Si traveste da donna per sfuggire alla polizia, arrestato 33enne brasiliano: ha confessato 80 omicidi
Era ricercato perché sospettato di 16 uccisioni, nell'impresa l'uomo ha preso con sè un bambino di 2 anni. Si ipotizza che l'uomo appartenga a un clan
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Era quasi riuscito nell'impresa, ma un tatuaggio l'ha smascherato. Jordan Lopes da Silva, 33 anni, si è travestito da donna indossando una parrucca, degli occhiali da sole femminili e aveva messo lo smalto sulle unghie. In braccio aveva un bambino di due anni che non era un suo parente. Con questo camuffamento ha provato a sfuggire alla polizia brasiliana che era sulle sue tracce da 48 ore perché sospettato di aver commesso 16 omicidi nell'arco di tre mesi. Dopo aver superato i controlli il 33enne sarebbe tornato nell’abitazione in cui si nascondeva, avrebbe preso una pistola e lasciato il minore. Quando è uscito nuovamente, però, il vestito si sarebbe spostato mostrando un tatuaggio. L'uomo è stato arrestato a Mulumbu, nello stato di Paraíba, nella parte nordorientale del paese. Insieme a lui sono finiti in manette altri due uomini, sospettati di essere coinvolti in diversi reati commessi nella zona.
La confessione shock
Dopo l'arresto, il 33enne ha fatto una confessione che ha lasciato gli agenti sconcertati: l'uomo non avrebbe commesso 16 omicidi, ma 80 nel corso della sua intera vita, con il primo assassinio quando aveva solo 13 anni. Il numero non è stato ancora confermato, gli inquirenti stanno facendo le dovute ricerche e accertamenti, ma se fosse vero si tratterebbe di uno dei serial killer più prolifici del pianeta, accanto al medico inglese Harold Shipman (218 vittime) e al colombiano Luis Garavito, detto "La Bestia" (138 omicidi). "È un numero molto elevato. Riteniamo che, se non fosse esattamente quello indicato, potrebbe comunque essere molto vicino" ha dichiarato il capo delle indagini Douglas Garcia a Globo.com. Al momento sembra che Jordan Lopes da Silva abbia passato complessivamente sei anni dietro le sbarre ed era tornato in libertà lo scorso maggio.
Le possibili vittime
Tra i delitti contestati al 33enne c’è quello di due commercianti, uccisi il primo agosto a Rio Tinto, sulla costa settentrionale della Paraíba. Secondo gli investigatori, all’agguato avrebbero partecipato anche altri quattro uomini. La polizia sta inoltre verificando il suo coinvolgimento nell’omicidio di una giovane. Il corpo della vittima sarebbe stato recuperato dopo che lo stesso trentatreenne aveva indicato agli agenti il luogo nel quale era stato sepolto. Un elemento che gli investigatori dovranno ora confrontare con gli altri riscontri raccolti. Le autorità brasiliane ipotizzano anche un collegamento tra Lopes da Silva e un’organizzazione criminale nata a Rio de Janeiro e attiva nella Paraíba. Dopo essere sfuggito a un precedente intervento della polizia a Rio Tinto, l’uomo si sarebbe rifugiato in una comunità di Cabedelo, nell’area metropolitana di João Pessoa, considerata una delle basi della fazione. "Sono una brava persona, non sono una minaccia per nessuno", ha dichiarato il 33enne brasiliano, sostenendo di aver ucciso solo criminali e di voler ripulire la società.
