la testimonianza

Attacco all'Iran, un italiano dall'Oman a Tgcom24: "Qui godiamo della normalità assicurata dallo storico ruolo di mediatore nell'area di questo Paese"

L'architetto Luca Ungaro, da 4 anni a Muscate, racconta la vita di questi giorni in cui il Medioriente è in fiamme

di Gabriella Persiani
03 Mar 2026 - 07:00
 © Tgcom24

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Architetto e dirigente di un'azienda che si occupa di trasformazione di lastre di quarzi e pietre naturali, da quattro anni Luca Ungaro vive a Mascate, capitale dell'Oman. "Da mia moglie, che risiede qui da 16 anni, ho ereditato la conoscenza e l'amore per questo Paese, che storicamente ha un ruolo fondamentale per gli equilibri di tutta l'area", racconta a Tgcom24. Aggiungendo: "Oggi, con tutti i Paesi vicini sotto attacco, godiamo di questo suo status che ci permette di rimanere qui nella normalità, senza allarmismi e pericoli. E ritengo che anche oggi l'Oman manterrà il suo ruolo di attore principale per far rientrare questa crisi".

Com'è la situazione in Oman?
"Senza allarmismi e senza panico. Anzi colgo l'occasione per rinforzare l'opinione che, secondo me, il mondo dovrebbe avere rispetto a questo Paese: un Paese neutrale, storicamente neutrale, che ha sempre cercato di promuovere le vie diplomatiche. In questo momento, per tutte queste ragioni, a mio avviso, è un Paese che testa veramente pochissime situazioni di rischio".

Per il suo ruolo di mediatore, quindi, il Paese è immune rispetto alla crisi di tutta l'area mediorientale?
"Sì, assolutamente. E questa posizione non è fra l'altro degli ultimi mesi, ma è un ruolo da mediatore che l'Oman ha sempre avuto nel Medioriente, perché ha sempre fatto della diplomazia il suo braccio più forte. E credo che oggi si viva del risultato di questo lavoro in un momento in cui, purtroppo, i nostri vicini di casa sono in una situazione di grandissimo pericolo".

E ritiene che l'Oman può anche oggi avere un ruolo fondamentale per dirimere questa nuova crisi?
"Assolutamente sì, mi auguro che possa ancora prestare i suoi servizi al meglio, so che ci sono dei dialoghi in corso ma i contenuti sono riservati. Si leggono degli articoli che ci sono dei tentativi di dialogo, ma nessuno sa in realtà di che entità".

Ci descriva il momento attuale?
"Qui i cieli non sono sorvolati dai missili, come succede negli altri Paesi. Sono nella capitale a Mascate, che è sicuramente delle varie zone dell'Oman quella meno interessata da operazioni militari, qui non c'è assolutamente nulla. La situazione è di normalità, le attività sono tutte regolari, tutti i servizi sono funzionanti, supermercati aperti e assortiti. Non ci sono allerte da parte del governo. Molte ambasciate si sono mosse, per esempio quella statunitense e britannica. La prima ha diffuso una comunicazione generale su tutto il territorio chiedendo di mettersi ai ripari; quella inglese ha mandato l'allerta solo su Musandam e Salala, dove sarebbero arrivati due droni. Mentre le altre ambasciate non sono allarmate, non hanno diffuso nessun warning ai propri cittadini".

Neanche quella italiana?
"Quella italiana dice di prestare attenzione, ma non ha comunicato nulla di particolare, non ha chiesto di rientrare, neanche nei giorni scorsi".

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Quindi l'eco della guerra è lontanissima?
"Lontanissima no, perché sono a quattro ore di auto scarse da Dubai. Quindi la guerra in realtà è molto vicina. E, ripeto, ci sono stati episodi anche qui in Oman, ma in zone non cittadine e sono episodi molto piccoli fortunatamente. Ma non ci sono più militari in giro, non si registra un aumento dell'attività della polizia. Insomma, c'è una certa serenità". 

Non ha comunque paura?
"E' chiaro che uno è allertato. Quindi più volte io durante la giornata cerco di documentarmi attraverso i media, attraverso i canali social, che comunque oggigiorno riescono a diffondere le notizie in tempo quasi reale. Ma, ripeto, al momento, fortunatamente, qui la situazione consente di vivere le proprie giornate in assoluta normalità. E attendo il rientro di mia moglie".

Dov'è sua moglie?
"Il 27 febbraio è rientrata a Roma per un soggiorno programmato di una settimana. Lei vive qui da 16 anni e da lei ho ereditato la conoscenza di questo Paese. E' partita ovviamente senza immaginare quello che poi sarebbe successo e ha il volo di rientro per il 6 marzo. La compagnia lo ha confermato. Qui l'aeroporto resta aperto. Certo, non si possono sorvolare i cieli chiusi dei Paesi vicini, ma attraverso altri corridoi si transita. Certamente il viaggio si allunga, ci sono molti meno aerei. E io mia moglie l'aspetto qui, che percepiamo come la nostra casa, la nostra vita è qui in Oman. Non c'è nessuna intenzione di tornare in Italia finché non arrivi la percezione di reale pericolo".

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Mi diceva di occuparsi di lastre di pietre naturali, l'attività va avanti regolarmente?
"Non esportiamo in Europa, ma nei Paesi dell'area. Parliamo quindi di un export locale che in questo momento è un punto interrogativo perché chiaramente la situazione è delicata. Quindi dovrà essere riorganizzato in qualche modo anche sotto questo punto di vista. Messo da parte l'aspetto estremamente triste per l'umanità, credo che ci sia interesse da parte di nessuno dei Paesi adiacenti l'Oman ad avere queste guerre in corso, perché la chiusura per esempio dello stretto di Hormuz è un danno estremamente rilevante per tutte le esportazioni di questi Paesi, in particolare per quanto riguarda il petrolio".

E' in contatto con il resto della comunità italiana?
"E' una comunità piccola e molto eterogenea. Fissi qui vivono circa 300-400 italiani, dal dipendente al businessman. C'è il dispiacere, c'è lo stupore per l'ennesimo conflitto che purtroppo da anni affligge in queste zone le popolazioni. Siamo anche nel mese del Ramadan e devo dire che anche questa non è stata proprio un'azione, diciamo dal mio punto di vista, rispettosa. Poi mi rendo conto che ci sono sicuramente esigenze di ordine superiore, però, è un periodo anche particolarmente delicato per la cultura di queste aree del mondo".

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