizioni del personale a bordo".
Il rientro? Un miraggio
La Marina, pur respingendo le accuse di un incremento ufficiale dei disturbi psichiatrici, ha affermato che il comando della portaerei valuta costantemente le condizioni psicologiche dei marinai e che a bordo sono disponibili consulenti, cappellani e personale medico. Nel frattempo, però, l'ordine di rientro per la Lincoln continua a rimanere un lontano miraggio.
