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Sam Fisher: i tre occhi di un agente segreto micidiale

La storia delle molte vite della spia protagonista di Tom Clancyʼs Splinter Cell, con cui Ubisoft volle sfidare Konami e la sua storica saga Metal Gear

Tom Clancy's Splinter Cell - Sam Fisher - Ubisoft

All’inizio del presente millennio, Ubisoft stava progettando qualcosa di grosso. Era passato già qualche anno da quando Hideo Kojima aveva dato un nuovo senso al genere stealth – qualcuno lo additerebbe come padre – e la software house francese, che nel 2001 aveva pubblicato il primo Tom Clancy’s Ghost Recon, decise di sfruttare il rapporto di lavoro con il celebre scrittore di romanzi di spionaggio per produrre qualcosa di nuovo. Nella fattispecie Splinter Cell e, di conseguenza, il suo protagonista: Sam Fisher (o Samuel Leo Fisher, se siete particolarmente formali).

Intendiamoci: la sceneggiatura del capitolo di esordio della serie, pubblicato nel 2002, non furono scritte direttamente da Tom Clancy, che collaborò in veste di consulente. Gli sviluppatori di Ubisoft stesero di proprio pugno trama e storia del personaggio sfruttando – come riportato a suo tempo da BBC News – il mondo creato dallo scrittore americano (fatto di prossimi e plausibili futuri) e seguendo alcune regole dettate da Clancy in persona. Tra queste, per esempio, quella di “non uccidere civili” e di “non approfittare di quanto sta accadendo nel tempo presente” e non fare riferimento a fatti e persone realmente esistenti.

 

Agli esordi della serie Sam Fisher era, come il già chiacchierato Solid Snake, il prototipo del “one man army”, l’esercito composto da un singolo uomo. Ubisoft sviluppò un curriculum di tutto rispetto per l’ex soldato delle forze speciali americane, arrivato a far parte di un programma segreto dell’NSA denominato Splinter Cell: nel corso del gioco (e dei suoi seguiti), anche nei momenti e nei modi più insospettabili, fioccano aneddoti e riferimenti a conflitti del passato nei quali Fisher era rimasto invischiato – come, giusto per fare un esempio, la guerra del Golfo.

 

Tom Clancy's Splinter Cell - Sam Fisher - Ubisoft

 

Come testimoniano anche le interviste a Michael Ironside, l’attore che è stato la voce storica di Sam Fisher, dopo i primi due capitoli il personaggio si è evoluto concedendo più spazio al lato umano. Il soldato distaccato, contraddistinto da un singolare senso dell’umorismo e, al tempo stesso, da una straordinaria capacità di guardare freddamente agli eventi più cruenti che avvengono attorno a lui, lascia spazio a un uomo più spesso vulnerabile, pronto a mettere in discussione gli ordini che gli vengono impartiti.

 

Oltre alla personalità, quello che definisce Fisher è la straordinaria versatilità sul campo di battaglia. Oltre a essere un esperto di Krav Maga e con una competenza eccellente nell’uso delle armi da fuoco, può contare su equipaggiamenti sperimentali forniti dalle organizzazioni governative al progetto Splinter Cell. Tutte queste abilità ed equipaggiamenti sono essenziali per un soldato che è chiamato a infiltrarsi nelle aree più pericolose del pianeta con la consapevolezza che, in caso qualcosa vada storto, il suo stesso governo negherà di aver mai avuto qualcosa a che fare con lui.

 

Tom Clancy's Splinter Cell - Sam Fisher - Ubisoft

 

Nonostante da qualche anno Sam Fisher si sia allontanato dalla serie che lo ha messo al mondo – le ultime opere targate Splinter Cell risalgono al 2013 – il nostro eroe può vantare una lunga serie di apparizioni. La serie videoludica conta sette capitoli e, dopo Blacklist (l’ultimo uscito, in ordine cronologico), il soldato si è presentato come comparsa in Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands (2018), Tom Clancy's Ghost Recon: Breakpoint (2020) e, da qualche giorno, anche in Tom Clancy's Rainbow Six Siege. C’è persino un easter egg che lo riguarda in Far Cry New Dawn!

 

Per quanto riguarda invece i libri (scritti da autori vari con lo pseudonimo di David Michaels), si trovano altrettante produzioni: sette, anche queste sparse tra il 2002 e il 2013. Eppure, per quanto Ubisoft faccia patire i fan, stuzzicando la loro pazienza, l’ombra di Sam Fisher rimane sempre nel cuore di chi l’ha conosciuto. Così come l’immagine dei tre led verdi del visore notturno, che squarciano il buio di un angolo di mondo minacciato da guerre, terroristi o chissà cos'altro.

 


 

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