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Metro Exodus, un viaggio lungo un anno nel cuore dellʼapocalisse

La saga survival di 4A Games torna con una nuova, imperdibile avventura dalle tinte horror ambientata nella Russia del 2035

Quella di Metro è una saga che ha colpito l'industria dei videogiochi come un fulmine a ciel sereno: la trasposizione della serie di romanzi di Dmitry Glukhovsky ha stupito per la capacità di narrare storie post-apocalittiche pregevoli, all'interno di una struttura da sparatutto con elementi survival. Dopo Metro 2033 del 2010 (basato sul romanzo omonimo) e Metro: Last Light (che è stata la base per il romanzo Metro 2034), il team ucraino di 4A Games ha deciso di alzare l'asticella con Metro Exodus, che basa la sua sceneggiatura sul terzo capitolo della saga letteraria (Metro 2035) ma non senza prendersi alcune licenze e derivazioni.

Dopo un attacco nucleare che ha devastato il mondo e ha spinto i pochi superstiti a rifugiarsi nel sottosuolo, la metropolitana di Mosca è diventata l’oscura casa di tanti moscoviti che si ritrovano a dover combattere la fame, le radiazioni, gli animali mutati che hanno preso controllo della superficie, nonché altri umani che approfittano del caos per riunirsi in pericolose bande armate. Se i primi due capitoli della saga hanno analizzato a più riprese cosa vuol dire essere un rifugiato che ha vissuto tutta la sua vita nei tunnel di una metro, il terzo episodio tenta di andare oltre.

La trama di Metro Exodus si ricollega direttamente alla fine del precedente Last Light e vede come protagonista Artyom, soldato d'elite che difende i tunnel della metropolitana di Mosca insieme ad altri soldati comandati dal ferreo sergente Miller (suocero dello stesso protagonista e padre della cecchina Anna). Exodus prende il via dall'ossessione di Artyom nel voler trovare altri superstiti al di fuori di Mosca, aspetto che spinge il giovane soldato ad abbandonare la metropolitana per intraprendere un pericoloso viaggio in una Russia irriconoscibile e ostile.

Nonostante si tratti del terzo episodio di una saga quasi decennale, Exodus risulta immediatamente comprensibile anche a chiunque non abbia giocato i capitoli precedenti grazie alle premesse indipendenti e all'ottima introduzione animata che, in pochi minuti, fornisce ai giocatori un chiaro riassunto degli avvenimenti precedenti. Il giocatore prende nuovamente il controllo di Artyom e ricalca il gameplay dei due capitoli precedenti grazie a un prologo strutturalmente identico, fatto di corridoi oscuri, vaste aree sotterranee e sporadici passaggi nella superficie contaminata di Mosca. Un modo per introdurre le trama e i personaggi della nuova avventura progressivamente, spiegando anche al giocatore le novità del gameplay.

Tra queste, spicca la necessità di gestire la maschera antigas e ricaricare la batteria della torcia portatile, ma anche la componente principale di questo sequel: l’Aurora. Si tratta della locomotiva che Artyom e i suoi amici utilizzano in Metro Exodus per spostarsi lungo la devastata Federazione Russa, partendo proprio da Mosca, che fungerà da hub principale per la squadra.

Il cambio di ambientazione viene rispecchiato dalla radicale modifica al gameplay del gioco, ovvero l'introduzione di un mondo aperto e liberamente esplorabile. Più che un open-world, però, Exodus offre delle grosse mappe più o meno liberamente esplorabili che garantiscono al giocatore una buona quantità di possibilità esplorative, da alternare al campo base (appunto l’Aurora) che permetterà di avviare diverse missioni da completare secondo le modalità che preferirete, studiando l’itinerario migliore e valutando i rischi di ciascuna spedizione.

Il mondo esterno è come prevedibile decisamente inospitale: creature mutate di ogni genere circolano in branchi in cerca di cibo; aree contaminate da radiazioni sono una minaccia per gli spostamenti del nostor eroe, e come se non bastasse buona parte degli esseri umani che incontreremo risulterà essere tutt'altro che amichevoli. L'introduzione di un ciclo giorno-notte permette di scegliere l’orario in cui svolgere le missioni, tenendo bene a mente che di notte è più difficile essere visti dai nemici ma al tempo stesso sopravvivere alle belve feroci, che diventano particolarmente attive col buio.

Come nel caso dei capitoli precedenti, Metro Exodus è caratterizzato da una marcata scarsità di risorse a nostra disposizione: munizioni, medicinali e filtri per la maschera antigas scarseggiano e costringeranno a saccheggiare le zone esplorabili per raccogliere materiali e viveri. Il sistema di "crafting" è semplice, basato su due sole risorse ci permette di assemblare facilmente il necessario direttamente durante le missioni, ma non mancano speciali banchi da lavoro per la costruzione di risorse più elaborate.

Al fine di evitare lo spreco di munizioni, è fondamentale evitare scontri diretti e agire in modalità "stealth", utilizzando armi silenziate per effettuare uccisioni senza dare nell'occhio e strumenti che indicano la presenza di nemici nei dintorni, ma in ogni caso è possibile sfruttare il buon arsenale di armi per lanciarsi in combattimento in perfetto stile Rambo. La quantità di armi differenti non è proprio elevatissima ma a queste vanno aggiunte le numerose modifiche applicabili che consentono di alterarne più o meno radicalmente il comportamento. Tra mirini, caricatori, impugnature e moduli speciali ce n’è davvero per tutti i gusti, a patto di dedicare un po’ di tempo a perlustrare per bene le aree di gioco in cerca dei componenti più ghiotti.

Novità interessante di Metro Exodus è la scelta di articolare il gioco in quattro distinte stagioni, facendo iniziare il viaggio dell'Aurora in inverno e compiendo un intero ciclo annuale. Oltre a dare respiro alla storia, le quattro tappe corrispondono ad altrettante distinte ambientazioni che propongono luoghi, missioni e nemici differenti. Il tema del viaggio è reso bene proprio grazie allo scorrere di paesaggi differenti, mentre non cambia la necessità di spostarsi lungo le aree di gioco e affrontare minacce di vario genere: ogni zona offre soluzioni specifiche come barche nell'umida zona del Volga o una sgangherata auto durante l'esplorazione di un'area decisamente più calda, senza contare che la particolare conformazione della mappa corrente può offrire soluzioni di movimento alternative come cavi che consentono di lanciarsi rapidamente da una zona all'altra.

Gli sviluppatori hanno avuto l'intuizione di non abbandonare del tutto la struttura più lineare dei primi due capitoli, offrendo in alcuni casi dei passaggi obbligati che abbandonano l'open-world in favore di più familiari corridoi e gallerie, un aspetto che ha contribuito a mantenere sempre alta l'attenzione. Lo stesso non si può dire della trama, piuttosto prevedibile e ricca di cliché dello scenario post-apocalittico. La scelta di allontanarsi dalla sceneggiatura del libro ha portato a situazioni prive di particolare caratterizzazione, e in tal senso non aiuta la presenza di un protagonista che non parla praticamente mai e annulla a conti fatti uno dei punti di forza dei romanzi, ovvero il carattere deciso dell'Artyom.

Il gioco sa comunque come impressionare grazie ad altre qualità in cui eccelle decisamente, come atmosfera e gameplay, sebbene il sistema di controllo possa inizialmente lasciare perplessi a causa della notevole mole di azioni disponibili. L'impressione è che il set di comandi sia sovradimensionato rispetto alla quantità di azioni specifiche utilizzate nel gioco. Fatta la dovuta pratica però il set di comandi si rivela funzionale allo scopo e capace di supportare bene l'azione, ma si avverte la mancanza della possibilità di sporgersi da un riparo per prendere la mira, aspetto che avrebbe fatto decisamente comodo in alcune situazioni.

La fusione tra esplorazione open-world e sequenze lineari, unita alla frantumazione della trama di gioco in quattro mini-storie, tramuta l'esperienza di Metro Exodus in una serie di piccole avventure che riescono a cucirsi tutte assieme per dare la sensazione di una vera, articolata odissea: sotto questo aspetto le scelte di 4A Games sono sensate e donano al gioco una sua identità strutturale. Peccato, però, per l'impossibilità di influenzare lo svolgimento degli eventi con le proprie scelte: le decisioni morali che prenderete si tradurranno in sfumature differenti nel finale del gioco, ma non c'è nulla che Artyom possa fare per stravolgere il copione. Alcuni fallimenti in missioni specifiche avranno minimi strascichi nelle fasi di gioco successive, ma non molto di più e soprattutto non si parla di decisioni vere e proprie prese dal giocatore.

Nel complesso, Metro Exodus offre un'esperienza di gioco appagante e varia, capace di alternare esplorazione e sequenze da puro survival horror, in aggiunta a minigiochi tipici dei "survival" (come la gestione delle risorse) che si integrano bene nel gameplay. 4A Games vince così la sua scommessa, imprimendo a Exodus una svolta netto mantenendo inalterata la sua identità e le caratteristiche distintive.



Come lo abbiamo giocato

Abbiamo provato Metro Exodus su Xbox One X grazie a un codice fornito dal produttore, testando il gioco su una TV LG 55UF776V con impianto home-theater 5.1 e portando a termine l'avventura in circa venti ore di gioco effettivo, durante le quali abbiamo sperimentato le differenze nei vari livelli di difficoltà disponibili al fine di trovare quello più adatto a un'esperienza meno votata a un mix di azione e furtività.


Può piacere a chi…
… ama gli sparatutto con elementi di sopravvivenza
… ha adorato i due capitoli precedenti della saga
… ama lasciarsi andare all'esplorazione di ambientazioni post-apocalittiche

Potrebbe deludere chi…
… preferisce giochi più frenetici e immediati
… non ama particolarmente i giochi dalle tinte horror
… non è riuscito ad apprezzare i primi due episodi della saga

Metro Exodus è un gioco consigliato a un pubblico maggiorenne.

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